Non è Champagne, e si sente! Commemorazione della bollicina morta

Storia di un assaggio che non leggerete mai. Giovedì mattina appuntamento alle 11,30 per una sessione di degustazione di quelle che pubblichiamo il martedì. Programma ricco, il Rossese finalmente e una nutrita batteria di spumanti metodo classico che d’estate trovano il momento di consumo ideale.

Col Rossese tutto bene (leggerete prestissimo i nostri giudizi), l’incredibile è successo:con i metodo classico: dopo 11 campioni abbiamo rinunciato! Imbarazzante faticoso e inutile proseguire. Pubblicare una serie di stroncature non avrebbe senso, non ci piace distruggere per il solo gusto di creare una notizia negativa. In certi casi meglio tacere e provare a riflettere.

Per la cronaca gli 11 assaggi sono stati così ripartiti: 5 metodo classico e 6 Franciacorta. Abbiamo gettato la spugna perché non era nemmeno divertente, abbiamo trovato solo bolle morte, secondo la definitiva definizione dell’amico Contarello e siamo rimasti a guardarci sconsolati.

Il problema fondamentale a questo punto è: noi o loro? Siamo inguaribili snob capricciosi noi di SdV o si tratta di bottiglie di scarso valore? La nostra ipotesi di lavoro privilegia chiaramente la seconda soluzione del dilemma ma senza preconcetti.

Iniziamo col dire che è molto difficile identificare i vini alla cieca con gli ordinari strumenti disponibili agli assaggiatori: soprattutto i profumi sono standardizzati dalle lavorazioni di cantina con l’immancabile bronchenolo di certe liqueur troppo abbondanti. La batteria dei Franciacorta era sconfortante, tanti tecnicismi e poca zona d’origine (terroir è termine che non si può proprio usare!).

La fantasiosa confusione che regna nell’enologia nostrana raggiunge livelli di vertice quando i vini hanno le bolle ma non sempre con risultati apprezzabili. Pensare che si possa spumantizzare qualsiasi uva in qualsiasi zona è una pericolosa illusione che sono solo i consumatori a pagare. Alcune zone d’Italia e alcune uve tradizionali semplicemente non sono adatte alla spumantizzazione, quasi nessuna in effetti. Eppure le novità abbondano e oggi quasi non esiste azienda che non proponga un suo brut. Nomi non ne faremo ma vi garantiamo che abbiamo stappato il gotha, solo un paio di outsider a inizio carriera spumantistica ma già affermati e celebrati coi loro classici.

San mercato non può giustificare operazioni speculative che ricordano la peggior finanza creativa, sono convinto che al vino italiano serva un severo esame di coscienza e gli spumanti senza storia possono essere un ottimo inizio. Personalmente sarò ancora più esigente del solito con i prodotti da valutare, prevedo quindi una bella sfoltita alla selezione di bollicine da offrire alla mia clientela. Bolle morte? No, grazie!



115 commenti su “Non è Champagne, e si sente! Commemorazione della bollicina morta

  1. …ha risposto a umberto geco: però permettimi di strutturare , seppur da solo , una “hola” con chi ha il coraggio di dire le cose come stanno , tra l’altro confermate negli ultimi anni da numerosi assaggi e degustazioni personali con il medesimo tema . Io dico : Bravo Trimani , non tanto per la stroncatura quanto per la maniera , da innamorato deluso , di lanciare un grido di dolore …. poi chiaramente tutti all’autocelebralismo di facciata per difendere l’economia nazionale e riempirci di numeri ” export” per dare la sensazione che la macchina commerciale gira e alla fin fine l’obiettivo d’impresa viene raggiunto … mica vero , sembra davvero a volte che il narcisismo ci colga . Ben venga la riflessione su quel che è possibile fare per raggiungere il livello d’eccellenza che ci compete…

  2. ha risposto a vinogodi: Vinogodi, ti assicuro che ieri la degustazione è stata una botta! Per quello abbiamo pensato di mandarla subito in onda 😀
    Resta il mistero di come certe bottiglie continuino a girare e ad essere consumate ovunque. Bendate e assaggiate alla cieca erano veramente scoraggianti, infatti a metà abbiamo buttato la spugna. E guarda non era questione di industriale o artigianale, ma ce ne era per tutti!

  3. …..si torna sempre lì , la mia opinione “meglio un bel whisky-cola” , almeno non ti viene quella schiuma acida nello stomaco; oooo e pensare che un mensile “il mio vino” ogni giro dedica almeno 10 pagine alla bollicina italiana; ((una volta c’io anche scritto al direttore , ma mi ha detto che è una commissione che sceglie e scrive e che lui non centra nulla)); viva lo schiumante italiano

  4. ha risposto a vinogodi: Marco grazie della hola, hai colto lo spirito del mio intervento, nessuno di noi ha voglia di puntare l’indice su uno o un altro dei vini ma solo di chiedere “che fare?”

