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DI - CANALE Ristoranti - lunedì, 23 luglio 2012 | ore 14:44

Donna Sofì ci siete???
Uè Nennè che paura! ero sovrappensiero…
Ah sì? E a cosa stavate pensando?
Stavo pensando che è arrivata la stagione (La stagione?) eh la stagione, l’estate, tu comm’ a chiamme? Ad ogni modo, è arrivata la stagione ed è proprio ora di andarmene un poco in vacanza…
Ma perché? Anche le pizzaiole vanno in vacanza? Con i turisti in città???
Eeeeh e perché? Mi devo riposare pure io, me ne vado alle Scescell….dove? sì alle Scescell, quelle isole….aaaaaaa alle Seychelles…eh, e io che ho detto? Mare, sole e qualche bellu uaglione…. (non oso pensare a cosa sarà capace di combinare la nostra Sofia in versione “turista per caso”).

Ma veniamo a noi, questa sera la porto al Veritas, un ex wine- bar trasformato in ristorante dal volere e dalla passione di Stefano Giancotti, che ha ritrovato nello chef Gianluca D’Agostino la massima espressione del suo sogno.

Nennè, scusa, ma è robba scicche qua? Questo mi sembra un ristorante serio assai!
Sofia, non è proprio un ristorante très chic ma di sicuro la location è elegante e raffinata, oltre che sapientemente curata.

C’è una novità estiva al Veritas: dal 4 luglio infatti è disponibile una versione del menu a 20 euro, che comprende un antipasto, un primo e un dolce, secondo l’ispirazione dello chef, giusto per stuzzicare l’appetito ed invogliare la gente a conoscere il locale.

Ci accoglie il maître, Pasquale, una vera macchina da guerra in fatto di servizio e di gestione della sala…Simpatico stu uagliunciello, com’è galante! Eccallà, subito pronta a dare giudizi sugli uomini, non si smentisce mai, a dir la verità stavo cominciando a preoccuparmi perché non l’aveva ancora fatto…

Gianluca subito si dà da fare in cucina. Si parte con un entrée: calamaro scottato con spinaci ripassati, un aperitivo che ci stuzzica piacevolmente lo stomaco…

Nel frattempo ci viene servito il pane, preparato dallo stesso chef, in quattro versioni: grissini, pane bianco, pane con olive nere e pane ricoperto da sesamo nero, buona lievitazione, non appesantisce.

Procediamo con gli antipasti: sgombro marinato, su saltimbocca croccante di Michele Leo (pizzaiolo di Città del Gusto), guarnito con insalata riccia, pomodoro confit, cipolla rossa, condito con maionese di capperi e scaglie di ricotta infornata….Aaa questo è il pomodoro confitto, lo conosco, l’abbiamo mangiato dalla chef stellata.e brava la nostra gastrofighetta verace napoletana, che memoria!

Ma gli occhi di Sofia ad un certo punto si illuminano, riconosco ormai quello sguardo, quando degusta la ventresca di pesce spada arrostita, con misticanza alla vinaigrette di aceto balsamico e ciliegia, un perfetto gioco di contrasti che rende il piatto davvero lodevole. Questo Gianluca ci sa fare…è timido, ma conosce il fatto suo

Si conclude l’ondata di antipasti con il polpo arricciato su crema di patate e chips di topinambur, piatto di estrema dolcezza, contrastata dalla croccantezza del tubero.

Mentre si chiacchiera tra una portata e l’altra con il proprietario Stefano, arrivano i primi: mezzi paccheri, pasta trafilata al bronzo di Gerardo di Nola, con pomodorini, cozze e peperoncini verdi, un bel sugo dai sapori mediterranei.

Si passa ai sapori di terra con i bucatini cacio e uova, cipolla rossa e zucchine baby…”forse forse, questa pasta l’avrei tenuta di più al dente”…eeee Nennè nun ce scuccià, si sa che il bucatino è un poco scapricciatiello, cuoce come vuole lui…mamma mia, manco avessi detto che li ha cucinati lei sti bucatini.

Ai secondi piatti, andiamo ancora sul pesce: coccio su salsa di zucchine alla scapece (condite con aceto e menta, per intenderci), fiori di zucca e funghi pioppini spadellati. Anche in questo caso lo chef dimostra di essere ben attento alla scelta delle materie prime e al connubio di sapori.

Protagonista dell’altro piatto è il baccalà cotto a bassa temperatura, per nulla salato, contornato da melenzane a funghetto, pomodoro di Sorrento, orzo e pinoli tostati.

