Valentina Nappi più che gastrofighetta è diventata gastro-pornostar dopo aver cenato a El Bulli

Valentina Nappi è una giovane donna ventenne, anzi, pornofemmina napoletana, come si definisce, che sembra quasi costruita da uno smanettone del marketing. La domanda a leggere il suo blog In punta di capezzolo è semplice: possibile che sia tutta vera?

Non lei nelle sue fattezze, ma nella logica del passaggio dall’attività intellettuale e di studio, con una dichiarata propensione per l’arte e per il design, al tentativo di sdoganare, non legittimare, la pornografia. L’eguaglianza arte=consumo non funziona o non è così immediata. Un atteggiamento artistico sembra quasi in contraddizione con il consumo che la pornografia sottende. Da una parte il gesto esclusivo, irripetibile, dall’altro la replicabilità all’infinito. Va meglio, forse, con il design che punta proprio alla serialità.

Senza tergiversare, perché interessa discorrere qui di Valentina Nappi?

Non tanto e non solo perchè ha commentato un paio di post su Scatti di Gusto, quello di una ricetta di Umberto De Martino ad Amalfi e quello relativo a Sud di Marianna Vitale (con link a post sul proprio blog: Sud a Quarto e la Dolceria dell’Antico Portico ad Amalfi).

Ma perché ha confessato sul blog del Corriere della Sera, Articolo 28, che sogna di essere una pornostar causa una cena a El Bulli.

Dicembre 2009. Girona. Pomeriggio. Taxi per Roses, Cala Montjoi, Ristorante El Bulli. Inizio della cena. Urto frontale con le emozioni più potenti che una pratica umana contemporanea possa procurare. È l’inizio, per me, di un filone d’evoluzione cruciale, che mi porterà ad essere la giovane donna che sono, fieramente votata a un’attività la cui rilevanza è ingiustamente misconosciuta o fraintesa: la pornografia. Si parte da qui: da El Bulli, da Ferran Adrià. Mai avevo pensato che della “roba da mangiare” potesse dare tanto.

Il cibo come via alla sensualità hard, più porn che food.

Il mio sogno sulla pornografia nasce dall’esperienza per me folgorante della cucina di Adrià. Mi sono chiesta: perché non anche nella pornografia un fermento analogo?

In linea con quanto dichiarato qualche mese fa a Agora Vox

Mi piacerebbe sfatare il mito della napoletana tradizionalista, pudica e monogama. Mi piace pensare che il sangue partenopeo sia quello degli antichi.. e Pompei all’epoca voleva dire raffinatezza, edonismo, lussuria

Che al tempo del web 2.0 viene sintetizzato in Istruzioni per avere qualche possibilità di uscire con me. In cui si nota in un commento la sua indicibile gastrofighetteria.

Al Noma sono già stata una volta. Definire quella cucina “cucina danese rivisitata da un albanese” denota il non essere addentro all’alta cucina e non capirne un bel niente. Perché parlare a vanvera, allora? Quanto al design del locale, è sì “spartano” ma allo stesso tempo eccellente. Denota cultura, anche del design.

O la sua voglia di distinguere tra cucina tradizionale e cucina innovativa, il tema su cui sono stati sprecati fiumi di byte.

Credo che il “ritorno alle origini e alla semplicità” sia quasi sempre più modaiolo e più costruito della cosiddetta “innovazione”. Fermo restando che anch’io apprezzo una gran cucina di impostazione tradizionale, talvolta. Però non si tratta affatto di cucine “semplici”.

Ora immagino la riprovazione di moltissime donne (che in parte posso già condividere sull’assunto ma se questa Valentina ha tanta capa – testa –  perchè non la fa funzionare di più di altri organi?), ma penso che altrettante gastro-strippate rimarranno fulminate da una sua confessione intima. Al punto 7 delle istruzioni d’uso per cercare di farsela dare c’è l’avvertenza che tutti i gastrofanatici sanno di dover soffiare nell’orecchio della propria amata – amante del cibo:

Se vi piace la nutella, scordatevi di mettere le mani sulle mie tette sode, floride e gonfie.

Detesto ASSOLUTAMENTE E SINCERISSIMAMENTE la nutella. Le creme alla nocciola e cioccolato che mi piacciono sono ben altre.

Sono appassionati di alta cucina e di prodotti gastronomici di un certo livello. La nutella mi fa lo stesso effetto che fa la musica di Britney Spears a un estimatore di Karlheinz Stockhausen (e in effetti sono anche un’estimatrice di Karlheinz Stockhausen).

C’è sempre un quid di riprovevole anche in Stockhausen, appena un movimento di ciglio prevenuto.

Ma passa appena leggi l’invito a frequentare la tavola di Marianna Vitale

Prenotate un tavolo al SUD ristorante e recatevi a Quarto sicuri di passare un po’ di tempo nel segno di una napoletanità sfiziosa e, azzarderei, anche un po’ sexy (come solo certa napoletanità sa essere)…
Viva Marianna Vitale, viva il suo SUD a Quarto e viva la napoletanità fresca e frizzante! ;-)

Non so cosa penserete di questo matrimonio tra cibo e pornografia ma due potrebbero essere le strade:

“Il numero dei commenti la dice lunga su quanto si faccia di tutto per trasformare i pixel in carne” [cit. dal blog di Valentina]

oppure

‎”Amo i solitari, i diversi, quelli che non incontri mai. Quelli persi, andati, spiritati, fottuti. Quelli con l’anima in fiamme”. [Charles Bukowski]

E ci manca sapere cosa abbia mangiato Valentina in quella sera del 2009 a Cala Montjoi per sognare a 19 anni di diventare gastro-pornostar più che gastrofighetta.

Aggiornamento. Sembra che Ferran Adrià non sia stato in cima ai suoi pensieri in Tv da Luisella Costamagna.

[Foto: Nino Dattola]

Tag suggerito: Ferran Adrià

 



27 commenti su “Valentina Nappi più che gastrofighetta è diventata gastro-pornostar dopo aver cenato a El Bulli

  1. tette sode, floride e gonfie. Saranno pure sode ma tutto questo gonfiore non lo vedo. Mi aspetterei un Montblanc da una gastro-pornostar

  2. non ho parole ! come ci siamo ridotti ! non puoi mettetre le due cose tra arte e pornografia ! sono ben diverse !pensaci e riflettici un pò dopo capirai

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