Olio in Umbria. Gaudenzi il locale vs Monini l’australiano

In Umbria, dove la qualità dell’olio è un obiettivo da decenni, un giro per frantoi permette di incontrare l’eccellenza: l’olio della famiglia Gaudenzi di Vocabolo Camporeale, vicino Trevi. 70 ettari, tra proprietà e affitti, un periodo difficile, quello che ha seguito la gelata dell’85, e piccole piante sui 25/26 anni che producono poco. Ma la qualità è di altissimo livello, le olive sono perfette con la raccolta agevolata e la molitura continua. Le varietà sono Moraiolo, quella tipica del luogo, Frantoio e Leccino.

Chiuse di Sant’Arcangelo da monocultivar Moraiolo: decisamente fuori dal comune, una grande rotondità in bocca (mandorla piena), una chiusura dapprima erbacea/metallica che conduce ad una piccantezza molto intrigante. Nella mia personale classifica, è tra i miei preferiti di quest’anno.

La storia divertente di questo frantoio è che l’olio non si trova in giro e bisogna venire qui a comprarlo: “I clienti sono tutti privati che vengono a vedere come facciamo l’olio e, le assicuro, tornano ogni anno”. Parola di Francesco Gaudenzi che racconta con orgoglio la storia della sua famiglia.

La Quinta Luna è un altro strepitoso olio prodotto da Gaudenzi, un blend di Moraiolo, Frantoio e Leccino. Entrambi gli oli sono strapremiati con il massimo punteggio dalle guide degli extravergine.

Non lontani da qui, a Spoleto, un altro tipo di realtà: Monini, vale a dire il 10% della produzione italiana. Maria Flora Pitti Monini ne è la responsabile insieme al fratello Zefferino.

Al frantoio Il Poggiolo sono concentratissimi anche sulla divulgazione della cultura dell’extravergine. Durante l’anno si tengono incontri e conferenze per parlare di nuove tecniche di coltivazione e di lavorazione con chef, gourmet internazionali, corsi di degustazioni e di cucina. Un vero e proprio laboratorio dei sensi.

“Importiamo anche olive perché quelle italiane non coprono il fabbisogno nazionale”, raccontano. “L’olio lo facciamo persino in Australia, sulle bottiglie c’è il canguro, abbiamo 300 ettari pianeggianti dove abbiamo impiantato 110 mila piante di due tipologie originarie di qui: frantoio e leccino. Riusciamo a raccoglierne 90 quintali al giorno, una cosa impensabile in Italia visto il territorio. Ma la vera particolarità è che siccome siamo dall’altra parte del mondo avremo il novello a giugno”.

L’olio sembra di grande qualità ma io mi preparo una bruschettina con il non filtrato della selezione di Zefferino Monini. Il classico olio da mettere ovunque, educatamente piccante. Dei canguri neanche l’ombra, per quelli chi vorrà dovrà aspettare giugno.

 

 



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