La classifica della pasta italiana, buona perché contiene il 40% di grano estero

pasta e fagioli

Un duro colpo al Made in Italy. La pasta italiana è fatta con grano duro che arriva dall’estero. A Bari c’è Coldiretti in piazza per protestare contro questo ennesimo scempio.

La pasta italiana deve essere fatta con il 100% di grano italiano rivendicano un po’ tutti, dagli agricoltori alle massaie passando per giornali e siti.

Una vera ondata di sdegno per l’attacco ad una delle nostre bandiere della gastronomia.

Tutto falso, spiega Roberto La Pira che dalle colonne del Fatto Alimentare smonta una delle leggende metropolitane legate alla tavola. Un esercizio in cui è abile.

La tesi è semplice: la pasta italiana è buona perché per fortuna è fatta con grani duri che al 30-40% provengono dall’estero.

Le granaglie importate da Ucraina, Canada, Stati Uniti e altri paesi sono di alta qualità,  hanno un’elevata percentuale di glutine. Solo miscelando questo grano con quello italiano si ottiene la pasta che esportiamo in tutto il mondo!

Così La Pira esorta a non essere estremisti.

La migliore pasta

amatriciana ingredienti

Poi cita le migliori marche, Barilla, De Cecco, Delverde, Garofalo, e forse qualche punta di scetticismo potrebbe serpeggiare in voi.

In tempi non sospetti, nell’era pleistocenica degli articoli-articoli, Scatti di Gusto proponeva Alta Fedeltà, una rubrica dedicata alla classifica, meglio alla Top Five.

Siamo nel 2010 e vi riproponiamo quella della pasta del tempo.

Ma visto che siamo nel 2016, ecco l’aggiornamento.

1. Spaghettoni Benedetto Cavalieri

spaghetti amatriciana

Spaghettoni Benedetto Cavalieri. Un classico incommensurabile, la testimonianza che esiste una possibilità di pasta al di fuori del cerchio magico di Gragnano. Siamo in Puglia e utilizzare lo spaghettone per un’amatriciana sarà sinonimo di successo (meglio se accompagnati dallo studio di una ricetta perfetta).

2. Fusilloro Verrigni

Eliche cacio e pepe

Lo stabilimento abruzzese dichiara pasta ricavata da grani italiani al 100% e trafilatura in oro. Vero, falso? Guardate le distese a Loreto Aprutino e la fornitura di Valentini. E poi passate a una ricetta come la “diversamente cacio e pepe“. O una gricia da “strana coppia”. Ma potreste accontentarvi anche di solo olio extra vergine di oliva e una grattugiata del vostro formaggio preferito.

3. Spaghetti Gentile

spaghetti con il pomodoro

Una cena perfetta con un piatto perfetto di spaghetti al pomodoro. Ernesto Iaccarino al Don Alfonso 1890 lo propone addirittura come pre dessert. Spaziale la pasta, spaziali i pomodori. Direte voi, ci vuole il manico. Avete ragione.

4. Spaghettoni pastificio Mancini

carbonara Marzapane

Come fate la carbonara? Con l’uovo, il guanciale e una sfumatura di vino. E la pasta Mancini. Parola di Alba Esteve Ruiz che a Roma da Marzapane propone la carbonara più buona della città e quindi del mondo intero. Imitatela.

5. Corallini di Gerardo di Nola

pasta piselli

L’apoteosi della pasta e piselli la fa quel genio di Giulio Coppola alla Galleria di Gragnano. Sarà perché è tuffato nel regno indiscusso della pasta ma, signore e signori, la sua interpretazione dei tubetti con i piselli, qui un leggiadro corallino della Gerardo di Nola con i gamberi, è piatto da segnare in agenda ora che i legumi ritorneranno di attualità e si spera anche in carta.

6. Pasta Mista Pastai Gragnanesi

pasta patate provola

Gli ultimi colpi di coda dell’inverno, se mai si è visto quest’anno, sono perfetti per la pasta patate e provola ma azzeccata, azzeccatissima. Il piatto è napoletano, ma d’altronde il regno della pasta è Napoli e la Campania checché si voglia dire. Gli indirizzi delle trattorie che la propongono sono svariati, ma l’eccellenza la troverete da Umberto a via Alabardieri che si appresta a festeggiare i 100 anni di esistenza e ci ha regalato la ricetta. La pasta può essere quella della cooperativa Pastai Gragnanesi.

7. Fusilli Afeltra

fusilli ragù napoletano ricotta

La ricotta sul ragù non è blasfemia. Lo abbiamo appurato con una ricetta che propone al posto delle mafalde un fusillo del pastificio Afeltra. Mai assaggiati?

