Un marziano a Roma/70 Brò Porta Portese, bistrot dal conto onesto

“Testardo come un marziano”, così andrebbe modificato il vecchio adagio popolare una volta appurata l’esistenza dei marziani e toccata con mano l’insistenza del nostro Qwerty.

L’altra sera ascoltavo in santa pace Transformers di Lou Reed, con un buon gin tonic in mano e comodamente spaparanzato sul divano, quando il mio iPhone ha iniziato a squillare all’impazzata (con la suoneria di allarme impostata per le chiamate intergalattiche). “Ecco Qwerty”, mi son detto, ma questa volta non ci casco, lo sbologno a qualche altro amico… Niente da fare, vuole sfruttare la rinnovata primavera per passeggiare adagio con la mia Vespa rossa e non vuole sentire scuse.

In tono non proprio gioviale lo invito a casa per un secondo giro di gin tonic così da assicurarmi ancora qualche minuto di relax.

Questa sera si cena da Brò Porta Portese, ristorante “bistronomico” fondato dal sous-chef di Beck Fabio Pascucci, Fabio Rossi ed Emanuele Maggio (lo chef che da poco ha sostituito Giuseppe de Rosa), in quel di Porta Portese.

Il marziano e io arriviamo puntuali all’ora della prenotazione, una sorridente cameriera ci accoglie. L’impressione è subito quella di un locale che si discosta dalle ultime aperture romane, con un taglio spiccatamente moderno ed una proposta centrata sul tema della bistronomia, declinata in chiave locale tanto per prodotti che per ispirazione.

Interessante la carta dei vini (pare che ci sia lo zampino di Marco Reitano della Pergola) ed estremamente piacevole anche il servizio che scorre liscio e professionale non senza dare spazio a qualche momento di ilarità!

Il menu ha una impostazione diversa, scandendo le portate per tipologia o tecniche di cottura; dopo un attento studio partiamo.

Fritto di totanetti e carciofi con gelato di peperone. Asciutta e fragrante la frittura, con il totanetto per nulla tenace, il carciofo ridotto in chips croccantissime, scorzette di agrumi a profumare ed il gelato di peperone con il leggero agro-dolce adeguato a ripulire il palato.

Spaghetti ajo e ojo con scampi arrostiti e mollicata di pane. Piatto ispirato all’esperienza maturata da Pino Cuttaia dello chef; freschissimo e piacevole con la nota gagliarda dell’aglio, un peperoncino ben scolpito, il minimo utilizzo del concassé di pomodoro a creare la giusta acidità e gli scampi a conferire eleganza ad un piatto godibile e di pancia, in cui la cottura esatta della pasta non è svilita da una mantecatura arrogante.

Fagotelli Brò. Se il pensiero va subito a La Pergola siete sulla strada giusta, la preparazione è proprio quella del maestro Heinz Beck, con i tortelli dalla farcia liquida stesi molto sottili, adagiati su una salsa cacio e pepe ed arricchiti da un buon guanciale brasato e da croccanti chips di carciofo; non c’è che dire un piatto che da soddisfazioni.

Baccalà confit con crostoni di pane alle olive e mousse di cavolfiori allo zafferano. Ottima la cottura del baccalà che conserva umidità e morso, buono l’abbinamento con la mousse di cavolfiore, non pervenuta l’esigenza di inserire il crostino di pane con patè di olive nere.

Tiramisù Brò. In un locale che si pone come luogo della bistronomia romana non poteva mancare questo caposaldo di tutti i menu capitolini; servito in una tazza da tè con l’ottima crema al mascarpone strabordante ed un giusto dosaggio del caffè, si conferma un dolce che quando è ben eseguito sa farsi molto apprezzare.

Terminata la bottiglia di Pacherhof, si conclude con la piccola pasticceria offerta, così come offerto è stato l’appetizer iniziale.

Qwerty è contento e – udite udite – per la prima volta si offre di pagare un conto onesto con la sua carta di credito MasterCentauri.

Prima di andare via scambiamo due chiacchiere con lo chef seduti al bel bancone posto all’ingresso del locale, quindi inforchiamo la Vespa ed andiamo alla ricerca di un locale testaccino dove finire la serata.

Brò Porta Portese. Largo Alessandro Toja 2/3, 00153 Roma. Tel. +39 06.5813500



mercoledì, 9 maggio 2012 | ore 18:31

4 commenti su “Un marziano a Roma/70 Brò Porta Portese, bistrot dal conto onesto

  1. Direi tutto decisamente godereccio, su tutto pongo quei fagottini che al solo pensiero del liquido insider mi sento invaso da persistenti brividi. Altra leccornia che provoca la mia invidia per voi che l’avete assaggiata, è il debordante tiramisù che appare della giusta cremosità , perfetto anche nel colore. Bistrot che andremo a bisitare con baccanali intenti. Grazie

  2. Posto non male, ci sono andato un apio di volte e non ostante una posizione strampalata offre addirittura un piacevole dehor estivo. Buona cucina e conto onestissimo!

  3. Delusione , dopo aver letto questo articolo , incuriositi siamo stati in questo locale , onestamente le aspettative erano molte , ma in realta si è stata una vera delusione. Spaghetti ajo e ojo con scampi arrostiti e mollicata di pane erano dominati esclusivamente dal sapore dell aglio , olii utilizzati ed offerti nel locale (solo 3 tipi ) senza nessuna pretesa. la fruttura anonima servita in un piccolo cartoccio. I Fagotelli Brò pieni di pecorino che copriva ogni altro ingrediente..Unica cosa piacevole è stata la simpatica presenza della ragazza ( sommelier) che ci ha fatto terminare la pessima cena con un ottimo distillato di pere di Capovilla.

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