Un marziano a Roma/34 Mangiare in giardino. Hotel De Russie e Hassler

Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti…
Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini…

(Mamma Roma Addio – Remo Remotti)

In questi giorni Qwerty è particolarmente irrequieto. Colpa del clima. Acquazzoni improvvisi, umidità e poi, zac, un sole cocente e la voglia di ombra. Non sa cosa potrebbe attenderlo ora che il calendario ha preso ad accelerare verso l’estate. Ad Alpha Centauri sono soliti immergersi in una vasca a -15°C, una sorta di abbattitore che raffredda per bene tutti i tentacoli. Ora, dopo qualche scorribanda sul mare di Fregene e i primi gelati, Qwerty ha conosciuto la mozzarella di bufala scofanandosi il burriello in un solo boccone e vorrebbe anche venire alla Réserve per questo fine settimana in cui Alessandro Bocchetti decanterà le virtù dei trattamenti di bellezza e il piacere del relax mentre Vincenzo cercherà di trovare conforto in qualche piatto della cena di gala. Ma non è possibile portarlo a Caramanico Terme perché occuperebbe la piscina pompando acqua dalla proboscide con grave nocumento degli invitati. Ecco quindi l’idea fulminante. Andare per giardini a mostrargli il dolce connubio cibo-ombra.

Esiste una particolarità a Roma che affascina i turisti ma che stupisce anche i romani da generazioni: la Roma nascosta, quella meno conosciuta fatta di stradine, piccole piazze e angoli celati che ti tolgono il fiato quando, passandoci casualmente, hai la prontezza di apprezzarli e di sentirti in un’altra Roma, seppur a pochi passi dalla congestione metropolitana. Entrare a Le Jardin du Russie, al netto della fama dell’albergo di via del Babuino, è un po’ così e può trasformarsi in una esperienza che ha del magico: il posto è incantevole, soprattutto durante la bella stagione. Fuori dall’ingresso si lascia tutto, caldo, smog, caos e seduti all’ombra degli ombrelloni si è soli con il cinguettar degli uccelli e il rumore dell’acqua, sembra incredibile che a pochi metri il caos commerciale di via del Corso prosegua inarrestabile.

Per il popolo gourmet Le Jardin du Russie ha un sapore particolare, qui si è trasferito, con la giacca del consulente, il geniale Fulvio Pierangelini subito dopo la chiusura del mitologico Gambero Rosso, che per il ristorante progetta il menu affidando la cucina all’executive chef Nazzareno Menghini; molto si ritrova del fu Gambero Rosso nel contenuto menu a la carte, a dimostrazione che la firma non si limiti ad essere una pura formalità.

Immersi nella pace sensoriale del giardino in piena esplosione primaverile, coccolati da una buona pappa al pomodoro e da qualche crudité in pinzimonio, l’attenta e incuriosita lettura della carta ci ha portato ad assaggiare:

Asparagi con burrata e alici: asparagi bianchi, interi ed a tronchetti serviti su una salsa di burrata tiepida ed intervallati da alici piacevolmente sapide; un bel piatto fresco e primaverile, giocato tra dinamismo e morbidezza in grado di conferire eleganza discreta alla preparazione.

Tartare di vitello Fassone con asparagi: tartare molto fresca e piacevole, dove si fa sentire una carne molto buona e di qualità che viene rinfrescata da una fresca insalatina ed arricchita ad ogni boccone da una riuscita salsa di senape.

Spaghetti al pomodoro e basilico: da urlo (San Vincenzo sembra a due passi), soffici e delicati, sanno di mamma e di cene d’estate dopo il tennis con un sugo intenso e tirato al punto giusto ad avviluppare sontuosamente gli spaghetti con una cottura al limite.

Ravioli cacio e pepe: un bel piatto, la pasta é magistrale tirata al millimetro, il condimento è gagliardo e piacevolmente intenso; i sapori del cacio e pepe si ritrovano tutti e la tostatura del pepe ingentilisce e profuma ogni boccone.

