Vinitaly 2014. Cronaca di una giornata al salone: l’ultima, purtroppo

vinitaly 2014

Ebbene sì, prima o poi doveva finire questo Vinitaly 2014. Che mi è piaciuto molto al netto della cronica, congenita, malefica assenza di linea dati, wifi, connessione. Per cui, abbiamo provato a darvi una diretta, ma dopo quella di domenica abbiamo rinunciato sostituendo aggiornamenti a blocchi. Ma forse sono stata più fortunata di qualche altro collega.

Già dalla colazione di oggi. La mia colazione ideale, a bollicine rosé, firmate Rotari. Davide, il mio gentile interlocutore e la guida attraverso il perlage, mi versa il millesimato 2010, raccontando che é il primo anno che lo fanno (prima c’era solo il Brut). Alpe Regis, così si chiama il millesimato, perché il vigneto si trova ai piedi dell’arco Alpino, mi conquista al primo sorso. Color cipria, naso raffinato, delicatamente cremoso in bocca con il giusto pizzicorio della bollicina. Lo amo già. 90% Pinot Nero, 10% Chardonnay, con sole 7 ore sulle bucce offre un risultato stupefacente. E mi pento di non aver mai dedicato prima molta attenzione a Rotari.

rotari Giulia Davide Semenzato

Davide mi propone di degustare un Extra Brut millesimato del 2008. Io, in evidente stato di grazia, accetto volentieri, desiderosa di scoprire altri segreti della casa. Sorpresa. L’extra brut in questione cresce sul terreno gessoso al nord di Trento, proprio come quello della regione Champagne, e trascorre 48 mesi sui lieviti prima di essere messo in commercio. Quando lo bevo, davanti agli occhi mi passano immagini da film: elegante gioielleria, penombra, oro, odore di lusso. Rilassata, lo racconto a Davide, e lui esclama:” Ma come fai a sapere certe cose!.. Noi abbiamo costruito proprio un caveau per le annate più pregiate, e abbiamo cercato di dargli l’aspetto di un’oreficeria di alto livello!..”

Rotari Alpe Regis rotari

E tocca al loro gioiello, Rotari Flavio (8 anni sui lieviti, vendemmia 2006), 3 bicchieri “fissi” del Gambero Rosso. Domando l’origine del nome, pensando ad un capofamiglia dell’azienda. Invece Flavio è il nome del re longobardo. La forma della bottiglia mi colpisce: perché una semplice bottiglia da prosecco? Davide, contento, risponde che, essendo edizione limitata di sole 6000 bottiglie e di annate reputate migliori (altrimenti non si vinifica), è la garanzia e la prova di un lavoro artigianale. Perché il remuage a macchina si può fare soltanto con bottiglie di forma classica, mentre queste vengono maneggiate a mano. Niente da aggiungere, ottima mossa. Assaggio, chiudo gli occhi e vedo un abbinamento: caviale di Beluga, di altissima qualità. Banale, ma anche no. La cremosa e leggermente minerale sapidità della bollicina richiama proprio quel genere di caviale, raffinato, poco salato. Dolce vita.

Da Rotari ho fatto la colazione sensoriale. Non è da tutti, ma a Vinitaly si può, e funziona.

Assaggi, assaggi di vino. Ma voglio dirvi di cibo, oggi. Oltre che di condivisione della comunicazione. Cantine Briziarelli (Bevagna, provincia di Perugia) crede che il vino deve diventare molto più social, molto più alla mano, da essere consumato in più occasioni anche per essere comunicato e condiviso in maniera diretta.

Ed eccomi allo stand, a parlare, a degustare alcuni dei loro vini, a spizzicare i tocchetti di porchetta e di bruschetta, visto che siamo all’ora di pranzo.

L’azienda è giovane, le vigne sono state impiantate nel 2002, le prime uve raccolte (Sagrantino di Montefalco) nel 2007 e la commercializzazione è iniziata solo nel 2010. Tra una chiacchiera ed un boccone, arrivo all’ultimo vino della gamma, al passito.

sagrantino passitognocchi passito

Sono quasi riluttante, visto che non nutro una grande passione per ciò che è dolce. Mi assicurano che “non è come tutti gli altri” e mi portano gnocchi in salsa di passito. Ammetto, i ragazzi sono riusciti a sorprendermi.