8. Spaghetti De Cecco

pasta zucchine alla Nerano

Fa capitolo e classifica a sé una ricetta classica delle ricerche sul web: la pasta con le zucchine con le zucchine dette anche alla Nerano. Per il totem della pasta più replicata da ristoranti e appassionati avete gli spaghetti De Cecco secondo i creatori della pasta alla Nerano, ovvero il ristorante Maria Grazia a Nerano. Potete decidere se provare a casa la loro ricetta.

Oppure affidarvi a quella della nuova stella Michelin Mario Affinita che al Don Geppi utilizza le linguine della Gerardo di Nola o lasciarvi incantare da panorama e sostanza di un altro stellato, Roberto Allocca, al Relais Blu sempre in costiera sorrentina che utilizza gli spaghettoni Leonessa.

Difficilissimo scegliere anche per l’abilità dei tre manici.

9. Fusilli pastificio Lagano

fusilli

È possibile fare una buona pasta di grano duro a Roma? La risposta è sì a giudicare da questo pastificio artigianale che dichiara di utilizzare solo semole di grano duro di provenienza nazionale. Certo, poi c’è lo zampino di Kotaro Noda che al Bistrot 64 ha sfornato questi fusilli con pesto e seppie da capogiro. Segnate in rubrica da preparare appena le temperature saranno quelle ottimali.

10. Paccheri Rummo

ricetta paccheri Rummo ricotta bufala

Il pastificio Rummo è salito agli onori delle cronache per un evento non piacevole come l’alluvione del Sannio che è stato rimbalzato in una campagna viralissima: #SaveRummo. La ricetta più cliccata è stata quella di Pietro Parisi, chef di Era Ora. Ma c’è anche quella di Lucio Villani che ha usato le tripoline e soprattutto i paccheri con la ricotta di bufala di Agostino Malapena al ristorante Costanzo di Aversa.

Se vi siete dimenticati l’assunto di partenza eccolo: meglio la pasta prodotta con grano al 100% italiano o il mix?



17 commenti su “La classifica della pasta italiana, buona perché contiene il 40% di grano estero

  1. Non mi espongo su questo tema, ma mi ricordo che La Pira in un articolo sui panettoni, tra i commenti, si disse soddisfatto mangiatore di panettone industriali da pochi spicci…se ricordo bene, è pure uno che acquista olio extravergine d’oliva nei supermercati e li esalta pure, quasi fossero come l’olio che fa mio padre…insomma, non proprio un “gourmet”, infatti credo che lui le paste citate qui sopra non le mangia…
    Tra l’altro conclude l’articolo linkato con una baggianata: “Dove non c’è scritto made in Italy, vuol dire che l’origine è straniera. Premesso ciò l’aspetto da non dimenticare è che il prodotto italiano non è una certificazione di qualità ma attesta solo l’origine”, balla, ci sono un sacco di prodotti (spesso scadenti) che usano ingredienti stranieri, ma che scrivono Made in Italy solo perchè il prodotto finito è stato fatto in Italia…

  2. Il “concetto” di Made in Italy” è un concetto che può essere definito in vari modi.
    Quello attuale è un…adattamento…agli interessi economici…di chi produce (e non dei consumatori)
    Pensate che il disciplinare di bresaola e speck prevede importazione di carne…anche dal Sud America è…. perfino congelata.
    Poiché la produzione viene fatta in Italia
    (ma vale il principio che il ciclo di produzione potrebbe avvenire anche in altri stabilimenti del mondo…purché …l’ultima fase venga fatta in Italia).
    il prodotto può mettere sulla confezione la bella etichetta …made in Italy che …convince…molti più consumatori
    del fatto che un prodotto made in Italy sia realmente di qualità.
    Ed innalza i prezzi a beneficio di produttori-commercio–marketing(pubblicità)–ecc—che campano sul prodotto—>made in Italy.
    Ed a danno dei consumatori che pagano prezzi alti o altissimo…ed ingiustificati dal costo di produzione.
    .
    Il Made in Italy è, per me, un grande specchietto per le allodole.
    Un potente strumento del marketing.
    Aggiungo un concetto che scandalizzerà alcuni(o molti):
    .
    La pasta e molti altri prodotti italiani(non tutti ma moltissimi) possono essere prodotti in tutto il mondo.
    Con ottimi risultati.

    • Concordo pienamente. Ma siamo nel paese dove tutti i produttori, Parmigiano Reggiano in primis, gridano allo scandalo contro gli OGM. Poi sono i primi contrari a indicare l’uso di OGM in etichetta: cosa farebbero gli italioti se scoprissero che il Parmigiano Reggiano – come tutti i formaggi tranne le piccole produzioni di malga – sono tutti derivati da latte con vacche allevate con OGM (e no, non c’è alternativa: non esistono mangini OGM free).

