E se il vino perfetto del Piceno fosse il bordò invece del Montepulciano?

Appena valicato il Tronto, in un rincorrersi di colline affacciate sull’Adriatico, inizia il Piceno. Sole a palla, terreno sabbioso, la brezza del mare e le notti tiepide, scolpiscono vini potenti, estratti, segnati da una mano umana forte e chiara. L’irruenza del montepulciano, allevato a rese bassissime su quel pedoclima, viene domata spesso da surmaturazioni e dolcezze di legno, per vini che alla fine mi sembrano ogni volta interessanti, ma tecnici e certo non dei campioni di bevibilità.

Da anni il vino di quel territorio è un montepulciano potente e concentrato. Gestito in surmaturazione evidente, parlando con amici produttori mi dicono che è inevitabile, perché questa uva meravigliosa, per raggiungere qui la giusta maturazione polifenolica deve necessariamente spingersi ai limiti della surmaturazione. Ora io mi sbaglierò, ma non credo che la surmaturazione possa diventare una tecnica enologica, ma sia essenzialmente un difetto. E che se si lasciasse la pianta libera di portare i giusti frutti in maniera armonica, senza pretendere concentrazioni eccezionale, il problema sarebbe risolto.

Ma prendendo per buono l’inevitabilità della surmaturazione, mi viene da pensare che forse questo dolce territorio in realtà non sia perfetto per il montepulciano. Del resto da quanto si coltiva da quelle parti? Poi la folgorazione, come sempre da quel fenomeno di Marco Casolanetti,  padre padrone del Kurni il prototipo di montepulciano dolce e potente. Uomo di rara passione e competenza enoica, con cui è sempre un piacere confrontarsi. Il suo Kupra è una meraviglia, già il 2008 era convincente e succoso, tutto nervosismo e frutto. Ma il 2009 assaggiato in una bella sera a le case di macerata è una vera folgorazione.

Il Kupra è una grenache o cannonau, o meglio come si diceva da quelle parti Bordò. E si, perché parlando con Marco scopro che nel Piceno quest’uva mediterranea e succulenta, viene coltivata da sempre e poi soppiantata da cloni più produttivi. Casolanetti ha recuperato una vecchia vigna e avviato il suo sogno di 1500 bottiglie di Kupra. Ma ha fatto di più, ha reimpiantato e recuperato vigne di grenache in molte delle aziende che segue. Così i Casolanetti Boys (piceni invisibili) stanno per uscire con le loro otto grenache, recuperando questo vitigno. E se fosse questa l’uva perfetta per questo territorio, se i suoi sentori mediterranei e caldi si attagliassero perfettamente al clima e terreno di questo spicchio di Marche?

Dall’assaggio del Kupra 2009 non ho dubbi. Un vino fantastico, al naso note pimpanti di frutti rossi, erbe mediterranee e macchia. In bocca è succoso e suadente, entra su dolcezze di frutto struggenti, per poi virare sull’acidità e una nota ematica. La trama tannica è fitta e piena senza cedimenti, ma mai eccessivamente potente. Un vino in perfetto equilibrio, malgrado il corpo imponente. Già buono ma diventerà buonissimo.

Diavolo di un Casolanetti, ora si che sono curioso di assaggiare le altre grenache. E se le Marche basse fossero in realtà uno spicchio di rodano del sud?



27 commenti su “E se il vino perfetto del Piceno fosse il bordò invece del Montepulciano?

  1. che poi non credo sia bordò, ma invece burdo o burdu, con tutt’altro significato.
    così mi disse qualche anno fa Kasolanetti (ma la k, per coerenza, chi la leva più…)

    bravo bocchetti, perché sti ragionamenti che ci facciamo nelle nostre lunghe ore di degustazione è anche bello condividerli! g

    • grazie Giorgio… a girare bicchieri sono boni tutti (o quasi), ragionare e farsi domande è un po’ più complicato… Grazie per le foto quello di Kasolanetti è irrinunciabile, come il suo Kupra :D

  2. sono curioso. Non ho sempre amato il Kurni. Ma la tua descrizione mi solletica le papille.
    Diavolo di un bocchetti in una botta sola tagli fuori la concorrenza del Montepulciano fuori dall’Abbruzzo e butti una pucle nell’orecchio a parecchia gente.
    Concordo con te su buona parte dell’analisi sopratutto quella che definisce, leggo tra le righe il piceno come lo scimiottamento del teramano. Il che la dice lunga.
    Ora ci siamo fatti un sacco di amici in due.