  5. ha risposto a alessandro dondi: ma tu sei di parte! fai rossi (e buoni!)… 🙂
    e la nostra è una fotografia, un singolo scatto, non credo che la realtà sia solo quella che abbiamo assaggiato (e non bevuto…) ieri ma di sicuro c’è parecchio lavoro da fare

  6. ha risposto a umberto geco: …comunque non è sul loro terreno che dobbiamo incaponirci per avere una forma seppur mercantile di enosupremazia . Sono nato bordofilo e cresciuto borgognofilo per tradizione famigliare , ma tante emozioni ho ricevuto da prodotti dlel’italico stivale , quando si è esaltata un’ identità territoriale , varietale oltre ad un’ eccellenza umanistica , non necessariamente legata al “piccolo e bello” . Inutile tergiversare con questioni di lana caprina di chi ha inventato storicamente il Metodo Classico , noi grandezze come le punte della zona di Reims mai e poimai le raggiungeremo , così come i tagli bordolesi , il sirah del Rodano o il Pinot Nero di Borgogna . riusciremo tuttalpiù a raggiungere una dignità enoica , in quelle categorie , ma mai una supremazia che vuole dire eccellenza che il mercato ti paga … parlo chiaramente di punte . Preferisco trasferire per ragioni scioviniste la lotta sul nostro terreno della variabilità degli autoctoninostrani , sulle inarrivabili punte dei grandi amaroni , unico vino davvero invidiatoci dai franciosi , dai grandissimi ma ancora incompresi supernebbioli o supersangiovese , dei veri doping ampelografici storici anche per gli asfittici vitigni d’oltralpe quali Montepulciano , Nero D’Avola , Negroamaro e Primitivo …&C. Certo , se vogliamo farci male con le bolle o i bianchi…

  7. vigne e vitigni sono gli ingredienti del vino che è un fenomeno complesso, i francesi hanno “semplicemente” definito il vino valorizzando quello che avevano a disposizione (anche la muffa!)
    la creazione è riuscita al punto tale che nessuno al mondo può prescindere dai modelli francesi e non succede quasi mai che gli allievi riescano a superare i maestri
    definire nuovi modelli è impresa titanica, occorrono secoli e risorse (non solo economiche) io sono scarso su tutti e due i fronti!

  8. ha risposto a vinogodi: Caro vinogodi, come dice il compagno Di Petro: ma che c’azzecca?
    Non seguo il suo cogitare o forse non ho compreso la sua “visione del mondo”. Mi pare di comprendere che lei sconsigli il consumo di bianchi e bollicine che non siano galliche! Eppure io ricordo delle cose notevoli nella categoria. Ma se abbiamo sete in estate e di aglianico o primitivi c’è passata la voglia, che facciamo? Ci attacchiamo o accendiamo un mutuo alla popolare di Parma? Dimenticavo resta sempre l’opzione crodino con ghiaccio! Mah… Non servirà essere ricchi, ma snob mi sca che aiuta…
    Ma non è che lei, come la lenticchia, sia originario di Onano?

  9. ha risposto a Carlo Giovagnoli: Ultima cosa, qui non si parlava tanto di Francia. Quanto ( se non ho capito male) di una deriva pericolosa delle bollicine italiane… Se poi sempre e comunque vogliamo arrivare a dire che la W. Churcill num se batte…

  10. ha risposto a Carlo Giovagnoli: i problemi che ieri ci siamo trovati davanti sono nostrani, la Francia è la pietra di paragone
    e il costante riferimento al modello evidenzia e non risolve la frustrazione di chi non riesce a uguagliarlo (mission impossible tra le altre cose) quali sono le soluzioni? puntare su improbabili vitigni?
    ragionando per analogia si può pensare all’esperienza del pinot nero in Alto Adige: dopo decenni di mediocrità oggi sta emergendo come interpretazione diversa del vitigno, puntando sulla fresca maturità del frutto e affrancandosi dall’impronta bourguignonne

