Surreale Birra del Borgo! Leonardo Di Vincenzo val bene una messa

Anni fa, parlando di farro e della mia passione per questo frumento, qualcuno mi informò che un micro (all’epoca) birrificio artigianale del reatino produceva una birra al farro: Birra del Borgo a Borgorose. Borgorose ha per me un significato particolare, la mia famiglia da parte di papà ha il suo ceppo proprio a Borgorose, lì ci sono parenti che neanche so di avere, ma so che ci sono e, per dirla alla Palmiro Cangini, “ci ho ragione! E i fatti mi cosano!”

Domenica 8 gennaio la Condotta Slow Food di Ciampino, assieme a quella dell’Alto Molise, a quella Sabina e a quella dei Territori del Cesanese, hanno organizzato una visita guidata presso quello che è diventato uno dei più importanti birrifici artigianali italiani.

Sulla storia brassicola di Leonardo Di Vincenzo e del suo trasformare un hobby casalingo in un’impresa leader in Italia e apprezzata in tutto il mondo, dagli Usa alla terra del Sol Levante, riuscendo anche a far breccia in “tedeschia” e abbattere il preconcetto per il quale gli Italiani il vino sanno fare e non la birra, è stato già scritto in ogni dove, anche su queste pagine grazie a Paolo Mazzola, presente anche lui come organizzatore pratico della giornata e come Cicerone.

Una fama quella di Leonardo che ha fatto sì che in pochissimo tempo si siano dovute chiudere le iscrizioni per superamento della portata massima, come in ascensore… Oltre 50 persone presenti, divise in 2 gruppi. Il primo, quello dei mattinieri, è partito col padrone di casa, e quello dei comodoni poi è stato capitanato da Paolo.

Non appena entrati nel  Sancta Sanctorum della produzione BdB si è colpiti dall’incredibile parallelismo tra la produzione brassicola e quella vinicola. Fusti di maturazione, botti, barrique, e nonostante l’ estrema pulizia, quel sentore di lieviti all’opera.

E proprio di questa affinità Leonardo inizia a parlarci prima di mostrarci il processo produttivo che parte dalla scelta dei malti a seconda della produzione e dalla caratteristica che si vuol dare alla birra, con tanto di assaggio degli stessi, comprese le castagne reatine essiccate usate per la produzione della CastagnAle.

Il giro è proseguito su tutta la catena produttiva, dalla cotta fino ad arrivare ai fusti metallici per la maturazione per spostarci alla fase di confezionamento e maturazione finale in bottiglia.

Per far fronte alla sempre più massiccia richiesta (e si vede che la birra la fa buona…) Leonardo ci ha mostrato l’ ultimo acquisto di BdB: una nuova imbottigliatrice/etichettatrice che rende il lavoro più efficiente e più tranquillo anche per lo staff che segue questa importante fase.

Prima di partire per i beershop e per i locali che servono i suoi prodotti, le bottiglie riposano nella “camera calda” ad una temperatura controllata dove rifermentano e prendono il loro gusto definitivo. Alcune rifermentano già nei cartoni, pronte per la spedizione.

Da questo viaggio nel DiVincenzomondo una cosa che si apprende è che birra artigianale non deve essere abbinata all’idea dell’homebrewer, del dilettante di talento e basta. In Italia, birra artigianale è un modo di concepire la birra, che si stacca da quella industriale, legata ad una tipologia, 2 tiè, Pils e Lager.
Come Leonardo ci ha spiegato, per sua scelta non voleva fare un prodotto che i colossi sanno fare da anni, e bene (vabbè se ne potrebbe discutere, ma il discorso era sulla produzione non sulla bontà) ma un prodotto che in Italia non c’ era. Sua è una delle primissime, se non la prima, birra amara, con una presenza importante di luppoli. Adesso un IPA in produzione non se la nega nessuno, come l’ acqua…

Quindi birra artigianale per scelta stilistica sì, ma anche per produzione, alta in assoluto per soddisfare la richiesta del mercato (BdB ha incrementato la sua produzione del 70% nel 2011) ma rispetto a quella industriale nostrana e non, minima.

Artigianale ma professionale, continua ricerca delle materie prime, sviluppi nella coltivazione autoctona delle stesse e ferma meticolosità nei controlli. Infatti è presente nell’impianto un laboratorio per il controllo qualità e per lo studio dei lieviti, mirato anche alla scoperta, se così vogliamo chiamarla, di un nuovo lievito made in BdB.

