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La ricotta rossa ha il marchio Lago Maggiore

DI - CANALE Scatti di cibo - mercoledì, 28 luglio 2010 | ore 17:54

Ebbene sì, non fai in tempo a parlare della mozzarella blu e delle barbabietole per tingere di rosso il tonno (quasi) rosso che ti spunta la ricotta colorata. Accade ad Olbia, come rivela La Nuova Sardegna, ad una signora incinta che non la mangia e avverte i Nas di Sassari. La confezione incriminata, da 250 grammi acquistata il 26 luglio e con scadenza al 1 agosto 2010 ha un colore tra il rosato e il rosso.

La-ricotta-rossa-scoperta-da-una-donna-di-Olbia

Escono anche le prime fotografie della confezione avvolta nella carta argentata. E si specifica che la ricotta non è sarda. E comunque la partita è stata sequestrata.

ricotta-lago-maggioreMa chi è il produttore? Se la confezione di ricotta pubblicata dalla Nuova Sardegna è proprio quella consegnata dalla signora di Olbia come dichiara la didascalia, allora potrebbe trattarsi della Lago Maggiore prodotta dalla Lat Bri come indica il sito dell’azienda Global Pesca che distribuisce un altro dei prodotti della Lat-Bri, la mozzarella Lago Maggiore. E la Lat-Bri di Usmate Velate è stata al centro di una delle proteste della Coldiretti che l’anno scorso, all’inizio di luglio, richiedeva più trasparenza. «Siamo qui – spiegava Roberto De Angeli, presidente di Coldiretti Cremona – perché ieri (martedì 21 luglio 2009) ci siamo accorti che numerosi camion erano in viaggio proprio verso Usmate». E spiega il motivo delle proteste, quella che è ormai nota come la “frode alimentare”. «Sempre più aziende si rivolgono a fornitori esteri, per comprare a metà prezzo e rivendere sul nostro mercato al doppio».

mozzarella-lago-maggiore

Bisognerà comunque attendere un paio di giorni per conoscere i risultati delle analisi e avere la conferma dell’azienda che ha messo in commercio la ricotta rossa.




8 commenti all'articolo: “La ricotta rossa ha il marchio Lago Maggiore”

  1. 1
    ugo scrive:

    se uno compra una ricotta e la trova rossa è giusto che gli girino le balle, ma che c’entra il latte importato?
    continuo a non capire cosa c’entra.
    ho letto che in italia non se ne fa abbastanza e che quello che manca dobbiamo farlo arrivare dalla germania, dall’austria, dalla francia.
    ogni volta che vado lì bevo un latte eccezionale e mangio ottimi formaggi.
    allora che senso hanno i commenti di coldiretti?
    e poi la ricotta mica si fa con il latte!!!!!!!

  2. 2
    Vincenzo Pagano scrive:

    ha risposto a ugo: Gentile Ugo,
    C’entra il latte perché se scrivo Ricotta Italiana o Mozzarella Italiana io vorrei che ci fosse dentro latte italiano.
    C’entra perché la ricotta si produce con il latte. Altrimenti con cosa si dovrebbe produrre? Acqua colorata di giallo che occasionalmente chiamiamo siero?
    Nessuno ha detto che il latte della Germania o della Francia non sia buono al pari dei formaggi. Il problema è quale utilizzo se ne fa. Se lo si usa per abbassare i prezzi con lavorazioni poco ortodosse, se lo si usa per fare cagliate congelate da far girare nei luoghi che si fregiano di marchi tipici e consorzi di tutela, non va bene.
    La differenza è tra la trasparenza e il rimescolare ingredienti poco chiari che danno come risultato delle specie di frankenstein da banco. E solo se si arriva alla colorazione assurda ci si accorge del problema.
    Alla faccia della prevenzione (che sarebbe l’indicazione in etichetta della provenienza delle materie prime http://www.scattidigusto.it/2010/06/27/il-latte-e-sempre-bianco-a-volte-buono/) e di quella che scattidigusto chiama Filiera Certa.