  11. Anzitutto complimenti a Paolo Trimani che a modo suo si sta Blackmambizzando e questo può fargli sol che bene. Nel senso che farebbe bene a tutti cominciare a mettere i coglioni sul tavolo. Dunque caro Paolo, sono qui per portare la mia testimonianza di una degustazione che è stata una Caporetto, come hai giustamente riportato senza mezzi termini. Il guaio è che gli unici prodotti che potevano avere un senso erano proprio quelli da “festa in famiglia”, per non fare nomi. Prodotti industriali se vuoi, ma almeno bevibili, benchè molto scolastici e a buon mercato. Alcuni spumanti erano nomi blasonati e premiati dalle guide di settore, roba adatta a sgrassare i pavimenti. Altro problema è quello della necessità di spumantizzare ovunque. Perchè l’Abruzzo fa lo spumante, me lo spiegate? Perchè la toscana? E perchè il sud in genere? Sono robe imbevibili! In Sicilia avete bevuto spumanti buoni? Io no! Oramai sembra che la logica commerciale debba imporre a ogni produttore, di qualsiasi zona, uno spumante per completare la gamma. A me pare una follia e comunque questi vini io non li bevo, mai! Bravo Paolo!

  12. Inoltre fai benissimo, caro Paolo, a dare una bella sfoltita alla proposta di bollicine italiane nella tua enoteca. Tanto di buono c’è veramente poco.

  13. ha risposto a paolo trimani: Non so se prenderla come promessa o come minaccia 🙂

    Dall’alto della mia ignoranza in materia e da bravo corsista serale ripetente posso dire che ho assaggiato un paio di cose che facevano il paio con il bagnoschiuma. Molto meglio la tartare. Come dire, ieri in enoteca si mangiava meglio di quanto si beveva. E non è una bella pubblicità per il Trimani Wine Bar :-))

  14. Avete girato le bottiglie per non far vedere le etichette, avete fatto bene. Però quella trasparente si capisce cos’è e avendolo assaggiato – purtroppo – non posso che essere solidale. Certe degustazioni non s’hanno da fare. 🙂

  15. Un mesetto fa alla fine di una degustazione catastrofica di champagne mi sono trovato con altri degustatori della guida ad una festa, l’aperitivo era un franciacorta piuttosto blasonato. abbiamo avuto un pensiero unanime: “fortuna che facciamo una guida sugli champagne!!”

    PS
    Non vedo la lattina del metodo classico Illy di espresso italiano.

  16. …comunque non esageriamo , non è che lo spumante italiano non sia potabile . Ce ne sono di buonini . Bisogna però avere l’umiltà di essere onesti intellettualmente nel comprenderne il delta di valore con le punte dello Champagne . Domenica 10 Luglio facciamo in Bue House una diagonale (orizzontale più verticale) storica di grandi Champagne : può darsi che una Riserva del Fondatore e un Annamaria Clementi , per scienza e conoscenza , vengano inseriti alla cieca per vedere l’effetto che fanno … certo quando per aperitivi si utilizzeranno i grandi classici delle grandi Maisons quali Cristal , Dom Ruinart , Dom Perignon e Clos de Goisses di Philipponnat non sarà semplicissimo , soprattutto se in seguito apriremo Salon , Oenoteque , Bollinger RD , Jaquesson Signature , Winston Churchill di Pol Roger e in finale una verticale di Krug Millesimato con inserito un Collection e un Clos du Mesnil …

  17. ha risposto a vinogodi: Beh, ricordo anni fa facemmo una cosa simile a Roma, organizzata da BM. All’inizio cominciammo con due bottiglie di vecchia annata di Giulio Ferrari, beh mica sfigurò! Per la cronaca stravinse la Wiston Churcill, non ricordo l’annata… CRI mi puoi aiutare 😉

  18. ha risposto a Carlo Giovagnoli: il 90% degli Champagne che bevo costano molto meno dei Franciacorta che si trovano ai supermercati, Bellavista, Ca’ del Bosco e altre ciofeche….
    Con 20 Euro compri eccellenti Champagne di recoltànt che non hanno proprio nulla a che spartire con il 99.9% della spumantistica italiana.

  19. ha risposto a andrea: Io questi Champagne a 20 euro li vorrei proprio assaggiare. Ma per favore! La verità è che lo spumante italiano è una ciofeca, ma lo champagne sotto i 50 euro non esiste decente. Sono sbarcati in italia prodotti terribili negli ultimi anni. Io sono per lo champagne, ma che sia di livello e quello di livello costa caro.

  20. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Direi Wiston Churchill 95. Che bevuta quella sera. Ricordi la verticale di Krug. Pazzesca, e dire dire che non è il mio genere, in quanto ossidativo.Però se ricordi bene il problema fu che Salon era partito completamente. Peccato, sarebbe stata una gara bellissima. Per la cronaca, aperto Salon 85 (due bottiglie) e 88, a casa mia pochi giorni fa e tuttti andati. Sigh! :-(((

  21. @Cristiana Lauro
    @ Alessandro Bocchetti
    Vi piace tanto, comprendo e concordo, ma scrivetene bene il nome:
    Winston Churchill.