Come Peter Parker ha realizzato nella sua prima avventura che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, così Leonardo sa che importanti commissioni, allargamento del giro di distribuzione, contatto ormai indiretto per quasi la totalità dei clienti necessitano innalzamento degli standard produttivi. Senza uscire dal seminato della sua tradizione birraia.

Alla fine del tour guidato c’è stata una piccola degustazione di alcuni dei suoi prodotti, più che altro produzioni recenti.

La nostra piccola ma intensa esperienza papillo-gustativa è iniziata con la variante 2012 dell’Equilibrista, la birra con metodo champenoise sperimentale di Leonardo, nata unendo in parti uguali mosto di Duchessa (la sua birra al farro autoctono) con mosto di uve Sangiovese della tenuta di Bibiano, quindi vino Chianti. Inizia fermentando da lieviti del vino e poi rifermenta in bottiglia con lieviti da Champagne. Riposa un anno in cantina e alla sboccatura si aggiunge ‘liquer de expediction’ a base di distillato di Duchessa. Come diceva Totò “Alla faccia del bicarbonato di sodio!”. Una birra che scende come la birra ma col corpo di un vino. Questa versione di Equilibrista invece è a base di mosto di Malvasia, sempre di Bibbiano, e in percentuale ridotta al 25%…

Nonostante non abbia ancora finito la sua maturazione finale in bottiglia già ci siamo scontrati con un capolavoro allo stato liquido. Già la versione originale mi piacque quando l’assaggiai 2 estati fa a “Birra d’ aMarsi”, ma questa personalmente l’ho gradita ancora di più. Il tipo di uva rende la questa ancor più piacevole, la nota acidula è smorzata appunto dall’accordo maggiore della Malvasia. Colore, odore e sapore mi davano più l’idea di un vino birroso, aspettiamo con ansia la bottiglia definitiva, la versione utimate. Amore al primo sorso!

Il secondo assaggio è stato invece per la SurReAle, che altro non è che la mamma di tutte le birre di BdB, la ReAle, fatta riposare per 6 mesi in botte usata per l’invecchiamento di distillati, che rifermentando prende una leggerissima gasatura che esalta le note della maturazione in legno ed una piacevole e sottile vena acida. Bel colore classico di ReAle, ambrato arancio carico. La vena acidula ma non invadente come se fosse una sour si avverte ma è accompagnata da un sentore caldo, legnoso. Mi ricorda le caldarroste, ma quelle buone davvero, in Lazio Sabina e Tuscia. Chiedo a Leonardo di che legno è la botte, e lui mi risponde castagno. Mi dico fra me e me: “F*ck Yeah!”

Il gruppo guidato da Paolo Mazzola, invece, assieme all’Equilibrista prova un blend nato dalla fusione di 25 dodici invecchiata e 25 dodici nuova. Lo riporto per dovere di cronaca ma non ho avuto l’onore di assaggiarla…

Per tutti anche My Antonia, l’Imperial Pilsner nata in collaborazione con la statunitense Dogfish Head, partner che la produce per il mercato stars and stripes, uno dei cavalli di battaglia di BdB.

Ma al seguito del padrone di casa ci avviciniamo verso una botte di legno dove sta riposando una delle novità 2012, la variante annuale che Leonardo fa della sua ReAle originale in occasione del BdBDay, la festa di compleanno del birrificio. La ReAle 7° anniversario!!!

Per ovvi motivi questo assaggio è stato fatto in stile calumet della pace, Leonardo ha mesciuto un bicchiere che poi ha diviso in tanti mini assaggi per noi tutt’attorno pronti col nostro di bicchiere a raccogliere il prezioso liquido. Anche questa deve maturare ancora, maggio è lontano, ma già si è fatta apprezzare. Con la ReAle 6° anniversario che già è un birrone come partenza era anche logico, ma come sempre, non scontato.

Fare commenti è quantomeno prematuro, anche se sono positivi. Aspettiamo la versione ultimate anche di questa. La cosa che ho sentito e gradito comunque, lasciando scaldare il bicchiere nelle mani, è stata una nota neanche troppo velata di legno, di corteccia; un po’ la sensazione che si ha appena si inizia a mordere la radice di liquirizia e si rimane in superfice coi denti, senza che il sapore vero della liquirizia arrivi, tipo toccata e fuga.

La mattinata a LeonardoDiVincenzocity è terminata. Come nelle migliori gite da Padre Pio a £ 9900 tutto compreso con una simpatica dimostrazione di prodotti per la casa dei favolosi anni 80, con la spesa… e che un cartone misto di birre dalla ReAle all’ Equilibrista non te la fai? Bauscia!

