Milano. Io bevo così, cioè bevo vino etico

Io bevo così

Io Bevo Così è una manifestazione enologica che spiega la scelta da parte dei produttori associati, del perché si reclama quel sacrificio di attenzione e dedizione per la vigna, puntualizzando le pratiche naturali che vedono fortemente limitati pesticidi e processi industriali.

Nello spazio di InKitchen Loft in via Adige 9, il fermento è aperto: giornalisti, addetti al settore, ristoratori, enotecari sommelier, intraprendono il messaggio etico di produrre e bere secondo quel principio di riferimento dei “vini naturali”.

Predilezione per i vini naturali, ma anche attenzione ai cibi in abbinamento, dove spiccano etichette e show cooking che mettono d’accordo i palati più esigenti. Sono 35 i produttori vinicoli presenti e cinque gli chef impegnati alla preparazione degli abbinamenti.

Fabrizio Tesse della Locanda di Orta, di Orta San Giulio, 1 stella Michelin, Cristiano Gramegna dell’Osteria Rosso di Sera, di Castelletto Ticino, Sergio Vineis del ristorante Il Patio, di Pollone, 1 stella Michelin, Jun Giovanninni sous chef del ristorante Gong, di Milano, e Luca Dell’Orto del ristorante San Gerolamo di Vercurago utilizzano i prodotti Longino & Cardenal.

Sperimentiamo dal vivo i protagonisti dell’evento. Tengo fede alla mia regione preferita in fattore vino ed inizio col Veneto: Andrea Pendin è titolare della Tenuta l’Armonia, nelle colline di Montecchio Maggiore (Vicenza). Qui troviamo una piacevole collezione di sette cosiddetti vini Pop, il Brio ottenuto da uve Cabernet e Barbera, asciutto, con un retrogusto che ti racconta di certo il territorio, un sapore sapido, passiamo al Frizzi Pop Pinot nero e Durella, fruttato dal sapore piacevole e armonico, le punte di acidità lasciano un retrogusto stuzzicante.

In Lombardia assaggio Ca’ del Vent, Franciacorta elegante, perlage, dal retrogusto di crosta di pane e frutti bianchi. Lo trovo gradevole e accogliente e faccio il bis.

Dalla Lombardia alla Toscana con un Sangiovese in purezza dall’acino grosso, “I Mandorli”. Apprendo alcune specifiche dal produttore Massimo Pasquetti: vendemmia a mano in settembre, a maturazione naturale, affinamento in botte di rovere d’allier per 12 mesi, 6 mesi in botte vetrificata, e almeno 6 mesi in bottiglia. Un tipico esempio di un vino naturale.

La Tenuta di Castellaro si trova sull’isola di Lipari, nell’arcipelago delle Isole Eolie: storia, cultura e tradizioni sono retaggio di queste vigne. Assaggio un signor rosato delle terre Siciliane, Rosa Caolino, delicato e pieno di charme, ricavato da vigneti che insistono sulle antiche Cave di Caolino. Una rappresentazione policroma delle alterazioni fumaroliche subite dalla roccia e tuttora attive. Vitigni Corinto Nero 60%, Nero d’Avola 40%, sentori olfattivi di frutta rossa, e ottima mineralizzazione: è certamente Massimo Lentsch, imprenditore bergamasco, l’uomo dell’uva a Lipari, promosso con lode. E qui vi dico che le ho assaggiate tutte l’etichette presenti.

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L’altra faccia dell’evento sono sicuramente gli assaggi, e bene qui si muovono gli chef: riso goio dop, con porri di Cervere, toma della Valle Elvo, mele e polvere di porri bruciati. Sergio Vineis dedica a questa versione del riso sapidità a tutto tondo, buona l’idea del porro bruciato che riduce il sapore schietto della toma.

Passo alla tartare di manzo, uovo di quaglia, topinambur, e maionese alle acciughe Nardin, creazione dello chef Cristiano Gramegna. Si assapora con gusto quasi in purezza. Qui c’è la scelta di accompagnare la carne al topinambur e alla maionese che la illumina.

A seguire, wan di baccalà Giraldo, con vellutata di dashi dello chef Jun Giovannini. Ancora riso della Baraggia, con lumache di vigna, crescione di ruscello e spugnole per Luca dell’Orto che del pesce non ci si stanca mai. Baccalà cotto in olio extra vergine d’oliva con rape glassate per Fabrizio Tesse.

Un evento dedicato alla cultura del vino che rende onore in primis alla natura delle cose perché non è sempre facile valorizzare la tradizione.

Tenetene conto per l’agenda del prossimo anno e segnatevi i produttori presenti all’evento. Potrebbe capitarvi l’occasione di assaggiarli.

  • Enrico Druetto (Piemonte)
  • Tommaso Gallina (Piemonte)
  • Rocco di Carpeneto (Piemonte)
  • Stella Vini (Piemonte)
  • Eraldo Revelli (Piemonte)
  • Segni di Langa (Piemonte)
  • Casa Caterina (Lombardia)
  • Cà del Vent (Lombardia)
  • Le Strie (Lombardia)
  • Muraca (Lombardia)
  • Az. Ag. Antonio Ligabue (Lombardia)
  • Giovanni Menti (Veneto)
  • Tenuta L’Armonia (Veneto)
  • Cristiana Meggiolaro (Veneto)
  • Franco Terpin (Friuli Venezia Giulia)
  • I Cardinali (Emilia Romagna)
  • Stefano Amerighi (Toscana)
  • Il Casale (Toscana)
  • Azienda Agricola Pietroso (Toscana)
  • La Porta di Vertine (Toscana)
  • Pacina (Toscana)
  • Podere Luisa (Toscana)
  • I Mandorli (Toscana)
  • Az. Ag. Fiorano (Marche)
  • Oreste Tombolini (Puglia)
  • Tenuta di Castellaro (Sicilia)
  • Vini Viola (Sicilia)


2 commenti su “Milano. Io bevo così, cioè bevo vino etico

  1. Visto che parliamo di Milano, a quando invece un pò di quella tanta sbandierata (a parole) etica dello slogan dell’Expo, ovvero “sfamiamo il mondo”?

    • E’ così profondo, è così bello il tuo pensiero che cancella l’amarezza che provo…quando il MARKETING stupra una delle più…dimenticate…parole…
      del nostro tempo.

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