      Un po’ come la storia degli olii extravergine “falsi”, dove molti – anche fra i giornalisti – si lamentavano che non erano prodotti da olive italiane. E quindi? Dove sta scritto che le olive italiane sono migliori di quelle, che so, greche?

  3. Arriveremo a disciplinari ancora più scandalosi.
    Ad esempio mozzarella congelata o con latte congelato o latte in polvere di bufale del sud est asiatico.
    Che rinnegano quanto la Comunicazione (marketing) del made in Italy ha detto…fino a non molti anni fa.
    .
    Ma la gente del web spesso… ha poca memoria ed è proiettata più sul futuro:
    ed è, anche per questo, più facilmente m.a.n.i.p.o.l.a.b.i.l.e
    dalla COMUNICAZIONE(INTERESSATA) che si trova in rete, nei blog o nei social media…dominati dalla Pubblicità e dal Marketing.

    • Se parlassi della stampa in generale, sarei d’accordo. Ma le critiche che tu rivolgi al web non sono un problema dell’editoria su Internet: le stesse, identiche, porcate le trovi su blasonati quotidiani o periodici dedicati al mondo del cibo.

      Gli stessi che pubblicano un ottimo Bressanini di fianco a cialtroni senza né arte né parte. Il problema non è Internet: è il giornalismo italiano, il problema, fatto prevalentemente da timorati che pur di leccare il fondoschiena ai loro lettori dicono le peggio panzane

  4. E’ ora di prendere atto che in italia, di grani duri che possono fare concorrenza a certi grani canadesi o statunitensi, non ce n’è.
    Qualcuno mi spieghi questa fissa di credersi migliori degli altri o di avere i prodotti più buoni del mondo. Anzi, non spiegatemela proprio.

  5. @ Grammarnazi @ Enrico
    .
    Condivido pienamente le vostre argomentazioni.
    Quando leggo commenti simili mi dico:
    c’è sempre speranza.
    PS
    Invito anche chi ha, invece, pensieri diversi ad esprimerli liberamente su SdG.
    Soltanto così, nel confronto, costruiamo un DIBATTITO VERO.
    In uno spirito di reciproco rispetto.

  6. Giovanni Capurro si trovava alla fine dell’ottocento in Ucrina con dei commercianti napoletani di granagli colà giunti per acquistare il loro famoso grano.lambiente freddo e gelido gli ispirò i versi di quella che sarebbe divenuta una delle più celebri canzoni italiane:”O’ SOLE MIO”.

  7. Guardate che il grano può essere buono anche se non è italiano.. Anzi, ci sono paesi dove le coltivazioni di grano e gli impianti di produzione sono sempre di alta qualità e molto più ecologiche delle nostre. Poi che noi italiani abbiamo una tradizione centenaria nella produzione e lavorazione della pasta è vero, e infatti importiamo il grano, non la pasta.

  8. Salve,

    Sto promuovendo una buonissima pasta abruzzese con marchio bacio italia (www.bacioitalia.it).

    Potrei esprimermi in mille modi per convincervi della qualità della mia pasta, invece vi dico solo di provarla.

    I discorsi li faremo dopo.

    Saluti

  9. Sono convinto che il problema di fondo non è tanto chi fa o da dove arriva, ma effettivamente cosa stiamo mangiando? E’ vero i grani migliori sono stranieri, ma che garanzie abbiamo? Negli USA, per esempio, non ci sono normative che limitano l’uso dei pesticidi, come gli antibiotici per gli animali, gli OGM, gli additivi chimici per la fertilizzazione, maturazione etc…
    Grazie a Dio in Italia abbiamo le leggi più severe e precise al mondo, è vero che non tutti le rispettano, ma ciò non toglie che il prodotto Italiano offre di per se molte più garanzie rispetto il resto del mondo.
    Il vero problema che abbiamo è politico, non abbiamo una classe dirigente che faccia realmente i nostri interessi, anche in mondo globalizzato dovremo pretendere delle leggi serie sull’identificazione dei prodotti in modo che sia chiaro cosa il mercato ci sta proponendo a prescindere da dove arrivi.
    Non credo che imporre delle certificazioni sui prodotti sia un limite alle vendite, anzi credo che se tutte le nazioni adottassero dei criteri di qualità sui prodotti avremo tutti dei benefici economici a partire dai produttori, mentre il maggior costo finale sarebbe sicuramente ammortizzato dalla concorrenza.

  10. Io invece sono preoccupato invece per l’eventuale radioattivita’del grano estero,spero che all’arrivo in Italia controllino con il detector,chissa’…Per esempio non tutti sanno che in Ucraina vi è Cernobil.
    Comunque secondo me bisogna incentivare la produzione nel nostro paese così da eliminare qualsiasi dubbio di contaminazione varia,anche a discapito della qualità…La salute è piu’ importante !

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