    Abbracci

  3. Ciao Box,
    Kupra o Kurni non fa differenza: due “vinoni” pazzeschi…
    Nelle nostre cene abbiamo parlato spesso dei vini di Marco e sempre in modo lusinghiero. A te piace il Kasolanetti enoico, a me i suoi vini.
    Ho tutti i Kurni prodotti tranne la prima edizione… Vado a caccia del “97 da due/anni ma niente da fare… O me la apre Marco quando vado a cena in quel posto stupendo o rimarrà una chimera.
    E poi, da giornalista eno-gastronomico in Ambra quale sei, dovresti dare anche l abbinamento per il Kurni: pollo ruspante al forno.
    Connubio perfetto.
    A presto

    • Io le ho tutte, dicasi tutte e con Casolanetti le abbiamo aperte tutte già due volte. da me in Osteria.
      Sono disposto anche a portarle nelle Marche da Casolanetti per una bevuta collettiva solo per veri ed indiscutibilmente amanti dei vini di Oasi degli Angeli.
      Mi rifiuto di darli per provare a convincere chi ancora è scettico o dice che son dolci, che sono imbevibili, che sono troppo, etc etc etc.
      Tanto ormai l’ho capito di non capire un ca@@o di vino e che capiscono solo i soliti enocattotalebani, ma per me il Kurni resta un vino “Patrimonio dell’Umanità”.
      .
      Torniamo al Kupra, è un vino immenso, bevuto più e più volte, nelle poche annate prodotte. Secondo me abbisogna di fare più bottiglia del Kurni, ma è godibilissimo sin d’ora.
      .
      Ciao

      • Caro Vignadelmar, anke io ho almeno assaggiato tutti i Kurni, ma se nella tua Osteria si potesse bissare con una verticale in presenza anke di Sua Maestà Marco, ti prego di farmelo sapere!!!
        X il Kupra ho bevuto la prima annata all’Oasi, ma secondo me meritava di essere stappata dopo almeno un paio d’anni visto la tannicità ancora un po’ grezza…certo se si potesse aprire ora :))))
        Ciao a tutti

  4. vignadelmar sta calmo! kurni è un vino con molta dolcezza. questo è un fatto. Poi che kasolanetti riesca a costruire una architettura miracolosa (legni, acidità, frutto, ecc…) un altro fatto. Diciamo che è un vino unico ed inimitabile (e ci sono molte vittime nel piceno…) e che secondo me è anche testimone di un tempo dove quel vino era al centro di un modo di pensare il vino. oggi io trovo più moderno il kupra, un vino balsamico e sfaccettato dove la dolcezza è una dolcezza glicerica (questo me lo ha insegnato cappelloni sul rodano…) e non una dolcezza di zuccheri. E infatti il finale del kupra vola! Giorkio (na k la vogli pure io!)

    • Guarda Giorgio che io sono calmissimo. Sui presunti “fatti” io spesso ho opinioni assai diverse.
      Detta in tutta onestà me ne frego se sia più o meno moderno o sia o non sia al passo con i tempi…quali tempi poi ? Boh.
      A me piace terribilmente tanto, ne vendo in “discrete quantità” e chi se lo beve e lo paga non mi ha mai menato, anzi. Certo, per provarlo al massimo della sua espressività bisognerebbe berlo con parecchi anni sulle spalle, come tanti altri blasonatissimi vini. Solo che verso quei vini tutti sono molto indulgenti e ben disposti ad aspettarne la giusta maturazione, per il Kurni stranamente molti pretendono che sia pronto subito.
      Ma va bene lo stesso, rimango a disposizione per bercelo tutti assieme appassionatamente.
      .
      Ciao