Agnello con fagiolini e menta: carrè di agnello servito in abbinamento al purè montato con l’extravergine, agnello buono e fragrante con una cottura molto tecnica ma un risultato piuttosto “scolastico”; il pure invece convince meno del solito.

San Pietro con asparagi, pere e ricotta: forse il piatto meno riuscito dell’intero pranzo, poco mediterraneo ed un po’ greve, poco interessanti le consistenze e gamma di sapori abbastanza monocorde con la ricotta ad ammorbidire ulteriormente un piatto già morbido non riequilibrato dal connubio pere ed asparagi.

Tiramisù: nell’attesa si immaginava un tiramisù moderno e modaiolo rivelatosi poi nella pratica un trancio di torta piacevole ma niente di più, mentre buonissimo è stato il gelato al caffe servito in accompagnamento.

Con il sole a riscaldare ed arrossare piacevolmente il viso e le braccia, consumiamo un mediocre caffè ed una discreta piccola pasticceria, ultima coccola dolce prima di rituffarsi nella giungla metropolitana di cui, per qualche ora, avevamo perso tracce e ricordo.

L’appuntamento con Vincenzo e Antonio è a poca distanza, a Trinità dei Monti, in cima alla famosa Scalinata dove l’Hassler ha aperto per la bella stagione il suo giardino che è una corte interna. Dopo il Palazzetto e la cena di preparazione al matrimonio, Qwerty assaggia la tranquillità di questo open air che va bene sia per un pranzo informale che per un aperitivo ben sapendo di poter contare sulla cucina all’ultimo piano dell’Imàgo retto dallo chef Francesco Apreda che quest’anno sarà tra gli stellati presenti alla serata dei Big alla Festa a Vico Equense.

Non facciamo in tempo ad accomodarci che il nostro marziano è già in brodo di giuggiole con i fritti napoletani. Chi l’avrebbe mai detto che in un luogo così stellato si potessero riprendere i sapori di una friggitoria con tanta eleganza in più?

Buono, buonissimo anche il foie gras con la bella nota verde che ti richiama la stagione romana della campagna fatta di fave e di profumi.

Corroborante la generosa tartare equilibrata nel mix di odori e spezie. Sarebbe da sprofondare nell’alcova che si apre al lato del bar e alternare lo sgranocchiare alla lettura.

Ma è tempo di recuperare il disco volante. Qwerty ha optato per una versione Smart che occupa solo un paio di posti. Dalla passeggiata pittori e fotografi si confrontano con i tetti e il Cupolone. La luce dorata del tramonto specchia obiettivi e ammanta tele. Roma è ancora più bella per un marziano a caccia di emozioni.

Le Jardin du Russie. Via del Babuino 9, 00187 Roma. Tel. +39 06.32888870

Hotel Hassler Roma. Trinità dei Monti, 6, Roma. Tel. +39 06.699340

(cliccando sull’icona si apre la galleria con le foto ingrandite. Sulla destra della prima foto appare la freccia per scorrere tutte le immagini)



mercoledì, 25 maggio 2011 | ore 17:15

16 commenti su “Un marziano a Roma/34 Mangiare in giardino. Hotel De Russie e Hassler

  1. Come al solito complimenti per le foto, belle e golose!!

    Mi sa che Qwerty, se continuate a portarlo in giro in questi posti magici, tra un po’ molla tutto e si lascia accogliere definitivamente tra le braccia di MammaRoma! 🙂

  2. ha risposto a simonetta: Il de Russie di certo non spicca per la sua economicità in valore assoluto, ma considerata la location pazzesca ed il relax e la piacevolezza godibili, tutto sommato non ha dei prezzi così proibitivi, diciamo che per un pasto completo (vini esclusi) il conto è sotto il centinaio di euro… che ripeto, per uno dei posti più suggestivi nel cuore di Roma, in un albergo di questo livello non è una somma esorbitante a mio avviso

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