Ristoranti (526)
Festa a Vico 2012. Gli chef emergenti e i loro piatti al Bikini
Milano. Tra Eataly da Coin e Bistrot Olinda forse preferisco il secondo
Milano low cost. Chiedi il francesino nella Paninoteca in Buenos Aires
Orticoltori urbani - e non solo - l'Erba Brusca fa per voi
Miracolo a Milano/17 Tre ristoranti per un weekend ad Alba senza Crippa
Un marziano a Roma/70 Brò Porta Portese, bistrot dal conto onesto
Salone del Libro 2012. Sei ristoranti a prova di guida per nutrire l'anima a Torino
Taste of Milano. A Filippo Gozzoli le 3 Forchette Identità Affamate
Green T, buono come il migliore cinese di Pechino. Parola di ministro
Restaurant Man. Vieni a vedere Joe Bastianich che accusa: mazzette e mafia al ristorante
tutti gli articoli
17 Maggio 2012 ore 10,04 Festa a Vico 2012. Gli chef emergenti e i loro piatti al Bikini
17 Maggio 2012 ore 09,14 La dieta di Pierre Dukan ti fa schifare il cibo. Radiato il dottore
17 Maggio 2012 ore 08,37 Schede del vino. Il massimo dei voti al Vermentino di Gallura Luris 2010
17 Maggio 2012 ore 08,04 Feste di birra. Mike Murphy, Birrifugio e l'apertura di Reale 7 di BdB
16 Maggio 2012 ore 17,21 Milano. Tra Eataly da Coin e Bistrot Olinda forse preferisco il secondo
16 Maggio 2012 ore 13,14 Taste of Milano 2012. Quale chef scegli per placare la tua voglia gourmet
16 Maggio 2012 ore 11,25 Prosciutto di Parma. L'Argentina blocca le importazioni a mo' di dazio
|
 |
A Firenze, il panino di ‘ino non teme confronti
DI Vincenzo Pagano - CANALE Ristoranti -
martedì, 20 aprile 2010 | ore 8:00
Firenze. A mezzogiorno mi faccio un panino e via. Eccola la punta di rammarico per un pasto di sopravvivenza nella fatidica pausa pranzo che si consuma attaccati ad un bancone spesso avvolto in creme e precotti. Aiuto, ingollare calorie senza sentimento e piacere è la dannazione dell’uomo (e della donna) moderno. Se da McDonald’s non ridi non è che seguendo le strisce di maionese/carciofini/tonni/pollo/lo-riscaldo ti sbellichi dalle risate. Per fortuna, io un paio di posti dove rinvigorire i trascorsi da paninaro di Antignano (per i nordici trattasi di zona mercato di Napoli) me li sono annotati. Non si sa mai, anche in trasferta finisci con doverti traghettare tra una pausa e l’altra, fare quel tanto tardi oltre l’ora “X” per cui non troverai nessuno disposto a darti da mangiare se non “quelli sulla piazza” che sono lì proprio per adeguarsi agli orari impossibili del turista in cerca del posto da raccontare. A Firenze, di recente, ha lasciato attaccate al bancone le papille non un solo gastrofanatico, ma addirittura un intero manipolo di quelli da guerra pesante. Una processione con tanto di santo che si è spiaccicata nel posto da pollice verso.

Capita a tutti, ovvio, ed è per questo che il Panino, quello con la P maiuscola, è una cosa seria, serissima. Può salvarti una giornata. Quindi carta e penna e segnate ‘Ino, diminutivo di Panino. Nome veloce come Ci-ro, anzi di più per evitare che qualcuno possa dimenticarlo. Nome conosciuto, ribatterete, e sia lo concedo, ma in quei momenti di obnubilamento da calo dei zuccheri è meglio googlizzare la mappa nel cervello e come un San Bernardo andare a fiutare il percorso di salvezza per Via dei Georgofili. Appena lasciato l’Arno, la bottega di Alessandro Frassica vi appare bella pulita nel suo disegno contemporaneo di antica bottega dei sapori.

Alessandr-ino è tipo simpatico che ha smesso, è il caso di dirlo, i panni dell’uomo dedito all’abbigliamento e al glamour per lanciarsi a capofitto nella passione che lo faceva scrivere da una decina di anni per Slow Food. Il 10 novembre 2006 apre la sua bottega che sembra riallacciarsi ad un’idea rinascimentale dell’artigianato di qualità in una città che è vieppiù incalzata da turisti smarriti nella storia e disorientati nel presente. Un luogo di servizio vero, innanzitutto, perché ‘inno è aperto tutti i giorni dalle 11.00 alle 17.00. Cioè quando hai bisogno di un intermezzo, di rifocillarti o di acquistare qualcosa per il desco casalingo.