    @Paolo Trimani
    Non ho capito la distinzione tra Franciacorta e metodo classico subito dopo la prima foto con le bocce desolatamente piene.

    p.s. non c’era niente da Salorno, magari non dosato?

  22. ha risposto a Fabrizio Giorgi: il programma prevedeva circa 25 assaggi, divisi tra Franciacorta e resto d’Italia e dopo i primi 5 “misti” siamo passati a 6 Franciacorta e come detto abbiamo lasciato perdere

    @ Fabrizio Pagliardi: quindi se Atene piange Sparta non ride! 🙂

  23. ha risposto a Fabrizio Giorgi:
    Winston Churchill
    Winston Churchill
    Winston Churchill
    Winston Churchill
    Winston Churchill
    Winston Churchill
    Winston Churchill
    Winston Churchill
    Winston Churchill
    Wiston Churchill
    Va bene signora maestra?
    però mi posso alzare dai ceci?
    😀 😀

  24. segnalo il commento di Lorenzo Landi al pezzo di Black Mamba che sottoscrivo senza riserve anche riguardo all’argomento qui trattato

  25. ha risposto a paolo trimani:

    in champagne ci sono circa 15.000 viticoltori, di questi tra i quattro e i cinquemila imbottigliano un loro prodotto, Se se ne conoscono solo due trecento un motivo ci sarà.
    in champagne poi la variabilità di annata è notevole e i produttori che si possono considerare costanti sono pochi.
    Ti posso aggiungere che ci sono dei distributori italiani che ti giuro sembrano scegliere lo champagne sull’elenco del telefono, batterie di decine di prodotti importati tutti scadenti.

    Nonostante questo quella sera dopo una serie di pessimi champagne abbiamo trovato subito di peggio in franciacorta.

  26. ha risposto a fabrizio pagliardi: io tremo quando qualcuno mi dice che ha trovato uno champagne di un produttore sconosciuto che compete con i migliori e che nessuno se n’è accorto! Ma perchè, lo champagne si trova con la bacchetta del rabdomante?

    Se esiste il prosecchino vorrei ricordare che esiste lo champagnino, non lo dimentichiamo!

  27. ha risposto a fabrizio pagliardi: centro! la forza del nome è tale che fa digerire tutto anche perché si va verso i 400 milioni di bottiglie l’anno e in un mare tanto grande si trova l’eccellenza assoluta e la banalità totale
    poveri noi che sfioriamo i 10 milioni di bottiglie in Franciacorta e restiamo sotto i 50 aggiungendo Trento doc e tutto il resto

  28. ha risposto a Gennaro Maglione:

    Che nessuno se ne sia accorto no, che non se ne sia accorto nessuno in italia assolutamente si.
    Poi distinguiamo piccoli produttori che fanno champagne migliori dei prodotti base delle maison credo di potertene dire un centinaio senza problemi. Se invece parli dei prodotti d’eccellenza è più difficile, ma qualcosa al livello si trova.

  29. Aleggia una domanda, in questa cronaca di guerra. Perchè tutte queste bolle? Perchè, anzi, da dove viene questa fame di bolle? O meglio, perchè siamo diventati un popolo di bevitori di bolle al punto da spingere gentili vinio dormienti a impazzire per un bollore estraneo? E’ davvero possibile, mi chiedo e velo lochiedo, che la bolla veicoli porti a galla ancora l’idea di vita bella e svagata? Mi chiedo, ma davvero la bolla è ancora simbolica? Perchè sapete meglio di me che quando le quantità sono sovrabbondanti, nella richiesta c’è nascosto qualcos’altro oltre ad un (equivoco) gusto e piacere. Oppure: non sta succedendo un paradosso assai curioso. La bolla, dopo una scorpacciata di bere “acculurato” è diventato il bere facile, in qualche modo sicuro. La bolla, che, guarda un po’ il caso, diventa ancora di sicurezza tra il bere difficile.
    Io, se fossi, Paolo, un mini sondaggio lo farei.
    La bolla, àncora o la bolla ancòra?

  30. ha risposto a umberto: ciao Umberto, la bolla è legata senza dubbio a un’idea di vita brillante e spensierata (anche quando si balla sul titanic), la Belle Epoque non è passata invano
    da un punto di vista sensoriale le bolle danno sempre un vantaggio: io bevo acqua frizzante e miliardi di umani si ingozzano di bibite gassate, qualcosa vorrà pur dire
    penso che l’effetto rassicurazione sia legata a tutto questo, che ne dici?