Dunque, si tratta di un Passito Montefalco Sagrantino del 2010, 13°, fatto con le uve Sagrantino al 100%. Le uve, raccolte alla maturazione giusta, vengono appassite sui graticci per 40-45 giorni e in seguito conoscono solo l’acciaio, niente legno. Una volta in bocca, questo vino inizia come il classico passito dolce, ma subito dopo arrivano i tannini. E rimangono molto a lungo, cancellano la sensazione del dolciastro e i sentori virano sull’affumicato. In effetti, è il vino perfetto per gli arrosti saporiti e la porchetta aromatizzata. La produzione è ancora molto piccola, solo 2500 bottigliette da 0,375 l, ma mi auguro per la cantina che questo “insolito Passito”, l’unico con i tannini, diventi presto un social-successo.

Mi piacciono le cantine giovani. Posso considerare giovane la siciliana Feudo Arancio con due tenute, Sambuco di Sicilia e Acate, acquistate nel 2000, e una quota di export all’82%. 

tinchité

Tinchité 2013 è un Grillo in purezza, ma non è acidulo e troppo agrumato come a volte accade: è aromatico e più delicato, e mi piace di più.

Il secondo vino che assaggio, Dalila 2012, sfoggia l’etichetta che preferisco, un pentagramma. Mi raccontano che il pezzo rappresenta una canzone popolare molto nota. 80% di Grillo (acciaio), 20% di Viognier (barrique) per un vino molto profumato e floreale al naso, ma inaspettatamente sapido, bilanciato e sobrio al palato. Bel contrasto.

syrah feudo arancio

Il terzo vino è un rosso, Syrah al 100% del 2012. Vitigno internazionale, si, ma che dà il meglio in Sicilia sui terreni sabbiosi di Feudo Arancio. È un vino della linea base, molto easy, di pronta beva, di cui solo il 15-20% fermenta in barrique per 6-9 mesi. Nonostante la giovane età e la semplicità, la bottiglia indossa un’etichetta che sembra un tappeto persiano. Ne farei un rifornimento nutrito da servire alle cene d’estate, con carni fredde, tonno sulla brace, formaggi semi stagionati e verdure sottolio.

monterossa

Il mio Vinitaly finisce qui. Ma prima tiro qualche numero personale: 4 giorni pieni, visitati tutti i padiglioni, 70 stand con la sosta, 10 o forse 12 degustazioni guidate e percorsi diVini, rivisto moltissimi amici tra produttori, giornalisti, blogger, degustato in media per 12 ore al giorno di seguito ( ma forse anche di più) con brevi pause in sala stampa per aggiornarvi, scoperto 5-6 etichette interessanti, e fatto il pieno-pienissimo di bollicine. Soprattutto rosé.

Così per un brindisi finale ho deciso di scegliere il Monterossa Franciacorta Brut rosé, la mia vecchia passione. E allora alzo il calice ricco di un perlage fine e persistente, di un bel colore rosa antico, delicato al naso e indimenticabile in bocca. Degno finale per il Vinitaly 2014.

Con questo passo e chiudo. Al prossimo Vinitaly: 22 – 25 marzo 2015.

[Immagine di copertina: Ennevi-Veronafiere. Immagini: Giulia Nekorkina]



Un commento su “Vinitaly 2014. Cronaca di una giornata al salone: l’ultima, purtroppo

  1. a proposito di Rotari…
    due anni fa ho buttato una decina di bottiglie del costo di 8,50 euro l’una perché facevano letteralmente schifo, il problema era probabilmente dovuto al tappo, sta di fatto che da quella volta non ho più comprato una bottiglia di Rotari. Ogni volta che dicevo agli amici: apriamo una bottiglia di vino? Loro rispondevano: no Rotari grazie!
    Speriamo che nel frattempo la Rotari abbia cambiato il fornitore di tappi ed abbia migliorato il controllo qualità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.