Cannonau vs Châteauneuf, sfida a colpi di maialino per sentirsi ancora in estate

Pranzo domenicale goliardico a casa di amici gourmet. Con buffet di antipasti: rivisitazione del classico prosciutto e melone con il  dolce frutto color arancio accompagnato allo squisito culatello di zibello, bottarga di muggine condita con sedano adagiata su erte fette di mozzarella di bufala acquistata appena prodotta la sera prima da Eataly Roma, carciofi sott’olio fatti in casa, mortadella Bologna IGP. E da bere, un calice di Champagne Pierre Péters, Extra brut, Grand Cru, Blanc de Blancs.

Da Roma planiamo nella terra della padrona di casa: la Sardegna.

Piatto forte: maialino d’allevamento, direttamente dall’isola sarda, arrosto … messo in forno con solo una manciata di sale e, in una teglia a parte, patate cotte con la testina del maialino in questione. Noi lo abbiamo bagnato con due meravigliose bottiglie che seguivano un filo logico nella scaletta di presentazione: lo Châteauneuf du Pape 2009, principalmente Grenache, di Armand Dartois e il Mamuthone 2003 Cannonau di Giuseppe Sedilesu.

Nello Châteauneuf si possono trovare, oltre al Grenache altre differenti varietà di uve rosse e bianche come Syrah,Terret noir, Cinsaut, Muscardin, Counoise, Vaccarèse, Picardan, Clairette, Bourboulenc, Pic Poul. La zona di provenienza è la Valle del Rodano meridionale a nord di Avignone, Francia.

Si dice che sia un vino che si evolve nei suoi primi 5-6 anni di vita per poi subire una stasi fino ai suoi 10-12 anni dove, i grandi, ricominciano a crescere arrivando anche a più di 20 anni sempre continuando a migliorare. I francesi lo sanno, sono coscienti e consapevoli di questa progressiva trasformazione del prodotto, tant’è che in etichetta, anzi nel retro-etichetta, puoi leggere: “Dégusté en janvier 2011” si consiglia la degustazione a partire da Gennaio 2011. Un po’ timorosi per le sensazioni acerbe che avremmo potuto trovare nel bicchiere, data la giovane età dell’esemplare a nostra disposizione, ci siamo avvicinati al calice con i denti lunghi…

Si è presentato color Rubino scuro, con un’unghia porpora, già alla vista si intuisce la giovinezza, bello brillante. Caldo al naso, vinoso… passato il primo impatto si è aperto  in un ampio piacevole bouquet fresco:  frutti rossi appena giunti a  maturazione, ciliegia dalla polpa bianca, balsamico, alloro, timo, foglie di ulivo, spezie dolci, toffee alla liquirizia, sandalo. Beva semplice e gradevole, fresco, tannino un po’ verde, nel senso di non perfettamente maturo e leggermente slegato al resto dei componenti del vino, senza per questo risultare fastidioso. Nel complesso un’onesta bevuta estiva, consci di non averlo avvicinato nella sua massima espressione ci ha  soddisfatti  lasciandoci anche lo stimolo e la curiosità di riprovarlo un pochino più in là con una promessa di crescita che sicuramente manterrà.

Completamente differenti le sensazioni della seconda bottiglia di rosso.

Nel Cannonau  il succo è più colorato e vivo e la colorazione autunnale delle foglie risulta essere gialla screziata e sfumata di rosso cremisi, solo  gialla nel Grenache per cui si ritiene che il primo sia un clone del secondo. In altri luoghi d’Italia e dell’Europa questi vitigni prendono altri nomi, della stessa “famiglia”:  l’alicante, la guarnacca, il tocai rosso, la vernaccia nera, la guarnacciona, la garnaccia, il cananazo di Siviglia, la granaxa di Aragona, il gamay perugino.

Il Cannonau di Mamoiada  che abbiamo bevuto era del 2003 e qui vi sfido a trovarne e provarne di questa annata… in commercio è reperibile facilmente il 2008! 12 mesi di botte da 40Hl, malgrado ciò, rude come la terra che lo produce, scontroso ma emozionante ed emozionale come la gente che lo coltiva, chiusa e schiva ma che cela un animo ampio,  sarebbe il caso di canticchiare “Chiamalo se vuoi …. Cannonau” . Vino giunonico per corpo e struttura; generoso. Rosso rubino carico tendente al granato, l’unghia è aranciata ma quest’ultima è una caratteristica che di solito si percepisce già dal primo anno, e di anni ne son passati, quindi non ci si meraviglia. Mallo di noce, marasca, prugne, frutti di bosco neri: gelso e mora in primis, melograno maturo, viola, rosa, spezie come pepe e chiodi di garofano, eucalipto, china e ardesia. Ha stoffa, è di carattere forte e deciso riempie  il palato avvolgendolo con notevole persistenza. Asciutto, secco, sapido, leggermente ruvido, caldo, robusto, massiccio, anche i tannini risultano vigorosi.

Finale del pranzo, pur essendo estate:  torrone di Tonara,  perché lì, in Sardegna, il torrone non è un dolce natalizio,  inoltre non potevano mancare le seadas  accompagnate da una vendemmia tardiva di  Nasco “Angialis” dell’azienda Argiolas.

Una domenica di isolano stupore!

Armand Dartois. Chateauneuf du Pape. 2009 – 12/15 euro
Giuseppe Sedilesu. Mamuthone. Cannonau di Mamoiada 2003 – 12 euro il 2008

[Immagini: seriouseat, Philipp Hertzog, sedilesu]



2 commenti su “Cannonau vs Châteauneuf, sfida a colpi di maialino per sentirsi ancora in estate

  1. mamma ma che schifo, tipo uomini delle caverne.. mai visto niente di cosi disgustoso, mangiate cadaveri senza pietà… fiera di esssere vegetaiana!

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