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Il Made in Italy è una bufala (blu)

DI - CANALE Scatti di stile - martedì, 6 luglio 2010 | ore 11:12

Mobilitazione collettiva di allevatori e coltivatori che al parcheggio del Brennero hanno avviato un’operazione trasparenza per controllare la provenienza delle tante merci alimentari spacciate per italiane. Il controllo viene effettuato dalle Forze dell’Ordine e dai Nas. Il latte indirizzato a località dove si producono mozzarelle di qualità sembra essere il caso più eclatante di contraffazione e di truffa ai danni dei consumatori italiani. Sotto un’insegna o un marchio italiano si possono celare in realtà prodotti preparati e confezionati all’estero come ha dimostrato l’ormai tristemente famosa mozzarella blu. Ed è sulla necessità di tutelare la salute pubblica che il presidente della Coldiretti Sergio Marini, alla guida del presidio del Brennero, ha puntato le carte. Non è solo l’importazione del prodotto finito sotto mentite spoglie a preoccupare. Esistono anche 1 miliardo e 300 milioni di litri di latte che viaggiano verso i luoghi deputati alla realizzazione tipica della mozzarella insieme a milioni di quintali di cagliate congelate e di latte in polvere. Non è solo la mozzarella a rivelarsi una tipica fregatura del Made in Italy. Ci sono anche le cosce di maiale pronte a diventare prosciutti, per fare un esempio. L’obiettivo è scoprire il “finto Made in Italy” trasportato sui camion che passate le frontiere saranno poi seguiti con auto “civetta” fino a destinazione. Ma le operazioni legalità dovrebbero essere a tutto tondo. O vogliamo dimenticare le tonnellate di mozzarella di bufala che viaggiano in tutta Italia come pacchi postali e non nelle celle frigorifere? La contraffazione alimentare è una catena, appunto. E mai come in questo caso, il pesce puzza dalla testa, ma finisce alla coda.

Foto: www.ivg.it, Manuela Cerri




3 commenti all'articolo: “Il Made in Italy è una bufala (blu)”

  1. 1
    biola scrive:

    I tentacoli della globalizzazione, mossi da gdo ed industria hanno oramai avviluppato e quasi strangolato i sopravvissuti tra i produttori primari zootecnici
    Il consumatore tira la cinghia ed acquista alimenti sempre piu’ economici , anche blu , quello che conta e’ il prezzo !
    I sindacati agricoli si risvegliano improvvisamente dal letargo e si ergono a protettori e paladini di un mondo agricolo oramai avviato ad un inevitabile default

    Ma, mi chiedo , dove e’ mai finito il buon cibo Italico di una volta ?

  2. 2
    Vincenzo Pagano scrive:

    ha risposto a biola: Giuseppe in questo momento sono nell’Oltrepo Pavese da un contadino, cioe da una persona che non è specializzata nella produzione di qualcosa su estensioni enormi per produrre qualcosa di fretta da vendere alla Gdo a 10 centesimi al kg (che sarà venduto a 1 euro con un’operazione “sottocosto”). Qui ho incontrato la qualità assoluta, il salame che ha i suoi bravi ANNI di crescita del maiale e di stagionatura in grotta. Ma non si può vendere perché bisogna costruire un salumificio. Lo stesso vale per i formaggi ci vuole un caseificio. E non sempre è possibile appoggiarsi ad aziende (che hanno una mission opposta). La fotografia per una parte del nuovo mondo rurale, quello che dovremmo costruire o ricostruire dopo le follie degli anni ’60, è questa. Se non riusciremo a imprimere una vera svolta, lo standard mozzarella blu a 2€ sarà la norma. Purtroppo.

  3. 3
    ugo scrive:

    ma quale cibo italico di una volta?
    mangiamo molto molto meglio oggi di trenta quarant’anni fa. per non parlare della guerra, quando neanche mangiavamo

    quello che è successo al brennero è una vergogna! dopo le ronde padane con privati cittadini che si fanno poliziotti, altrettanto privati cittadini che si fanno doganieri.
    dove va a finire questo povero paese, in preda alla demagogia più spinta

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