Foie vs Faux gras. Il paté vegetale Gaia alla guerra del fegato grasso

La partita vegetariani e animalisti contro appassionati del foie gras segna un altro punto a favore dei primi. Dopo la messa a bando del fegato grasso nei ristoranti in California e al Salone di Colonia in Germania è la volta dell’Inghilterra. La Camera dei Lord ha eliminato la preziosa cibaria dal menu del suo ristorante Barry Room a Westminster dal 1 gennaio 2013. Non è l’equivalente delle limitazioni, o meglio dei rialzi dei prezzi, della buvette dei palazzi italiani (qualche similitudine confessiamolo c’è), ma qualcosa di maggiormente simbolico e pari all’esclusione dai banchi dei supermercati della Coop (la cui decisione politically correct ha fatto sobbalzare più di qualche scettico intento a comprendere quante confezioni fossero mai esposte e vendute prima della storica decisione).

Il dado è tratto. E se dal 2009 già qualche gourmet si preoccupava di degustare il Faux Gras, gioco di parole con foie per richiamare la scelta (o la deriva, fate voi) vegetariana, per metterne in luce le qualità, il 2013 potrebbe essere l’anno della radicalizzazione dello scontro. A favore o contro i palmipedi, a favore o contro i gourmet.

Contro il foie gras

Basta andare sul sito belga di Gaia o di L214 per comprendere le ragioni del NO al foie gras. Le anatre e le oche sono vittime del gavage, la tecnica che per due settimane nel caso delle anatre e tre settimane nel caso delle oche le sovralimenta con il mais che viene spinto direttamente nell’esofago da macchine pneumatiche. L’alimentazione provoca un ingrossamento del fegato, una malattia, la steatosi epatica che fa aumentare il volume dell’organo fino a 10 volte quello normale.

Gli animali vivono e muoiono tra stenti e il loro continuo alitare ne è la testimonianza più evidente: sono costretti a cercare di abbassare la temperatura corporea innalzata dall’alimentazione forzata. A causa del gavage aumenta anche la mortalità dei palmipedi. In Francia, dove il Faux Gras inizia a diffondersi, circa 1 milione di anatre non sopravvivono alla procedura di ingrasso e non diventano foie gras.

Tartex, società tedesca, che produce il Faux Gras, nel 2008 ha realizzato una nuova confezione che richiama l’idea del lusso e Gaia è riuscita a conquistare l’anno scorso 160 mila consumatori che tra rimorsi di coscienza e spinta salutistica (il finto foie gras ha il 40% di calorie in meno) lo hanno utilizzato nei loro menu e ricette. Soprattutto durante le feste tra Natale e Capodanno quando il consumo sale vertiginosamente.

Se per il lancio pubblicitario Gaia ha utilizzato sosia Marilyn Monroe, Elvis Presley ou Arnold Schwarzenegger, in campo per l’associazione animalista Peta, che ha ottenuto l’estromissione alla Camera dei Lord, è sceso Sir Roger Moore oltre a Chantelle Houghton in versione Babba Natale. E voi più di James Bond o di Lord Brett Sinclair che dicono no al foie gras, conoscete qualcuno di più esclusivo da accostare al foie gras da interdire?

Non basta. In tempi di crisi occorre sottolineare che una confezione di circa 100 grammi costa 3,50 €. Riuscite a indicare anche un solo piatto lussuoso a un prezzo così piccolo?

A favore del foie gras

Basta con il populismo. Che differenza c’è tra allevare un’anatra e un pollo, un coniglio o un manzo destinati all’alimentazione umana? Le ragioni estreme dei vegetariani possono essere comprese. Ma non quelle di chi di spara una fiorentina da due chili o un quinto quarto romano e poi si indigna per il fegato grasso.

Quale gourmet potrebbe mai approvare la scelta di mettere nel Faux Gras dell’olio di palma che assicura la spalmabilità del composto? Sarebbe come affermare che è consigliato aggiungere olio di palma nella ricetta della crema di cioccolato e nocciole.

Le oche e le anatre si ingozzano naturalmente di mais per prepararsi alle migrazioni e a tante ore di volo. Il gavage non fa altro che seguire l’istinto naturale.

Ci sono almeno 10 buone ragioni per pensare che il foie gras in tavola sia un piatto da tutelare come i monumenti storici. Quanto sarebbe diverso l’allevamento delle oche e delle anatre da foie gras se si mettesse loro a disposizione ingenti quantità di mais e si cacciassero con il fucile nel momento in cui si alzano da terra?

Se Slow Food sostiene il cibo buono e giusto, la presenza dei produttori francesi di foie gras all’ultimo Salone del Gusto di Torino varrà almeno un punto a favore dei consumatori di foie gras.

Pensate per un istante a tutto il comparto del foie gras che va in malora. Cosa faranno gli addetti di quel settore e cosa potrà mai identificare il lusso del cibo se abbiamo già levato il caviale, le ostriche sono diventate pop e le aragoste non sono più quelle di una volta? L’economia gira anche sui miti e mica vogliamo far esplodere la bolla gastronomica?