Sui dolci si riconosce la raffinatezza di Gianluca: pera sciroppata ripiena di mousse di ricotta, su uno specchio di miele e amaretti, con acini di pepe rosa…Ah e questa è un’altra novità: il pepe sul dolce? Devo dire la verità? Ci sta come il cacio sui maccheroni, e bravo lo cheffo!

L’altro dolce è una cheesecake ricoperta con gelè di limone, su una salsa di fragole: la mousse di formaggio risulta davvero delicata.

Siamo ai saluti, per fortuna con Sofia mi è andata bene pure stavolta, anche se non s’è trattato di una cena “stellata”. Alla fine Pasquale ci accompagna alla porta con dei cioccolatini preparati dallo chef al cioccolato fondente, liquore Strega e tartufo nero…e fu così che Sofia, incantata da Pasquale, quasi quasi stava per rinunciare alla sua vacanza esotica….e che ci tiene Sofia!

 

Ristorante Veritas. Corso Vittorio Emanuele, 141 – 80121 – Napoli. Tel. +39 081 66 05 85

 




21 commenti all'articolo: “L’oro di Napoli. Sappi che con 20 euro mangi molto bene da Veritas”

  1. 1
    Cristina scrive:

    Bravissimo Gianluca!

  2. 2
    Francesco scrive:

    Insomma non c’è una cosa fuori posto. Manca solo la stella. Il titolo è fuorviante, mica si mangia tutte queste cose con 20 euro. Ma è una pubblicità?

  3. 3
    Simona scrive:

    …l’italiano non è un’opinione..al mio paese si scrive “si mangiano tutte queste cose”, prima di criticare inizia a saper scrivere…

    • 3.1
      Francesco scrive:

      Quando gli amici non sanno cosa dire si inizia con i formalismi. Mai scritto con la tastiera di uno smartphone che per quanto evoluto ha problemi di auto correzione? Suppongo che lei sia almeno tri-laureata anche se non ha la benché minima idea dell’utilizzo dei segni di interpunzione (lo so, diventa difficile) e probabilmente utilizzerà i libri come simpatico elemento di arredo della sua casa…

  4. 4
    simona scrive:

    generalmente uso leggere libri di Voltaire, chiedo scusa se è poco

    • 4.1
      Francesco scrive:

      Forse ti avrebbe fatto più comodo Émile ou de l’éducation di Rousseau e ti avremmo scusata meglio

      • 4.1.1
        Daniela scrive:

        Da quale pulpito viene la predica, questo è un trattato di pedagogia che probabilmente lei avrà letto ma interiorizzato male, molto male caro signor R. (mi è ormai ben chiara la sua identità nascosta). Ma torniamo al perno principale della questione: liberissimo di esprimere la sua opinione, solo che ultimamente ho incrociato spesso alcuni suoi commenti negativi espressi in particolari occasioni, contro determinati chef e pizzaioli. Cos’è? Livore personale contro questi personaggi o contro chi scrive gli articoli o contro questo blog in generale? Come la vuole mettere? Perché, invece di sputare sentenze a destra e a manca, non prova ad avere un confronto diretto con le persone interessate senza nascondersi dietro falsi nomi, in totale tranquillità e sincerità, come avviene di solito tra persone “educate” e civili? Vedrà che si sentirà anche meglio e in pace con il mondo, visto che ultimamente è tornato a far recensioni negative sul suo blog. Capitano a tutti periodi negativi, è solo un consiglio che volevo darle, in tutta serenità.
        P.S. complimenti per l’articolo, il Veritas dimostra di essere un bel ristorante e lo chef Gianluca D’Agostino è uno chef dalla personalità vivace, creativa e carica emotivamente, adatta a sbarcare il lunario della ristorazione partenopea.

        • 4.1.1.1
          Francesco scrive:

          Blog? Io non ho alcun blog. Quale sarebbe? Mi sa che sta sbagliando indirizzo. Piuttosto, è amica di Simona?

  5. 5
    C. scrive:

    Che noia questi soggetti che sparlucchiano male degli chef o ristoranti! Ora ci manca pure che si venga a sapere che tale R. o Francesco ( mi pare di capire) lavori per ?
    Comunque D’agostino è senza dubbio bravo e altre recensioni di altri illustri giornalisti, tra cui Cremona, ne avevano parlato. I 20 euro-bastava leggere-includono 3 piatti. Un ottimo affare, specialmente di questi tempi.

    • 5.1
      Francesco scrive:

      Detto da uno/una che si firma C. fa venire da ridere. L’illustre giornalista ha organizzato eventi qui a Napoli coinvolgendo chef, persone, risorse economiche. L’obiettività è un bene difficile da raggiungere…

  6. 6
    C. scrive:

    Francesco = troll, invidioso.
    ps ma se C. ti fa ridere R. /Francesco dovrebbe farti ammazzare dalle risate!

