Mangiare tonno rosso non è più reato etico se viene dalla Spagna

tonno rosso branco

Il Tonno Rosso, il re del sushi evoca immagini di sangue, di arpioni, di pesci impazziti. E con esse, i moniti di Greenpeace: è in via di estinzione e la mattanza è un atto di violenza. Ed ancora, il mercato del tonno rosso è fonte di frodi verso i consumatori e i ristoratori che, spesso ignorandolo, propongono il tonno a pinna gialla o, ancora peggio, l’albacore, come tonno rosso (anche se può accadere il contrario: tonno rosso di contrabbando  ”downgradato” a tonno comune per sfuggire alle quote assegnate a ogni Paese. Oppure lo si ravviva con il succo di barbabietola.

Unica strada percorribile: non consumare tonno rosso. Invece, la possibilità di consumare tonno rosso arriva con la proposta ecosostenibile di Belfegó. Spagna.Una sorta di riabilitazione del tonno rosso e la proposta arriva dalla Spagna con Balfegó in forma ecosostenibile.

Metto insieme le 5 regole del tonno rosso da mangiare provando a allontanare le immagini cruente.

  1. Il tonno rosso non può essere riprodotto in cattività
  2. Il tonno rosso va incontro alla mattanza quando si ritira per riprodursi in 2 parti del mondo: il Golfo del Messico e il Mediterraneo.
  3. Ogni nazione ha una sua “quota” assegnata dall’ICCAT. Spesso le quote sono ignorate e il tonno rosso ” di contrabbando” viene immesso sul mercato.
  4. La maggior parte del tonno rosso viene venduto al mercato asiatico e nord americano.
  5. Le carni del tonno rosso sono particolarmente pregiate, altamente proteiche e ricche di omega 3.

Con “voglio-il-tonno-rosso-lontano-dalle-tavole” che fa eco nella mia testa, mi imbarco per Barcelona per andare a verificare di persona cosa voglia dire tonno rosso ecosostenibile. Mi chiedo se sia possibile creare un allevamento in mare che contraddica il punto 1 delle regole che conosco e al tempo stesso fornisca il meglio all’animale e alla terra che lo ospita. Non che la parola allevamento sia esente da problematiche. Cruento se pensiamo a vitelli e maiali, negativo se associato a pesce. Come se ogni giorno un cacciatore uscisse alla stregua di un pescatore per cacciare un manzo. O come se un pollo bio fosse diverso da un pesce bio. Di allevamento, appunto. Cambia solo lo scenario: acqua o terra, mare o monti.

Arrivo a Barcellona e poi Ametlla de Mar, sede della Balfegó che qui organizza, a maggio, la settimana gastronomica dedicata al tonno rosso. Il mattino dopo si parte: catamarano, mare bellissimo, sole splendente. A tre miglia ed oltre dal porticciolo, ecco apparire le boe che formano una specie di piscina circolare. La gentile ragazza incaricata di farci da cicerone spiega che i tonni vengono catturati durante il periodo consentito dalla legge, condotti con una rete trainata da un peschereccio senza stiva ad un nodo all’ora sino a queste gigantesce piscine, adatte ad ospitare i tonni che possono essere pescati rispettando le quote stabilite dall’ICCAT. La differenza che diventa business è anche in questo: il tonno pescato verrà alimentato per un anno, un anno e mezzo solo con sgombri e sardine e null’altro. Aumentando di peso.

La macellazione avviene su commissione e cercando di ridurre al massimo la sofferenza del tonno stordendolo. Tra lo stordimento e l’eviscerazione del tonno trascorrono non più di 5 minuti. Quasi superfluo dire che tutte le fasi che vanno dalla cattura alla spedizione della carne sono certificate da un ispettore dell’ICCAT che firma ogni documento. Gli ispettori cambiano area di competenza territoriale ogni 3 mesi. Un sistema per evitare possibili inciuci.

Il tonno viene portato nello stabilimento dove viene lavorato, controllando tutte le carni una per una. Quasi tutte queste bestie, che possono facilmente avere 20 anni di vita e pesare 300 kg, sono generalmente spedite intere. I paesi di destinazione sono tanti, dagli Stati Uniti al Giappone all’Inghilterra e…all’Italia. E sì, perchè noi il tonno ce lo potevamo pescare, alimentare e macellare da noi, ma, i fondi europei che sono stati investiti in Spagna da noi non hanno fatto in tempo a diventare neanche una zattera.

tonno rosso balfegó

Lo stabilimento è impeccabile e il prodotto qualitativamente parlando è eccezionale. La questione su etica e tonno rosso ha trovato una soluzione possibile? Probabilmente sì, ma basterà prenotare un Tuna Tour, nuotare nelle “vasche” dove sono i tonni, partecipare alla settimana gastronomica e darsi una risposta da soli. Evitando di pensare che un opificio come quello di Balfegó lo si poteva realizzare anche sulle nostre coste e non solo contrattare le quote di tonno rosso pescato che quest’anno per le tonniere italiane sale a 1.950,42 tonnellate, 162 tonnellate in più rispetto al 2012 (Italia, Spagna, Francia, Grecia, Portogallo, Malta e Cipro hanno a disposizione l’83% della quota complessiva Ue che per quest’anno è di 7.548,1 tonnellate).

[Link: Balfegó, conipiediperterra]



5 commenti su “Mangiare tonno rosso non è più reato etico se viene dalla Spagna

  1. Avete per caso chiesto il prezzo , sarebbe utile per completezza del servizio , per quello che so è molto alto , quindi si dovrebbe servire una tagliata almeno a 30,00 euro , quanti sono disposti a pagare tanto? , si dovrebbe quindi prima di farci una lezione sul prodotto ecosostenibile fare una lezione , che chi vuole qualità la deve pagare il giusto prezzo e il risparmio al ristorante non è mai guadagno soprattutto in qualità

    • Chi non ha problemi etici non ha problemi di prezzo. Altrimenti non ci sarebbe il contrabbando. C’è chi paga in più per un prodotto bio e chi non ha particolari esigenze. Non stiamo discutendo di “vado a mangiare il pesce a 20 € buono e tanto”. Franco fabbrica, il prezzo varia da circa 30 € per le guance ai 70 € della ventresca. Al chilo, bisogna aggiungere l’IVA e il lavoro del ristorante. Per una tagliata forse si sta stretti?

      • il mio commento non riguardava l’eticità di un prodotto ma la completezza del post , essendo io del campo , lotto tutti i giorni con il cliente medio (quello che fa vivere tutti i ristoranti) , che 99 volte su 100 guarda la parte destra del menù prima di ordinare e che è sempre convinto che se in un ristorante se si spende più di 30 euro il ristoratore è un ladro e lo sta fregando , quindi sempre a mio parere quando si fà conoscere un prodotto al pubblico è utile anche indicarne il prezzo in modo che l’utilizzo sia a prova di stupido

  2. Pingback: 15 motivi per mangiare tonno rosso senza pentimenti

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