Sì, perché non l’ho definita bottega tanto per ritornare al tempo di Dante. L’è bottega perché vende le cibarie che puoi mangiare sul luogo o portarle via come accade in salumeria. Crossover nato dall’idea di mangiare quello che vedi e mangiare per decidere cosa comprare. Una bottega evoluta, insomma, “perché sarebbe ingenuo pensare di spingere a fare la spesa o almeno soltanto quella”, spiega Frassica che cercava uno strumento per far conoscere prodotti di qualità e chi quei prodotti li fa venire alla luce. Occorreva un contenitore e quel contenitore è appunto ‘ino. Così voi saltate la filosofia slowfoodista che è alle spalle del bancone, ma ne godrete appieno. E lo si può fare non solo nel luogo deputato di via dei Georgofili, ma anche in qualche catering durante gli eventi che vedono il panino ino-ino gran protagonista. O da qualche giorno al Bar de L’O, ossia al lussuoso punto di incontro foderato in pergamena dell’hotel L’Orologio disegnato dall’architetto fiorentino Marianna Gagliardi. Luogo molto bello ispirato al mondo del collezionismo del vintage da polso cui dovrebbero restare fuori i parvenu. Un ulteriore companatico per il nobile panino fiorentino che, oltre alla materia di prima qualità, ha il pregio di venire via a prezzi d’antan. Basta allungare lo sguardo sul menu appeso di fronte al bancone e lasciarsi conquistare dalla nicchia dei salumi o dalla danza delle signore che maneggiano la Berkel rossa come meglio non si potrebbe per dare ampia soddisfazione alle papille già titillanti davanti a cotanta vista.

Noi, in tre, abbiamo fatto un percorso piuttosto ricco che si è snodato attraverso formaggi potenti (pecorino con pinoli di San Rossore o pistacchio di Bronte o zafferano, taleggio di Eros Burani) accompagnati da una mostarda di Dario Cecchini, fresco Mediterraneo (tonno rosso Sangiolaro con pomodorini e capperi lilliput di Pantelleria), cinta senese di Paolo Parisi e salame rosa di Bologna, panino con tapenade, crudo e pomodorini. Il tutto accompagnato da un bicchiere di rosso.
Qualcuno che ne sa una più del diavolo dice che il tempo del lusso e dell’alta ristorazione è finito, che l’informale prenderà il sopravvento, che la semplicità sarà il nuovo lusso, che l’onda delle tapas, dei pinchos e dello stare insieme a tavola sarà vincente. Prossimo futuro? A Firenze, da ‘ino è già passato prossimo. Correva l’anno 2006, poco lontano dagli Uffizi e da Piazza della Signoria. Un’altra storia tutta da gustare!
‘ino. in Via dei Georgofili 3r-7r. Firenze. Telefono +39 055.219208.
Foto: Francesco Arena
|
 |
|
TAG Alessandro Frassica,
Berkel,
Dario Cecchini,
Eros Burani,
Firenze,
Ino,
mostarda,
panini,
panino,
Paolo Parisi,
pecorino,
Pistacchio di Bronte,
salame rosa di Bologna,
taleggio,
tonno,
|
|
|
|
|
|
|
Un posto così mi ci vorrebbe accanto all’ufficio.
ha risposto a Max: invece tu mangi tramezzino con maionese???
da quando l’ho trovato, un anno e mezzo fa, non posso, anzi, non voglio più farne a meno….
purtroppo, anche se div-ino, non si può pranzar sempre a panini, ho scelto il giorno in cui “coccolarmi” e viziarmi ,il mio giorno, il venerdì…con qualche eccezione…in più!
saluti a Vincenzo, Ale, Serena e Lucrezia
Fra
Conosco ‘Ino ed è davvero mitico!
Enrico
[...] A Firenze, il panino di 'ino non teme confronti | scattidigusto.it [...]
[...] da una giuria composta da giornalisti enogastronomici: per la categoria “mangiare”, la panineria ‘Ino, il ristorante Settembrini e l’Antica Focacceria San Francesco. Per quella “comprare”, la [...]
Sicuramente in tutta franchezza è veramente impossibile pensare di pagare 8 euro un misero panino con finocchiona e pecorino…ma stiamo scherzando????? Sono 16.000 lire ci vogliamo rendere conto???? Alla faccia della finocchiona…immagino che quei maiali siano stati trattati da RE a suon di OSTRICHE e CHAMPAGNE!!!!
Sono rimasta proprio delusa dal locale tanto anzi TROPPO DECANTATO.
E’ proprio vero che quando ci sono le conoscenze negli ambienti giusti allora si può vendere anche l’aria a caro prezzo.
tutto buono tranne i prezzi caro Alessandro fai dei prezzi anche per disoccupati in cerca di lavoro (magari se residenti nel centro storico come me) verrei più spesso ma costi troppo 8 euro per un panino vista la crisi che ci attanaglia sono oggettivamente troppi