Non pensare ad altro che produrre buona birra. A Perugia, ad esempio

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Dopo il successo della classifica delle 10 birre artigianali da bere in spiaggia o quasi (cui vi rimando nel caso l’aveste persa) e a meno di un mese dal nuovo viaggio in terra nipponica, compio un’escursione in terra umbra. Un birrificio nuovo ma antico: la Fabbrica della Birra Perugia che ha riaperto i battenti quest’estate dopo 90 anni a Pontenuovo di Torgiano.

La Birra Perugia nasce nel 1875  in alcuni locali di palazzo Silvestri, nella centrale via Baglioni, vicino ai depositi di neve ubicati nei sotterranei della Rocca Paolina e utilizzati all’epoca come primordiali frigoriferi per la maturazione e la conservazione della birra, fatta in appositi fusti di rovere. La fabbrica raggiunse una produzione significativa e la birra veniva distribuita su tutto il territorio dell’Italia centrale. Il tutto fino al 1927 quando Birra Perugia cessa la sua attività.

All’inizio degli anni Duemila un gruppo di amici comincia a progettare la “rinascita” del birrificio. Dopo anni di studi, ricerche, tentativi e sacrifici, la Fabbrica della Birra Perugia grazie a Laura Titoli, Luana Meola, Matteo Natalini, Antonio Boco e al Mastro Birraio Mauro Fanari è di nuovo realtà, ora in un’affascinante ex struttura industriale per la lavorazione di ferro e metalli pesanti risalente agli anni Settanta. Un birrificio moderno dal cuore antico, posto lungo importanti vie di comunicazione, come la superstrada E 45, e a due passi dal fiume Tevere.

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Le birre prodotte sono due, una Golden Ale e un American Red Ale, e senza troppi fronzoli la tipologia da il nome alla birra. Il fatto che propongano solo due birre mi piace, della serie poche ma buone. E quanto scritto sul loro sito conferma il mio auspicio: “Non pensiamo ad altro che produrre buona birra, in modo che tu possa bere buona birra pensando ad altro”.

La Golden Ale è una birra dal colore chiaro, con un bel cappello di schiuma a grana media abbastanza persistente. al naso arriva un buon profumo fresco di campo di grano estivo e trebbiato, l’ imbocco e secco deciso da subito. I malti Pils, Carapils, e il Frumento sono ben bilanciati, il frumento al palato non si sente, si riconoscono bene i malti, soprattutto il Pils, ma ecco che fanno ingresso i luppoli, al primo assaggio avevo riconosciuto una chiusura amaricante tipica delle Pils, infatti abbiamo il Saaz e il Motueka. Chiusura secca e corta, bocca pulita pronta a un altro sorso.
Un alta fermentazione molto british da 5.2°, poco modaiola se vogliamo anche se ad essere amara è amara, ma non troppo; beverina come è giusto che sia una Golden Ale.

L’American Red Ale è una birra dal colore ambrato, la schiuma si sviluppa con difficoltà, la devi spillare dalla bottiglia con violenza per ottenere un cappello quasi denso ma che si abbassa subito per mantenersi basso basso ma costante. E una birra dai profumi intensi, la tostatura dei malti che da il colore e i luppoli usati ne conferiscono un bouquet interessante. Al palato e decisa come la Golden, se la prima era secca da subito questa dice amaro da subito, i malti Pils, Monaco, e anche qui il Frumento aprono con crosta di pane ma non sono invasivi e cedono il passo subito ai luppoli a stelle e strisce, Mosaic (usato da poco e quindi del nuovo decorso birrario), Amarillo (un classico), Citra (ormai sdoganato e non più solo modaiolo), chiude speziata con un buon pepato che stuzzica la lingua. Anche questa un alta fermentazione con un Grado Plato di 14 che non la fa definire volgarmente doppio malto (deve superare i 14.5), ma abbiamo in ogni modo una buona struttura e corpo medio tutto racchiuso in 6° alcolici. A mio avviso sta bene con carni saporite, anche con il maialino sardo cotto al mirto del quale si parlava su queste pagine il mese scorso.

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Ma allora queste birre non hanno difetti, sono perfette?
No, un paio di nei (ma piccoli) le hanno: li considero margini di miglioramento.
Nella Golden durante il passaggio tra maltato e luppolato si sente una specie di scalino nel gusto dato dai lieviti. La Red è più omogenea e morbida nel passaggio di sapori, ma è proprio a volerci far caso.
E per tutte e due i lieviti non si sciolgono, rimangono compatti a formare una posa in fondo alla bottiglia e poi nel bicchiere, cosa che può non piacere o indurre in errore chi di birra artigianale ne beve poca o non la conosce.

Una piacevole realtà brassicola che consiglio di cercare e assaggiare. Casomai al festival della birra artigianale EurHop che si terrà il 18, 19, 20 ottobre al Salone delle Fontane a Roma. E se non vi fidate di me vi potete almeno fidare di EManuele Colonna che ha selezionato i partecipanti!



4 commenti su “Non pensare ad altro che produrre buona birra. A Perugia, ad esempio

  1. eh, appunto. non tocchiamo i miti neh!

    l’ho bevuta una settimana fa, American Red in bottiglia, regalo di compleanno, e mi ha abbastanza soddisfatta

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