  31. Trovo sconfortante dare una serie di giudizi come i vostri dopo aver “tentato” di assaggiare una batteria di BEN 5 Franciacorta (e se fossero stati 25 cos’erano? Un esercito galattico?).
    Effettivamente stiamo proprio parlando di forse il 1,2% della produzione.
    A voi risulta comodo trovare le 5 bottiglie di maggiore distribuzione (chi è causa dei suoi mal, pianga sè stesso) e poi generalizzare su una zona che sta cercando ogni giorni d’incrementare la qualità dei suoi vini con investimenti tecnologici d’avanguardia e con regole sul disciplinare sempre più rigide.
    Certo è che se poi continuiamo a paragonare il Franciacorta con lo Champagne, voi non avete ancora capito un’emerita cippa e a questo punto siamo noi produttori franciacortini a gettare la spugna e non voi pseudo degustatori dal palato fine…
    Iniziate con l’andare a cercare qualche prodotto davvero valido (troppo complicato, vero? troppo lavoro, forse? sono io il primo a dire che alcuni nostri prodotti sono paragonabili alla limonata): fare di tutta l’erba un fascio evidenza la vostra mancanza di professionalità e, di consguenza, mette in dubbio la vostra credibilità.
    Siete rimandati a settembre (con qualche produttore locale…).

  32. ha risposto a Matteo: Mi sa che non hai letto l’articolo, non si parlava della Franciacorta, ma dei metodo classico di primo livello in generale. Ti sfido a trovare nel pezzo un solo giudizio sulla Franciacorta come zona, sappiamo da noi (e ne abbiamo anche scritto) che ci sono eccellenze, ma qui si parlava dei semplici metodo classico. Poi i vini di Franciacorta provati erano 6 e non 5. Pseudodegustatori!? Può essere, i nostri nomi sono in calce sotto con nome e cognome e ognuno potrà giudicare chi siamo. Per il resto se dopo una settimana dall’uscita questo articolo continua a macinare vuol dire che qualcosa abbiamo smosso… Per me va bene!

  33. p.s.: questa è l’ennesima battaglia di Ziliani che deve scagliarsi contro qualcuno. ora che con Intravino è pappa e ciccia deve trovare un nuovo nemico

  34. “La batteria dei Franciacorta era sconfortante, tanti tecnicismi e poca zona d’origine”.
    Mi basta ed avanza, grazie.
    Per vostra conoscenza, quando si parla di Franciacorta si parla di un vino, un territorio, un metodo di produzione.

  35. ha risposto a Matteo: Appunto “la batteria dei franciacorta” non la franciacorta. Si parlava di 6 vini, cosa sono? Ah, dimenticavo 1,2 % qualcuno deve avermi fatto il conto… 😀

  36. Dove cominciare? Per prima cosa, Franciacorta e’ metodo classico. Tutto. Lo impone il disciplinare. Dire di aver assaggiato 6 bottiglie metodo classico e 5 Franciacorta (sempre che il “metodo classico” non provvenga da altra zona, ma allora si dice quale) indica avere le idee poco chiare.

    Seconda cosa: 6 bottiglie sono poche per giudicare una Denominazione. Con le sei bottiglie giuste si potrebbe far sembrare scadente qualsiasi Denominazione, Barolo compreso.

    Terza: Sembra che siate prevenuti verso il Franciacorta — Vi consiglierei di fare come ho fatto io, girando la zona per diversi giorni e fermandovi nelle cantine per assaggiare, e poi riportare campioni anche da cantine non visitate da assaggiare alla cieca. Se non siete veramente prevenuti il verdetto sara’ un pochino diverso.

  37. ha risposto a Kyle Phillips: L’abbiamo detto e scritto, la degustazione riguardava metodo classico provenienti da tutta Italia, all ‘interno una batteria di 6 vini erano di franciacorta, proprio perché non avevamo (ne abbiamo) preconcetti sulla zona! È scritto…

  38. Sono un produttore di Franciacorta e rimango
    basito a sentire certi commenti assurdi !!
    sugli spumanti italiani /Franciacorta, dalla mia parte vi assicuro che io e i miei colleghi ci
    facciamo un mazzo tanto , per produrre degli ottimi vini a prezzi competitivi .
    Prima di parlare male del lavoro degli altri
    pensateci bene!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  39. ha risposto a Alessandro Bocchetti: se undici campioni rappresentavano l’italia spumantistica, allora il problema è statisticamente ancora più grave.
    Come giudicare su un campione così ristretto.
    L’unica cosa giudicabile sono i vini in sè e non i territori di origine, inoltre non indicare i vini degustati rende impossibile (volutamente) la verifica delle vostre tesi.
    Se i dosaggi alti vi infastidiscono xchè non scegliere extra brut o non dosati?
    Io non sono un esegeta della Franciacorta, per motivi principalmente agronomici e di coevoluzione piante territorio però cinque o sei produttori li ritengo superlativi, paragonabili come espressione della qualità ai produttori della champagne (fermo restando un diverso profilo organolettico dei vini).