Lasciamo il nostro ospite per il pranzo, organizzato sotto suo consiglio, presso la “Locanda dei Briganti” a Torano, a meno di 3 chilometri dallo stabilimento. Locale rustico il giusto, menu ottimo e abbondante. Fare l’ elenco delle pietanze sarebbe tedioso e basta. In sintesi: antipasto, 3 primi, arrosto di carni miste, contorni misti e dolci secchi, il tutto annaffiato da ReAle.

Vince il (mio) premio bontà della giornata ex equo la Pajata, una delle portate dell’antipasto (che da solo bastava a soddisfare la fame), fatta non in umido come la si conosce comunemente, per poi farci i famosi rigatoni, bensì alla cacciatora, in bianco con il sughetto di se stessa sotto bello condito, un padellone di quella con un filone di pane bono (Lariano o Napoli) per il mio regno!

Ma parlavo di un ex equo: i maltagliati all’ Amatriciana…. Cciloro! Sugo che non navigava nell’olio, e già qui secondo il mio metro, hai vinto. Giusta piccantezza che rimane in bocca ma non ti fa chiamare il 115, guanciale non grasso e basta, diciamo di sostanza, e il maltagliato che fa sempre la sua porca figura diciamolo…

Menzion d’onore per uno dei dolcetti, delle noci che fino a quando non le prendi in mano dici che sono noci, per poi scoprire che sono biscotti ripieni di crema al cacao e granella di nocciola, avete presente il Tronky? Portato a ennesima potenza! Brindisi finale con una Magnum di 25 dodici gentilmente offerta da Leonardo Di Vincenzo.

E come sempre… andare a BdB val bene una messa.

(Adriano Desideri)

Foto etichetta Surreale: Marco Cenci

 



4 commenti su “Surreale Birra del Borgo! Leonardo Di Vincenzo val bene una messa

  1. Buona serata una riflessione ma una birra, così luppolata, questo amaro estremamente indotto, ma non e’ come nel vino la barricque. Non e’ un operazione maquillage, accetto critiche, ma vorrei aprire una discussione. Ciao Lido .

  2. Non ho ben capito se lo asserisci o lo domandi e ti sei scordato i punti interrogativi, comunque in ogni caso c’è poco da discutere.
    La luppulatura o l’ extraluppulatura è uno stile di produzione, sicuramente in parte è moda, le IPA originale non erano amare come molte di quelle attuali, quello è vero; ma nonostante ciò non trovo motivo di discussione o altro.
    La questione rimane una, o la birra è buona o non lo è, il resto rimane gusto personale e ognuno ha il suo.

  3. Adriano complimenti per il pezzo sicuramente ben fatto, sul gusto avrei idee diverse, spesso è condizionato da mode, vedi appunto vino in barrique, io domando da appassionato di vino, e molto meno di birra, l’operazione luppolo, o queste super luppolature, non fanno effetto coprente, non alterano non coprono i vari sentori, per omologare tutto ad un amaro indotto.
    Non vorrei che fra alcuni anni poi si dica: è ma quelle birre non si possono più bere, è già successo col vino. ciao Lido.

  4. Fin quando il prodotto che viene servito rimane di alta qualità, bevibile, e anche commercialmente valido per tutta la filiera produttiva e distributiva, va bene.
    In molti auspicano una controtendenza di queste IPA a IBU elevato, in parte pure io ma poi, a mente fredda, un pub o beer shop che si rispetti offre una grande varietà che uno non è obbligato a bere una cosa e basta, è finita l’ epoca del locale con 3 spine, bionda, rossa (che speeso era un Ale ambrata carica, vedi la New Castle…) e doppio malto; 4 se servivano pure la nera, visto che erano così che venivano catalogate e ancora così purtroppo si sente chiedere ai banconi e ai tavoli.
    Gli stessi mastri birrai offrono tutto per tutti alla fine.
    Ho imparato (almeno spero) che se il prodotto di base è buono, ben fatto, le varianti sul tema saranno comunque buone, gli esperimenti falliti rimangono nei laboratori, come dice Leonardo Di Vicenzo, che usa il vecchio birrificio per gli esperimenti appunto, quelli degni di essere fatti assaporare vanno in produzione, breve one shot, stagionale o fissa.
    La birra è la bevanda del popolo, quindi è democratica.

    Ciao

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