Capire perché non c’è un ristorante italiano nella top ten dei più influenti al mondo

La classifica è una delle tante che circolano sui media specializzati di mezzo mondo. Ma quella della rivista Budget Travel, ripresa da myluxury, sembra certificare con insistenza una certa incapacità dell’Italia nel far valere le sue carte gastronomiche. La rivista Budget Traveller ha individuato i 10 ristoranti che nel mondo hanno cambiato l’approccio al cibo anticipando le mode e conquistando un ruolo di primo piano nella specialità relativa come il gastropub, la cucina a km 0, la cucina vegana, il fast food fresco.

L’Italia non è rappresentata da un ristorante nostrano, ma dalla tendenza “Cucina italiana rustica” che però è appannaggio di Babbo a New York di Mario Batali. Tre anni per apprendere i segreti della pasta fresca in Italia e Budget Travel consiglia ai suoi lettori di andare alla sua pizzeria Otto per assaggiare l’imperdibile “pepperoni” o per gustare le taccozzette con lo stracotto. O scoprire la pizza con le vongole della Nuova Zelanda, l’agio e la mozzarella.

Per la categoria Gastropub, la palma non va a un ristorante parigino come molti si aspetterebbero causa nouvelle vague, ma al londinese The Eagle  così come la casella sushi è occupata da Nobu Matsuhisa a Beverly Hills. Ecco, i 10 ristoranti da annotare se siete in viaggio ai 4 angoli del mondo (ma con un occhio agli States).

1. Momofuku Ssäm Bar, New York
Chef: David Chang
Tendenza: Fusion
Cosa mangiare: l’anatra intera arrosto per 3 – 6 persone. (momofuku.com)

2. Noma, Copenhagen
Chef: René Redzepi
Tendenza: Cucina Nordica
Cosa mangiare: filetto arrosto di bue muschiato. (Noma)

3. Chez Panisse, Berkely, California
Chef: Alice Waters
Tendenza: Cibo bio e a km 0
Cosa mangiare: insalata di lattuga del giardino (chezpanisse.com)

4. Babbo, New York
Chef: Mario Batali
Tendenza: Cucina italiana rustica
Cosa ordinare a Otto Enoteca & Pizzeria: pizza alle vongole della Nuova Zelanda (ottopizzeria.com)

5. L’Atelier de Joël Robuchon, Parigi
Chef: Joël Robuchon
Tendenza: Alta cucina francese moderna
Cosa ordinare al Salon de Thé a Hong Kong: Afternoon Tea Set per due persone (robuchon.hk)

6. St. John’s, London
Chef: Fergus Henderson
Tendenza: Quinto quarto
Cosa ordinare: arrosto di midollo e insalata di prezzemolo (stjohnrestaurant.com)

7. The Eagle, London
Chef: Staff
Tendenza: Gastropub
Cosa ordinare: arrosto del giorno

8. Matsuhisa, Beverly Hills, California
Chef: Nobu Matsuhisa
Tendenza: Sushi, cucina giapponese
Cosa ordinare al Sushi of Gari a New York: Meno costoso, 50 $, una portata di sushi e sashimi rispetto al Matsuhisa californiano capostipite dei ristoranti di Nobu tra cui il Tribeca aperto con Robert De Niro (sushiofgari.com)

9. Pret a Manger, London
Sandwich
Tendenza: Fast food fresco
Cosa ordinare: insalate fresche e panini (pretamanger.com)

10. Planet Raw, Santa Monica, California
Chef: Juliano Brotman
Tendenza: cucina vegana e biologica
Cosa ordinare: polpette di lino con crema di formaggio vegan (planetraw.com)

Possibile che non siamo in grado di esprimere un primato nel “Food Movement” richiamato da Budget Travel?

[Link: myluxury Immagini: rispettivi siti, Andrea Sponzilli, Patricia Niven]



2 commenti su “Capire perché non c’è un ristorante italiano nella top ten dei più influenti al mondo

  1. Io l’unica cosa che capisco e’ che gli americani sono molto protezionisti e anche, diciamolo, intruglioni. Vivo negli Stati Uniti, sono andata spesso da Babbo, ma sinceramente, non ne sono rimasta particolarmente colpita. Le ultime due volte -invitata- ho mangiato abbastanza male. Gli altri commensali, americani, erano estasiati. Lo so, non e’ bello dire queste cose, ma secondo me gli americani che veramente apprezzano e fanno una buona cucina italiana o d’ispirazione italiana sono pochi e qui non durano. A meno che non si adeguino a quello che il gran pubblico pensa sia la cucina italiana o d’ispirazione italiana. Quest’estate ero in Italia e ho mangiato per la prima volta da Pipero al Rex. Mi e’ piaciuto parecchio, alcune cose piu’ di altre. Uno degli highlights della serata e’ stata “l’insalata mista” (!). A vederla sembrava un’insalatina qualsiasi. Poi, assaggiandola abbiamo tutti capito che era una specie di viaggio sensoriale. Ecco, secondo me qui in America un piatto cosi’ non lo troverai mai sul menu: troppo poco appariscente, troppo apparentemente banale, non abbastanza. Dopo quasi 13 anni devo ancora trovare un ristorante italiano o d’ispirazione italiana che non mi faccia rimpiangere l’Italia.

  2. Credo che le ragioni di questa sottovalutazione della cucina italiana nel mondo siano plurime. Non ci sono testate con una risonanza mondiale che possano veicolarla (la lingua non aiuta!), i nostri chef migliori sono troppo geniali per infischiarsene delle mode ( e del business!), non esiste una “politica gastronomica”che la valorizzi, e forse in fondo in fondo questo paese e’ troppo “antico” per sentire il bisogno di affermarsi anche in termini gastronomici. Siamo proprio sicuri che ci sia da augurarsi un cambio di dna? Ho i miei dubbi. ma forse sono solo un’inguaribile provinciale…

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

WP-SpamFree by Pole Position Marketing