  40. non vi sembra un tantino generalizzato questo post? non vi sembra che sia stato tutto omologato ? Ci sono champagne che sono delle zozzerie,cosi come Franciacorta che non valgono nulla..

  41. Ma l’utilità di questo post a parte “macinare”? Non si cita un produttore uno, non ci si assume una responsabilità che sia una. Si parla semplicemente in generale, screditando senza possibilità di replica.

    La foto con le bottiglie girate è poi l’oscar della coda di paglia. Fate morire dal ridere.

    Ciao, Fil.

  42. Piccolo aneddoto: oggi capito alla Villetta a Palazzolo S/O, il padrone sta facendo con alcuni amici suoi una degustazione, mi incuriosisco. Nel frattempo ordino e mi chiedono se voglio bollicine, da stronzo mio pari dico che la Franciacorta non mi piace. Mi fa assaggiare 5 vini, un extra brut e 4 non dosati. Beh, uno solo era un minimo apprezzabile, gli altri, per quanto corretti, erano impersonali, molli, frutto dolciastro e mal definito, nessuna sapidità, scarso equilibrio…
    Che dire, continuerò a bere RM di Champagne.
    Ah! i vini? Ferghettina satén, Montenisa non dosato, Bellavista pas operè, Cavalleri qualcosa… e poi l’unico bevibile era il Contadi Castaldi non dosato, discretamente minerale e sapido, forse un po’ cortino in bocca.

    Ah! ieri avevo bevuto anche un Cà de Bosco Prestige, mamma che dolciume…. ‘na fetenzia.

    Basta, non ci provo più

  43. ha risposto a Filippo Ronco: Sarei curioso di avere una scheda di queste bottiglie con cui si vince l’oscar della coda di paglia con un bel voto da chi è esperto e le riconosce. Con un voto da 1 a 10 e sufficienza a 6: è tempo di esami e ci adattiamo. 😉

    Forse se mettiamo un titolo tipo La pagella di Filippo Ronco di Vinix maciniamo di più 🙂

    PS le bottiglie non sono girate, sono proprio diritte

  44. Mi scuserà Paolo, ma questa cosa mi diverte…. Mi ricorda tanto la barzelletta di quel tale che andava contromano e che dice, ascoltata la radio, dice “uno, so centomila”! È buffo mi sembra che abbiano preso contromano il pezzo! Io l’ho letto dall’inizio e ho partecipato al dibattito, beh nessuno parlava di Franciacorta, ma le perplessità riguardavano una certa tipologia di metodo classico. Sono il solo a essere d’accordo? Viste le risposte pre truppe cammellate zillane direi di no! Quanta malafede vedo… Ma non vi preoccupate che si parli… Poi dove sarebbe l’affronto? Nel dire che tra i semplici metodo classico italiane ci sono tante sole… Infatti è pieno di enomaniaci che si strappano le vesti per bollicine da poco prezzo e grande distribuzione…
    Rido!!!!

  45. ha risposto a Carlo Giovagnoli:
    Io non sono un ascaro di Ziliani (nè tantomeno un suo cammello) ma mi permetto di dirvi che questo post nulla aggiunge e nulla toglie alla polemica sterile e inutile fra Champagne e metodi classici nostrani. Come dire che avete inventato l’acqua calda buona sera signori miei.

  46. ha risposto a luigi fracchia: Ma di champagne il pezzo non parla! Continuate a guidare contromano 😀
    Ma lo avete letto il pezzo? O solo il montaggio nordico?
    Ps di solito il primo che canta ha fatto l’uovo!

  47. ha risposto a Carlo Giovagnoli: Mi perdoni se insisto ma nel titolo (che a mio avviso fa parte del testo e ne dà una forte anticipazione di senso) c’è scritto non è champagne e si sente etc etc…
    Ergo il parallelo con lo/la Champagne è inevitabile.
    Dopo di chè troveremo statisticamente gente che berrà solo l’uno e solo l’altro e il nostro triste e mono tono blaterare non cambierà nulla, vi saluto cordialmente e vado a stappare un Colline della Stella 2006, che di Champagne mi avete fatto passare la voglia (fino a domani).
    P.S.
    non ho ancora trovato un Alta Langa decoroso e su questo ci sarebbe da parlare….