      • Vigna io come ben sa kasolanetti, non sono un particolare fan del Kurni. Per me veramente troppa dolcezza, estratto e legno per un Montepulciano. Però gli riconosco una capacita di state in piedi e essere piacevole che a quelle concentrazioni e maturazioni è veramente magica e figlia della grande sensibilità eonica di Kasolanetti (ormai la K è un must ;)). Però temo che la ricetta Kurni sia un unicum che solo lui ha la capacità di tenere in piedi, insomma il problema non è mai Pavese ma semmai i pavesini :P
        Cmq il Kupra è delizioso, il Fragile un bellissimo trebbiano e l’olio una meraviglia che crea dipendenza…
        Sempre pronto alla bicchierata!

        • E’ un discorso generale, non riferito a questo bello scambio di bevute e di vedute :-) ma veramente trovo che l’essere un unicum non possa essere considerato un difetto, un problema, o una cosa che sottragga valore; anzi il contrario.
          Per questo i vini di Casolanetti sono grandi. Sono figli diretti di un’idea portata avanti con lucida caparbietà, a dispetto delle mode o dei pensieri dominanti nel mondo del vino. Io nel vino non cerco e non trovo le mode. Ne cerco l’essenza, il messaggio, la bontà, l’equilibrio che anche un vino come il Kurni (o anche l’Es) riescono ad avere con risultati brillantissimi.
          .
          Il Fragile non l’ho mai bevuto, ma ai bei tempi bevvi l’Esedra che non era proprio malaccio… :-D
          .
          Se vogliamo organizzare fate un fischio….
          .
          Ciao

  5. Il contemporaneo esiste ed esiste anche nel mondo del vino. Starne fuori è una scelta che riconosce il contemporaneo per allontanarsene. Non c’è niente di male. Poi ci sono anche i classici, quei vini che attraversano il tempo volandoci sopra. Poi ci sono i vini che ad un certo punto sono vintage, improvvisamente. Poi ci sono i vini che riemergono più avanti e forse ce li eravamo dimenticati, chissà. Ma tutto ha a che fare con il tempo. Ci piaccia o no il contemporaneo è patrimonio comune. “Boh” non mi sembra un argomento… Fammi capire cosa è che non ti torna?! Così, per discuterne.

    • Non mi torna solamente perchè io non giudico un vino rispetto ai temi enologici correnti.
      Trovo cioè che vi sia insita una certa dose di pre-giudizio in diminuzione.
      .
      Inoltre penso, forse su questo siamo d’accordo, che viste le scelte esasperate fatte in vigna e decise da Casolanetti, il Kurni o è così o non è. Cioè penso sia l’unica maniera possibile per provare (e secondo me riuscendoci) a domare una tale ribollente materia.
      .
      Ciao

      • Scusa vigna, però ora non mi torna a me. “La ribollente materia” sarebbe il
        Montepulciano o il Montepulciano condotto in quella maniera?. Per hè nel primo caso sarebbe una necessità, ma nel secondo una scelta e tutte le scelte sono opinabili ;)

        • Naturalmente “condotto in quella maniera”.
          Trovo che Casolanetti sia in questo molto lineare. Ha delle idee chiarissime in vigna e penso abbia capito che per far qualcosa di conseguente in cantina debba adottare determinate tecniche e/o accorgimenti. Per fortuna, aggiungo io….. !!!
          .
          Ciao

          • Allora sono d’accordo… Però allora è una scelta e non una necessità ;)
            Continuo a pensare che nel Montepulciano si debba cercare freschezza pù che concentrazione, ma è una posizion personale….

  6. Io vedo bene il raboso come vitigno per il Piceno. Devo dirlo a Casolanetti: il mio vicino Bepìn Mestiner ne ha un filare puantato dal padre. Bisogna recuperarlo e ripartire da lì.

  7. Ai lettori, siamo convinti, interessano poco le battute sagaci e i traffici personali. Abbiamo emendato i commenti e chiediamo di restare in tema. Grazie.

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