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Gola vs freddo. I fratelli Costardi, il riso e la Coca Cola
DI Vincenzo Pagano - CANALE Scatti di stile -
lunedì, 6 febbraio 2012 | ore 8:30

La neve e il freddo di Milano, palcoscenico di Identità Golose 2012, mi ritornano indietro immagini di piatti fumanti. Risotti innanzitutto. I Campioni del risotto? Mi verrebbe da dire Christian e Manuel Costardi, i due fratelli vercellesi dell’hotel Da Cinzia (anni ’60 per comprendere da dove parte la cultura dell’accoglienza) con un ristorante solido e stellato (1 Michelin nel 2009) e uno dei primi racconti di Scatti di Gusto. Parliamo ancora di famiglia, di tradizione e di innovazione come già detto con Andrea Sarri e i fratelli Colleoni. Il pretesto per porre 10 domande è ancora una volta il calendario del The Cube il ristorante di architettura parassita che domina il Duomo di Milano. Un’installazione temporanea che con la sua studiata precarietà temporale richiama l’attenzione su nuovi concept di ristorazione. Ristorazione che ha i suoi riti e il suo luogo di celebrazione in Identità Golose, il congresso che ogni anno fa il punto sullo stato dell’arte e getta l’occhio al futuro. Costruito da giovani come i fratelli Costardi che hanno sempre la Coca Cola in frigo e ritengono che di gola si possa solo godere e al limite rinunciare a mangiare. Come dare loro torto?

- Franca Formenti. La prima volta che hai cucinato quanti anni avevi?
Christian Costardi. A 3 anni con il Dolce Forno.
Manueli Costardi. 9 anni.
- FF. Quando fai la spesa compri anche junk food?
CC. Assolutamente sì.
MC. Solo junk food!
- FF. Cosa hai imparato dal cibo?
CC. Dal cibo ho imparato una cosa fondamentale nella vita: il rispetto.
MC. Tutto.
- FF. 3 cose della tua cucina che faresti /vorresti sempre?
CC. Il riso lo farei e lo vorrei ovunque. Mio fratello lo vorrei sempre quando sono in cucina. E la serenità che mi dà il cucinare.
MC. Ridere, piacere di lavorare, emozionare.
- FF. 3 cose della tua cucina che non rifaresti mai?
CC. Farei tutto anche le cose peggiori che ho visto e i periodi più difficili e pesanti che ho vissuto a Venezia quando a 20 anni ero l’aiuto chef nella West Union. Perché tutto quello che mi è successo mi ha portato a essere quello che sono ora.
MC. Niente.
- FF. Nel tuo frigo di casa non manca mai?
CC. La Coca Cola. Mentre per quanto riguarda il mio lavoro non manca mai la verdura perché per me è un elemento importantissimo nella mia cucina.
MC. Estathé al limone e Coca Cola.
- FF. Qual è la differenza per te tra la fame e la gola?
CC. Di fame si può morire e di gola si può soltanto godere.
MC. Quando ho fame devo per forza mangiare altrimenti svengo. Con la gola invece posso anche rinunciare a mangiare.
- FF. Il primo libro di cucina che hai letto?
CC. Le ricette di Auguste Escoffier.
MC. I libretti di cucina che si leggono da piccolissimi, quelli con le illustrazioni e i disegni.
- FF. Finisce il petrolio …finisce la tecnologia e cioè il prolungamento del nostro corpo… pensi che saresti in grado di deliziare i sensi ugualmente anche senza gli attrezzi che usi quotidianamente?
CC. Sì e non vedo l’ora che accada perché è ora di tornare a vivere una vita più “terrena” e meno tecnologica di come la stiamo vivendo. Anche se io sono un amante della tecnologia totale. Vivo con l’iPad,con l’iPhone, però a volte mi rendo conto che stiamo diventando schiavi di tutto quello che ci circonda e perdiamo la sensibilità di quello che è realmente la vita.
MC. Ovvio, sempre.
- FF. La fame è l’anima del commercio. Il cibo è da sempre il business più grande del pianeta… sarete voi a rialzare l’economia dell’Italia?
MC. se l’italia ce lo permette, sì. Io penso che l’Italia abbia un unico potenziale: il turismo. Soltanto che non ha ancora capito come usarlo al meglio. Finché fanno di tutto per opprimere l’impresa turistica e trattano le imprese turistiche come le grandi fabbriche, come le grandi aziende non andremo mai da nessuna parte.
MC. Speriamo, se qualcuno ci aiuta!
(Foto e intervista: Franca Formenti)
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