  48. W PAOLO TRIMANI:
    – Perchè ha scritto quello che pensa e quindi merita tutto il nostro rispetto.
    – perchè è un gran signore nonchè individuo intellettualmente onesto. Egli ha preferito non menzionare i produttori nè i vini degustati. Malgrado il “grano salis” che, in solitario, s’attribuisce l’omonimo del grande fondatore della prima bollicina di Franciacorta, io difendo Paolo Trimani. Se non siete d’accordo replicate liberamente, ne avete facoltà. Bando però alle invocazioni di querela nelle sedi opportune. Puzzano di minaccia, di orrendamente sordido, ahimè, di italiano…Che mestizia… W PAOLO TRIMANI! Parola di Black mamba ;-)))

  49. ha risposto a Cristiana Lauro: Infatti state parlando in generale.. Avete per caso assaggiato X produttore che fa X prodotto che fa schifo o è mediocre o è poco accettabile ?? Allora dite chi è…non è giusto soprattutto nei riguardi di chi in Franciacorta produce bollicine di un certo livello !!

  50. Non aggiungerò altro se non questa personale valutazione . Mi sembra, e gli interventi che si sono susseguiti lo dimostrano, che in pochi si siano soffermati sul pezzo. Rileggerlo potrebbe essere utile.

  51. ieri ero a Montalcino e sono tornato troppo tardi per intervenire a caldo
    ha risposto a Andrea: ma è proprio perché NON volevamo stroncare nessuno non abbiamo fatto nomi e il discorso è volutamente generale perché molti problemi sono comuni alla categoria “spumante italiano metodo classico” ampia quanto è

  52. ha risposto a Andrea: Abbiamo assaggiato (e trimani ne parla nel suo pezzo) alcuni metodo classico entry level. L’idea era di suggerire qualche bollicina interessante per l’estate. Visto l’esito disatroso (per noi) si è, di comune accordo, pensato di non pubblicare i nomi, per una vecchia regola di buona grazia: “taci se non puoi lodare” e Trimani ha taciuto i nomi. La verità, quella vera è che il pezzo lo volevo scrivere io, che sono meno gentile del Trimani e volevo pubblicare i nomi degli unici prodotti di quella degustazione che per rapporto qualità prezzo si sono rivelati più che dignitosi. Solo che si tratta di prodotti considerati industriali, di aziende che fanno milioni di bottiglie e avreste comunque gridato allo scandalo. Uno è di Franciacorta.

  53. Cristiana Alessandro Vincenzo grazie! mi dispiace avervi costretto a intervenire al posto mio ma sapevo che la la squadra c’è!

  54. ha risposto a Cristiana Lauro: Ok ! Ma sei assaggi non sono pochini per dare certe valutazioni ?
    Quindi dicendo che la qualità non è stata sufficiente da dire i nomi,e siccome volevate proporre delle bollicine per l’estate,se un consumatore volesse delle bollicine italiane per l’estate,deve lasciar perdere ?

  55. ha risposto a Andrea: Andrea se 6 o 11 assaggi sono pochi le scelte per l’estate saranno moltissimo! 🙂
    ero convinto che il discorso nelle sue linee generale fosse chiaro ma vedo che senza “i nomi” non si può vivere, come mai?

  56. ha risposto a Andrea: Scusa Andrea, qui forse sfugge una cosa: questo è un articolo che racconta un retroscena di un assaggio (scatti ne ha fatti altri http://www.scattidigusto.it/tag/assaggi-di-vino/) che doveva avere come tema le bollicine per le vacanze. Un’idea semplice. Prese 11 bottiglie ci si accorge che nemmeno una arriverebbe alla sufficienza. Secondo la commissione di scattidivino, ovvio

  57. ha risposto a paolo trimani: “i nomi” penso sia giusto nei confronti di quei produttori che lavorano bene…e se uno generalizza i Franciacorta,include pure loro..Io non sono (purtroppo) un produttore,ma penso che non sia giusto nei loro confronti..

  58. ha risposto a Andrea: temo che le posizioni siano difficilmente conciliabili
    – i Franciacorta sono solo una parte del discorso che riguarda gli spumanti italiani metodo classico
    – parlare in generale è l’unico modo per segnalare alcune caratteristiche comuni a tutti senza dover parlare di ogni singola referenza (compito chiaramente impossibile)
    – se avessi fatto i nomi avrei di certo potuto danneggiare qualcuno sarei stato impallinato da un’altra direzione e con maggior virulenza, spero che su questo sarai d’accordo

  59. ha risposto a paolo trimani: Sul punto 3 sicuramente,ma dici giustamente che in Italia non sono solo i Franciacorta i metodo classico,ma quelli esaminati da voi sono solo Franciacorta.. Forse degustando più campioni avreste avuto risultati diversi ? Non dico migliori o peggiori,ma diversi ?

