Roma. Mafia Capitale e mappa dei ristoranti. Ci vuole la guida?

mappa mafia capitale Roma

La tavola entra con prepotenza nell’inchiesta mafia di Roma o mafia capitale come è stata ribattezzata.

Due gli scatti che fotografano la realtà di una corruzione che intreccia corruzione, politica, criminalità nera, tangenti, ruberie. E luoghi del cibo.

La prima è la mappa pubblicata dal Corriere della Sera. Nel pieno dell’indagine ribattezzata “Mondo di mezzo”, uno degli indagati Franco Panzironi – nick name Il Panza che suonerà quanto meno beffardo alle orecchie dei gastrofanatici – esclude la possibilità di incontrarsi da Palombini all’Eur. Non per questioni di caffè e cornetto ma per evitare di farsi vedere in un luogo troppo in vista. Finiranno al wine bar Tata a piazza Marconi.

È la casella di partenza di un tremendo Monopoli in cui gli indirizzi del food e del drink si dipanano in una serie di luoghi di incontro più o meno conosciuti.

La benzina, è il caso di dirlo, delle valigette farcite di denaro la si mette(va) al distributore di Corso Francia spesso finito nei servizi televisivi con oggetto sciopero dei benzinai (ma solo per vicinanza geografica con la sede di Saxa Rubra).

La banda guidata dall’ex Nar Massimo Carminati era solita incontrarsi davanti a un bancone di un bar o a una tavola. Eur, Parioli e Vigna Clara soprattutto.

Ma c’è il Bolognese a Piazza del Popolo e Il Casale sulla Flaminia famoso per le grigliate di carne. Poi c’è Cesare a via Crescenzio e i i drink serviti a Piazza delle Muse alla Casina e al bar Parnaso piuttosto che all’Hungaria a piazza Ungheria piuttosto che  nel dehors del bar a via di Vigna Stelluti.

Si parla tanto di tenere in considerazione le periferie e la banda del Mondo di mezzo lo ha fatto: da Nero al Tiburtino, Dar Bruttone osteria a via Taranto e Rinaldo al Tuscolano finiscono nelle intercettazioni.

cena alemanno ozzimo poletti

L’altra foto è quella di una cena che risale al 2010 in un centro di accoglienza in cui appaiono politici di destra e di sinistra insieme a membri della gang nera pubblicata dall’Espresso.

Attorno al tavolo ci sono tutti quelli che a Roma contavano qualcosa. Politici di destra e sinistra, assessori e esponenti del clan dei Casamonica, tutti insieme appassionatamente. Buzzi, detenuto negli anni ’70 e ’80 per omicidio, poteva dirsi più che soddisfatto: era riuscito infatti a far sedere fianco a fianco l’allora sindaco Gianni Alemanno (oggi indagato con Buzzi per associazione mafiosa), l’ex capo dell’Ama Franco Panzironi (arrestato con Buzzi), un esponente del clan dei Casamonica in semilibertà, l’attuale assessore alla Casa Daniele Ozzimo (al tempo consigliere Pd e pure lui indagato oggi dai magistrati: si è dimesso ), il portavoce dell’ex sindaco Sveva Belviso e il potente parlamentare del Pd Umberto Marroni, seduto, sorridente, vicino a Panzironi.

Non sono quindi solo luoghi esclusivi o quelli che al tempo della prima Repubblica sarebbero stati ascritti come frequentazioni del generone romano.

piazza ponte milvio

Ma non finisce qui. Repubblica traccia anche la mappa dei ristoranti, dei bar e delle attività commerciali che sono riconducibili a prestanome e a società che fanno capo alla banda della mafia capitale che rischia di superare per notorietà quella della Magliana.

Il pijamose Roma della banda raccontata in TV si trasforma in pijamose Ponte Milvio.

Marco Vecchioni, vicino a Carminati, in un’intercettazione dice: “Si sono presi tutta Ponte Milvio, poi si sono presi quattro locali, l’unico che non è loro è il “Re Re” che è dell’amico mio Brando”.

Il Coco Loco è di Diabolik, ex capo ultrà, il Sutton Club, in via Flaminia, è di Andrea Carminati, figlio di Massimo. Il bar l’Oakos è della banda Carminati anche se intestato a una testa di legno. La gestione prevede anche una successiva valorizzazione: cercano di venderlo a 120 mila euro: “Er contratto è nuovo… la società è nuova è tutto bello però è un buco però mo dal 1 settembre ci hanno dato i tavolini de fori, capito?”. È già sento il clangore delle armi dei ristoratori che a Trastevere si sono visti negare la possibilità di mettere due sedie fuori la porta d’ingresso da zelanti burocrati municipali.

Dal controllo mafioso non si salvano le pizzerie di Trastevere e gli stabilimenti balneari a Fregene con il ristorante Il Miraggio, ad esempio.

Celestina ai Parioli

Ai Parioli finisce sotto la lente d’ingrandimento delle indagini Celestina, all’Olgiata il tentativo di Massimo Carminati di realizzare una tavola calda per farla gestire alla compagna su un “punto verde” del Comune di Roma.

Durante l’estate Roma si sposta a Ponza? Lo fa anche la banda di mezzo che vuole conquistare il bar Welcome: ” ti dico lo sai come stamo là… uno c’ha pure la scusa vado a Ponza per tre mesi”, commenta Carminati.

La pentola è stata scoperchiata. C’è la conferma che il food tira in ogni situazione e che se è difficile comprendere cosa si mangia non è da meno capire dove si mangia. Servirà forse inserire nelle guide e nelle recensioni il simbolo di un controllo di legalità effettuato dagli organi inquirenti?

[Link: Corriere della Sera, Espresso, Repubblica, Blitz Quotidiano. Immagini: italiaristoranti, Panoramio]



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