  7. 7
    Fabio Spada scrive:

    Anche secondo me gianluca d’agostino è bravo. Ho mangiato da Veritas una domenica di inizio giugno e sono stato molto bene pur spendendo di più, ma comunque una cifra accettabile, di 20 euro. Questa nuova formula mi sembra interessante e spero che aiuti a far conoscere questo posto.
    Lecito che non piaccia a tutti ma per ora di critiche in questo post non ne ho lette.

    • 7.1
      Mi vien da ridere scrive:

      Forse perché di quelli che stanno commentando non c’è andato ancora nessuno in questo ristorante? :evil:

    • 7.2
      Francesco scrive:

      Critico, giornalista, consulente, semplice appassionato (lo chiedo per cercare di capire se è un professionista del settore, null’altro). Io avevo semplicemente chiesto se il motivo di questo tessere lodi era il prezzo di 20 € che non riguarda il menu descritto dall’autrice che non si è presa nemmeno la briga di spiegarci il motivo di questa ventata di passione per un locale che non desta particolari note. Il bucatino ne è un esempio.

      • 7.2.1
        Fabio Spada scrive:

        Veramente pensi che questo balletto debba andare ancora avanti?
        Secondo me, che ci ho mangiato, il locale “desta particolari note”
        Ci avrai mangiato anche tu e non ti sará piaciuto nulla a partire dai bucatini, sono cose che capitano.

        • 7.2.1.1
          Francesco scrive:

          Nessun balletto. Era per capire cosa fai nella vita. Sembrate tutti amici o conoscenti…

          • 7.2.1.1.1
            Fabio Spada scrive:

            A ma era una domanda rivolta a me? Senza punto interrogativo non avevo compreso. Sono un ristoratore ma cambia qualcosa nel valore del mio giudizio? E se cambia, cambia perchè noi ristoratori siamo tutti amici o cambia perchè siamo tutti invidiosi. Secondo me la risposta la sapevi già per questo hai fatto la domanda ma per dimostrare cosa rimane un mistero. Io ci sono stato a mangiare e te sembrerebbe di no, questa è l’unica differenza tra i nostri due giudizi.

          • 7.2.1.1.2
            Francesco scrive:

            Quante storie per un punto interrogativo e quanta dietrologia. Volevo sapere quanto “professionale” era il commento. La risposta è molto. Il mio bucatino era scotto: sfortuna.

          • 7.2.1.1.3
            Fabio Spada scrive:

            Ohhh e tanto ci voleva?
            Hai mangiato un bucatino scotto, allora lo vedi che può capitare che altri si siano trovati bene a partire da me e da chi ha scritto questo post? Mi avevi fatto temere disastri negli abbinamenti dei sapori o chissà quale problema e invece trattasi di bucatino scotto. Quello è un errore ma è l’errore di una volta, non è uno standard e puó capitare a chiunque, anche ad amici o conoscenti basta, come dici tu, unpo’ di sfortuna.

  8. 8
    Rita scrive:

    Salve, ho letto i commenti e per dovere di cronaca mi sento di esprimere la mia, se mi è consentito. Premetto che in genere non amo esprimere giudizi o commenti in rete su ristoranti o simili. Pur tuttavia mi sento di raccontarvi la mia esperienza al Veritas, che in tutta onestà mi ha lasciata basita. Marzo scorso. Menu degustazione “Viaggio al centro della terra”. Prendo nell’ordine il fiordilatte avvolto in una foglia di scarola croccante su crema di canellini, delle orecchiette con broccoli, maialino nero casertano e crema d peperoni, poi guancia di manzo alla pizzaiola con gattò aperto. Questi i commenti: antipasto buono ma basico, ogni buon napoletano sa infatti quanto sia “classico” l’abbinamento scarole e fagioli, per non parlare del fiordilatte. Insomma buono, ma senza infamia e senza lode. Passo al primo: le orecchiette (scotte) galleggiavano nell’acquetta di quelli che dovevano essere friarielli e al posto del maialino nero casertano c’erano pezzi di cotica con dei PELI. Dal cameriere mi è stato detto “Eh signorina però sono peli di un maialino nero casertano!”. La carne era nappata con una salsina che nulla aveva della pizzaiola, e il gattò nient’altro era che un purè di patate con pezzi di prosciutto cotto. Il dolce onestamente credo di averlo rimosso. Sono stata molto molto sfortunata?

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