Sport Your Food. Bottura, Bowerman e Cogo con arte alle Olimpiadi 2012

L’artista è figlio dell’artigiano, in senso anagrafico.

L’artigiano, da membro adulto della famiglia, produce; l’artista, invece, si porta dietro un’espressività infantile che gli permette di creare (non sempre con risultati immediatamente comprensibili).

Diceva di sé il poeta gallese Dylan Thomas: “Dentro di me albergano una bestia, un angelo e un pazzo, la mia indagine riguarda le loro opere, il mio problema è soggiogarli vittorioso, scaraventarli 
a terra e risollevarli, la mia fatica è la loro espressione”.

Alla presentazione della mostra Sport Your Food bastava guardare il giovane chef Lorenzo Cogo mentre realizzava il suo piatto per vedere il Thomas in versione culinaria.

Sarà per i suoi 25 anni, che sicuramente si portano dietro strascichi di adolescenza dirompente, ma nei gesti del ragazzo era sintetizzata proprio quella lotta di cui parla il poeta, la volontà di realizzare una convivenza tra il razionale e ciò che di infantile e ludico qualcuno ha la fortuna di percepire dentro di sé anche in età adulta.
 Da bambini si fanno “pasticci”, il cibo è manipolazione, è materia da sperimentare non solo a livello gusto-olfattivo, la conoscenza che se ne fa non è ortodossa. 
Cogo si può permettere di mantenere questo approccio e di farsi aiutare, non da fate e folletti come nei sogni dei bambini, ma da un medico e uno scienziato.

Dopotutto, gli hanno chiesto o no di pensare a un piatto ispirato a una disciplina olimpica? E lui cosa poteva realizzare se non un raviolo liquido a base di funghi e amminoacidi? Il demone (nell’accezione greca del termine) che gli brilla negli occhi ha dato vita a uno spettacolo in termini di preparazione e di risultato visivo. Certo, per quanto mi riguarda, al gusto nessuna soddisfazione, anzi l’assaggio del bicchierino mi ha, per così dire, disturbato: ma non credo che l’obiettivo di Cogo, ieri, fosse quello di scatenare le papille gustative degli astanti.

La mostra Sport Your Food ha messo insieme cinque chef e cinque artisti con l’intento di far dialogare diverse forme di espressione e realizzare opere che si ispirassero a discipline olimpiche.

A mio modesto parere, il pretesto è un po’ tirato per i capelli, arte e cucina indubbiamente dialogano, soprattutto a certi livelli, ma le discipline olimpiche mi sembrano più tema da spot della Barilla o della Nutella.

Comunque sia, il risultato è interessante.
 Lorenzo Cogo e Silvio Giordano hanno toccato il tema del doping (da qui l’apporto di amminoacidi sotto forma di raviolo); Cristina Bowerman e Fulvio di Piazza hanno dato una rappresentazione del lancio del disco; Massimo Bottura e Gregg Lefevre si sono cimentati con il salto con l’asta. 
Mancavano all’inaugurazione lo chef coreano Hooni Kim che, con l’artista Shigeru Oyatani, ha reso un’interpretazione del tiro con l’arco; e lo chef portoghese Nuno Mendes che, con l’artista Gayle Chong Kwan, ha illustrato il nuoto sincronizzato.

Parliamo dei presenti, oltre a Cogo.

Su Bottura spenderei una definizione che ritengo sintetizzi benissimo il suo valore: è indubitabilmente un figo. Non da calendario, s’intende. Il fascino discreto dello chef migliore del mondo (vi consiglio di leggere l’intervista sul mensile E di agosto 2011, se riuscite a recuperarla) a cui basta uno sguardo per farti percepire una profondità che va ben oltre la gastronomia. Purtroppo i suoi croccantini di foie gras con aceto balsamico di Modena invecchiato quarant’anni non erano presenti nel desco. Ma bastava anche solo lui a spiegarci perché ha scelto il salto con l’asta, come metafora della volontà di realizzare i sogni attraverso la cultura che permette di superare i propri limiti.

Abbiamo potuto assaggiare, invece, la creazione di Cristina Bowerman, il BLT all’italiana, rivisitazione del classico sandwich americano Bacon, Lettuce, Tomato. 
La Bowerman tratta la materia prima con istinto materno, è palese la differenza che passa tra questo chef donna e i suoi colleghi uomini. Non intendo nel risultato ma nella preparazione.
 Gli uomini sono dominatori della materia, anche la cucina è un esercizio di potere. La Bowerman ne ha una cura che quasi dispiace mangiare le sue creazioni. Nella video ricetta, un’estrema delicatezza nell’illustrare la preparazione, nella voce, nei modi. Per realizzare il suo panino-disco, ha aspettato il rigoglio naturale dell’elemento “prato” (15 giorni); infatti, la versione presentata ieri, era stata adattata alle contingenze.

Tra l’altro, a proposito di bestie, angeli e pazzi, la Bowerman è laureata in giurisprudenza e Bottura aveva intrapreso il medesimo percorso di studi: cosa non scatena il diritto privato, alla faccia di quelli che dicono che legge è noiosa (ovviamente sono laureata in giurisprudenza).

Cito anche la creazione di Gayle Chong Kwan che ha accompagnato lo chef Nuno Mendes. L’artista realizza opere che derivano da prodotti di scarto, residui di cibo e materiali recuperati. In mostra, la casseruola con paesaggio acquatico, affascinante nella sua semplicità.

La mostra è molto valorizzata dalla presenza degli ologrammi di chef, artisti e curatori che dialogano sulle opere create, sull’arte e sulla cucina.
L’ambiente ha una sua accessibilità, non è eccessivamente elitario. Anzi, gli chef mi sono sembrati tutti estremamente disponibili e poco star. Interessante il catalogo, piacevole da sfogliare anche per i profani.

 [Immagini: Stefania Cappellini]



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