  60. ha risposto a Andrea: Non erano solo Franciacorta se leggi bene. erano spumanti generici e di fascia bassa di prezzo. Almeno così ho capito leggendo il post. comunque sia vorrei esprimere solidarietà massima a Trimani, un serio professionista di una dinastia di enotecari molto importanti di Roma, con un grandissimo palato che ha espresso liberamente il suo parere, come fanno tutti coloro che si occupano di critica. Se blindiamo anche la libertà di scrittura stiamo freschi in questo paese! Ma stiamo scherzando?

  61. ha risposto a Andrea: “quelli esaminati da voi sono solo Franciacorta” !? ma lo leggete o no il pezzo… solo franciacorta!? Ma quando mai…
    scusa lo sfogo, ma è frustrante parlare al vento e vedere le parole travisate, secondo me se leggessi il pezzo dall’inizio alla fine senza prevenzioni, mica sarebbe male 😉

  62. ha risposto a Simone Coletti: Spumanti generici di fascia bassa…Allora perchè assaggiare spumanti di fascia bassa e fare un articolo contro le bollicine italiane ?? Non si faceva prima a fare un articolo in favore dello champagne ??

  63. ha risposto a Andrea: gentile andrea,
    visto che siamo un luogo di cui merita non parlare, come dice in altro blog… cosa ci fai così assiduamente sulle nostre pagine?
    Un poco di conseguenzialità, please 😉
    debbo ricordarle i giudizi espressi sul 3D del rossese?

  64. ” parlare in generale è l’unico modo per segnalare alcune caratteristiche comuni a tutti senza dover parlare di ogni singola referenza (compito chiaramente impossibile)” giusto Paolo, ma la piccola ingenuità, non me ne vorrai, commessa dal tuo articolo, è che una degustazione, che prevede un campionario, non è un palre generale. Il tentativo di ambire ad un discorso generale tenendo coperti i vini perchè a tal punto scarsi, è, come dire, un pochino traballante. Vale la solita regola del decano della critica cinematogragica. Se non ti piace un film al punto che te ne vai, non parlarne. Ma se ne parli, scrivi il più bel pezzo della tua carriera.

  65. ha risposto a Andrea: non sei tu “enotecaromani” come dice il tuo link sul nome? quindi se come penso sei tu, hai scritto su un altro blog che non siamo un luogo di cui merita parlare…
    thread è l’esatta locuzione di quello che tutti chiamano erroneamente post

  66. ha risposto a Andrea: di sconvolgente niente, per me… Ma visto che non ti piacciono i giudizi, lì sopra ne hai dati un secchio. Su una tipologia di vini e su un produttore fuori contesto… Ti ricordi la storia della trave nell’occhio?

  67. Non capisco la necessita’ di scrivere un post sul proprio blog invece di intervenire qui.
    Ma a parte che io non riesco a leggere nel pezzo quello che legge ziliani. Non riesco neanche a capire perché difendere la franciacorta, che non era l’unico oggetto dell’articolo, e che non e’ stata generalizzata. Mancano i nomi,e a me sembra una gentilezza nei confronti dei prodottori, ma se questo crea tanti problemi, diteli questi nomi così danneggerete qualcuno veramente.

  68. ha risposto a Fabrizio pagliardi: Grazie Fabrizio, ma vedi siamo all’antica ligi agli insegnamenti per cui parlare male di qualcuno con nome e cognome non ne vale la pena, basta tacere… Altro discorso è un discorso in generale fatto da Paolo su questa tipologia di vini, che partendo da una esperienza specifica, si nutre di una vita di assaggi e di perplessità di molti di noi su molti metodo classico semplici italiani…
    Ha ragione Paolo, se poi i nomi li avessimo fatti sarebbe stato ancora peggio…

  69. ha risposto a Andrea: Non stavo parlando del rossese, ma semplicemente del fatto che TUTTI tranciamo giudizi, talvolta opportuni altre meno… Ecco quelli di Paolo erano opportuni… 😉
    Per quello ti ricordavo la Bibbia e la trave nell’occhio!

  70. Rivedo dopo un po’ di tempo. Leggo che non esistono Champagen decenti sotto i 50 €. Beh io una ventina di nomi li avrei, però perchè divulgarli, dopo tutta la fatica fatta da alcuni per cercarli assaggiarli e importarli; tanto un vino che costa meno di X fa sicuramente schifo, secondo certi ragionamenti. 😉

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