Questa birra non la salva né San Biagio né tutto il monastero, amen

Volevo parlarvi di asfaltatrici di palato, di quelle birre che vanno tanto di moda, iperluppolate, che aggrediscono la parte centrale posteriore della lingua, dove sono posizionate le papille ricettrici del gusto amaro e le eccitano tutte.
 Volevo parlare di una di queste, danese; sembra che dalla Danimarca ne arrivino un po’ di questo tipo ultimamente  e questa ha il gran pregio di essere sì iperluppolata, sì di essere sbilanciata, sì di asfaltare il palato ma anche di farsi apprezzare per la bevibilità.

Volevo parlare della Hornbeer IPA, del suo color ambrato scuro, del suo fresco odore di pesca che in bocca diventa una botta pompelmosal’animacciasuatuttoattaccato, del suo amaro che va oltre l’erbaceo e il resinoso, del suo lasciarsi bere e apprezzare. Sensazione notevole in un periodo in cui in alcune manifestazioni brassicole il commento che mi hanno riportato persone della quale ho la massima fiducia e stima etilica è stata: “Adria’, tutto buono ma ce ne fosse stata una che si poteva bere, una che potevi prenderci una pigna (dicesi pigna per i forestieri del GRA quello stato di ebrezza alcolica nel quale i freni inibitori ormai non esistono più e vai a ruota libera, quello che i romani chiamavano “In vino veritas”, ergo ubriacarsi) solo di quella, asfaltano tutte il palato le puoi solo assaggiare”.

Ma la Hornbeer IPA passa in cavalleria!
Mi tocca scrivere di una brutta esperienza con una delle mie birre preferite, anzi, con la mia preferita.
 Incuriosito da una serie di bottiglie a guisa di Champagne con tanto di gabbietta e tappo in sughero in bella vista dentro un bar, anzi, una pasticceria gastronomia di livello, decido di acquistarne una: e prendo la Weizen. 
Ovviamente proprio proprio alla cieca non ci sono andato, mi sono informato sul produttore chi era e cosa facesse, San Biagio.

Scopro che è un Relais ricavato in un monastero del 1300 a Nocera Umbra, che producono e sono dediti alla cucina biologica oltre che ospitare. A vederlo un gran bel posto cacchio!
 E in questo bel posto (cacchio!) producono birre a loro dire monastiche, nel senso che seguono le indicazioni delle ricetti del monastero che fu.

Eccomi davanti alla Weiss, allento la gabbietta e stappo, prendo uno dei miei tanti weizenglas e verso. 
Quanto segue è il mio dramma. La birra esplode in una colonna di schiuma che manco la Coca Light con le Mentos, il bicchiere si riempie di schiuma ma subito dopo la colonna si ridimensione, il tempo di farla praticamente sparire e posso ricominciare, niente!

Come mesci sviluppa schiuma ma ha una persistenza prossima al nulla, dopo neanche 2 minuti sparisce, cosa che non mi piace per nulla; anche perché per fargli la foto ho dovuto fare i numeri da circo, il tempo di appoggiare bicchiere e bottiglia, prendere il Galaxy e inquadrare a dovere che già la schiuma era sparita… ma porc!
 Colore conforme a una weiss. Vabbè, olfo ‘sta Weiss, banana non pervenuta, odore aspro, mela verde acerba e ananas pungente, tipo certi succhi di frutta all’ananas, appunto, ma di quelli senza zucchero sbilanciati sull’agro del frutto.
La delusione monta ma mai come quando inizio a berla, tutta la sensazione di acerbo e aspro del naso e confermata e amplificata in bocca, mela verde e ananas, la banana se la son scordata per strada…

Carbonatura eccessiva, quando stacchi il bicchiere dalle labbra e lo riponi in verticale il movimento sussultorio e ondulatorio, il beccheggio e il rollio della birra sviluppa tanto gas che manco un bicchiere di aranciata frizzante guarda… Friccica che te dico fermate! E in pancia esplode dando manifestazioni sonore diaframmatiche che finchè sei in casa da solo… altrimenti sembri Fantozzi con la temibile acqua Bertier…

Mi maledico e rimpiango i 12 € spesi pe’ sta cosa. 
Il resto della bottiglia prende la via dell’ impianto fognario di Roma. 
Questa se fosse stata una Blanche sarebbe stata un Blanche fatta male, figuriamoci come Weiss. 
Ultima cosa ma spero sia un errore di compilazione di chi ha scritto il sito, la definiscono bassa fermentazione. Una Weiss? Mamifacciailpiacere!



2 commenti su “Questa birra non la salva né San Biagio né tutto il monastero, amen

  1. Io ne ho comprate due bottiglie a TASTE a Milano a fine maggio.
    La delusione di trovarle entrambe che sapevano di tappo (e in modo nettissimo)…non mi ha permesso neanche di capire il resto.
    Per onestà le altre che ho provato a Taste erano buone

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