  3. 3
    Fabiana scrive:

    Io anche l’ho trovata un mese fa, a Trieste…ma nessuno mi ha preso sul serio!!! Ora so che non l’go sognato =)

  4. 4
    Vincenzo Pagano scrive:

    ha risposto a Fabiana: Scusa Fabiana, chi non ti ha creduto? A
    chi lo avevi detto? Di che prodotto si trattava?

  5. 5
    ugo scrive:

    caro Pagano.
    la tua risposta dimostra solo che hai le idee molto confuse.
    mescoli concetti differenti e fai un minestrone di idee.
    il primo ad essere danneggiato dalla ricotta rossa è quello che l’ha prodotta. sai quanto gli costa il giochino di doverla ritirare dal commercio? hai visto cosa è successo a granarolo? tutti a sparargli contro e poi si scopre che il prodotto era buono e che la signora che l’ha comprata l’ha tenuta in macchina al caldo per 6 ore!
    e poi a proposito di etichette: secondo te uno che ti vuole fregare si spaventa a scrivere bugie sull’etichetta? se ti vuole fregare ti frega scrivendo quello che vuoi leggere …

  6. 6
    biola scrive:

    L’ aspetto confuso della vicenda e’ la mancanza di tracciabilita’ del latte e dei prodotti derivati , il consumatore ha il diritto di essere informato da dove proviene cio’ che acquista e consuma , attualmente e’ possibile indicare SOLO sul latte fresco se di provenienza italiana , e sinceramente e’ un po poco …

    Per la ricotta rossa o la mozzarella blu e’ necessario attendere gli esiti delle analisi ufficiali e delle inchieste in corso , sia per quelle di produzione italiana che estere .

  7. 7
    Vincenzo Pagano scrive:

    ha risposto a ugo: Caro Ugo
    “e poi la ricotta mica si fa con il latte!!!!!”

    Questa mi sembra un’idea confusa.

    Nessuno attacca un’azienda spiegando quello che è successo. Non si deve fare confusione né con gli allarmismi inutili, né mettendo la testa sotto la sabbia. Le notizie vanno date non per danneggiare qualcuno, ma per evitare che qualcuno possa essere danneggiato.

    Sono cose che accadono per sbadataggine del consumatore? Non penso che un consumatore vada a denunciare un’azienda, un produttore o un rivenditore per fare un po’ di clamore sapendo che quella sua azione potrà danneggiare l’immagine di qualcuno e la farà diventare responsabile di procurato allarme.

    Bilanciare l’interesse ad essere informati, alla tutela della salute e quello al rispetto della reputazione non è facile.
    Lo sforzo deve essere quello che tende alla massima trasparenza di tutti. Anche di chi posta un commento.

    Poi se crediamo, come affermi, che si può scrivere qualsiasi cosa su un’etichetta, perché supponiamo che mai nessuno controllerà la veridicità delle indicazioni contenute, il problema è sulla legalità dei comportamenti. Ma qui andiamo oltre il caso di una ricotta o di una mozzarella lasciata al sole.

    Tra l’altro, a proposito delle 6 ore, Granarolo nelle sue note fa presente che i controlli nel suo stabilimento hanno fornito esito negativo (“Noi non ne siamo affatto sorpresi: Granarolo produce da sempre mozzarelle e in stabilimento non abbiamo mai visto una mozzarella blu. Il caso segnalato, da quanto abbiamo appreso, ha riguardato confezioni già aperte di cui non abbiamo mai potuto prendere visione, conservate in condizioni che non conosciamo.”).

  8. 8
    ugo scrive:

    caro Vincenzo,
    quello che volevo dire è proprio questo: ci vuole più equilibrio da parte di chi fa informazione e meno frasi ad effetto.
    una mozzarella blu su migliaia e migliaia di pezzi perfetti fanno immediatamente gridare allo scandalo. questo è lo scandalo.

    idee chiare:
    1) la ricotta si fa col siero non col latte. lo so che il siero viene da latte, ma pensi davvero che se il siero che viene da latte italiano è diverso da quello che viene da latte tedesco. e credi davvero che la ricotta sia differente?
    2) gli imbroglioni non li blocchi con le nuove leggi (sono fin troppe in questo paese) ma con i controlli.

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17 Maggio 2012 | ore 10,04
Vincenzo Pagano 1
17 Maggio 2012 | ore 08,37
Maurizio Valeriani 0
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