Votare

Mentre proviamo a immaginare un sostituto sul piccione di Oliver Glowig o un’alternativa al panino di Cristina Bowerman, che sta lottando al Romeo con l’umami hamburger nelle preferenze dei gastro-capitolini, c’è qualche altra ragione per spingervi a votare a favore o contro l’eliminazione del foie gras dai menu dei ristoranti italiani quando sarà diventato politically correct (o di moda, fate voi) non cedere alle lusinghe del fegato grasso? Oltre a non sapere cosa abbinare con lo champagne, ovvio.

[Link: lemonde, thetelegraph, L214. Immagini: Blancspot, Gaia]



19 commenti su “Foie vs Faux gras. Il paté vegetale Gaia alla guerra del fegato grasso

  1. Che differenza c’è tra allevare un’anatra e un pollo, un coniglio o un manzo destinati all’alimentazione umana. Ma state scherzando? Ma che domanda è?! C’è una bella differenza e comunque non è detto che non ci possiamo mettere qua a discutere su quanto soffrano gli animali uccisi per farne carne e se sono sufficienti le precauzioni adottate al momento della loro macellazione. Interessante l’osservazione su Slow Food che accoglie produttori di foie gras… francamente non ci avevo mai fatto caso…

  2. Il ricatto dei posti di lavoro è una falsa sciocchezza, mezzo mondo è in riconversione, ma la preoccupazione di salvare i prodotti di “lusso” sembra una gag di Altan. Non dirai sul serio?

    • L’altra faccia dell’apertura dei negozi a Natale: flop perché è festa o perché non si è sicuri di riuscire a riprendere i costi di un’apertura festiva? Non è un ricatto, ma il dubbio che anche le riconversioni costano e gli effetti non sono sicuri. Ho riportato diversi “sentire” e immagino che i francesi potrebbero soffrire da una chiusura di un comparto. Il faux gras sta arrivando anche da loro e potrebbero riconvertire chi alleva. A quale prezzo bisognerebbe calcolarlo.

  3. Vegetariana convinta. Credo che l’evoluzione consenta scelte nuove e le economie cambino. Oggi si produce troppo e gli animali ne risentono. Cambiar gusti giova..ma la democrazia ha i suoi tempi….ed è giusto rispettare le scelte di tutti.

  4. Mi piace il foie gras, ne mangio pochissimo perchè ho sempre il dubbio che in effetti non sia etico, ma le argomentazioni portate a favore mi sembrano un po’ deboli…
    Evviva la faccia di chi lo mangia dicendo semplicmente “perché mi piace”.

    • Il mi piace degli uni e il non mi piace degli altri era sottinteso. Ma in effetti tra chi non lo consuma per motivi etici ci potrebbe essere una quota cui piace e se ne priva. Un po’ come altri vizi della vita.

  5. Siamo sicuri che tutto il buono sia etico??
    E siamo sicuri che il rimedio sia veramente etico??
    Olio di palma ?? come si produce?? Quali sono gli ingredienti del Faux gras???
    Per argomentare , a mio avviso,si necessita di informazioni più precise sia in una direzione che l’altra.

  6. Ma coloro che sono contro la rispettabilissima e onorata posizione “contro” avrebbero qualcosa in contrario se il fois fosse ricavato senza l’utilizzo del gavage?

    • Il faux gras esclude ingredienti animali, quindi si tratta di un’alternativa filosofica.

      Forse per coloro che hanno posizioni intermedie potrebbe variare qualcosa.

      In Spagna c’è chi produce foie gras senza gavage (i prezzi del prodotto sono più elevati) solo durante l’inverno seguendo la stagionalità e proponendo un menu rinforzato alle oche. Metto un video di Dan Barber sul produttore Eduardo Sousa.

  7. o si è coerentemente vegetariani o si mangiano tutti gli animali (incluse le renne ;) )
    il discrimine etico per me è l’allevamento intensivo
    esisterà un foie gras prodotto con anatre non ingozzate artificialmente, no?

    • Il ragionamento secondo me è un po’ più articolato. Sono d’accordo con te che il discrimine sia allevamento intensivo e non ma poi ci sono tante sfumature. Ad esempio: dentro lo spazio “carnivoro” c’è carne e carne, c’è l’allevamento quasi umano e quello ALTAMENTE disumano dell’ingozzamento. Ci sono le gradazioni dei polli in batteria, dei polli bio e dei polli bradi. Ci sono gli animali che culturalmente mangiamo più “volentieri” e quelli più carichi di simbologia come le renne. Agli estremi di questa simbologia ci sono i cani e i gatti: è semplicemente assurdo e orribile pensare di mangiarli (talmente assurdo che a qualcuno al quale è venuto in mente di ricordare questa pratica è stato cacciato da un programma Rai). Una cosa mi sembra indiscutibile: il tema della sofferenza degli animali è sempre più attuale e ignorarlo è sciocco.

  8. Grazie per la segnalazione. Che però non mi convince affatto. Faccio fatica a pensare che certe pratiche (risparmio qui i dettagli, mi riferisco a forme di macellazione praticate secondo antichi riti religiosi) siano migliori di quelle “pietose” come le definisce il documento da te riportato. Non sono un’esperta della materia e non escludo affatto che molto ci sia da fare ancora anche nella macellazione “laica”. Credo comunque che il fatto stesso di intrattenersi su certi argomenti ci renda un po’ più vegetariani di quanto non lo fossimo un minuti fa. Ma si parlava di foie gras e su questa strada credo che siamo molto più vicini alla messa al bando. Nella coscienza, voglio dire. :-)

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