Milano. Apre un ristorante fast food di pasta della nonna: Miscusi, Adesso Pasta!

pasta fatta a mano

I nuovi locali che aprono a Milano a volte me li ritrovo sotto casa, o dietro l’angolo.

Oppure – come ha fatto MiScusi, Adesso Pasta! – mi scrivono, dicendo ehi guarda che apro, sto per aprire, sono già aperto. Ho ricevuto una mail appunto in cui mi racconta della sua imminente apertura – a cui è seguita un’altra mail con il giorno dell’inaugurazione, sabato 18 febbraio.

pasta forchetta

Incuriosito, ho risposto a MiScusi scusandoni e chiedendo loro qualche foto, qualche notizia in più, magari poter fare un paio di domande a qualcheduno.

Mi hanno rinviato a dopo il 18 – ma potevo forse io privare i miei affezionati lettori di una anticipazione che non fosse il solito comunicato stampa riciclato invertendo l’ordine delle parole? (Sì, perché io sono un raffinato esteta, e inverto l’ordine eccetera.)

E soprattutto – essendo io “Scatti” di gusto – di qualche scatto che renda l’idea del nuovo MiScusi?

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No, certamente: sono quelli che vedete a corredo di queste poche righe. Righe in cui posso dirvi che l’idea è quella di proporre un pasta-della-nonna-fast-food con pastificio accluso. Il tutto in pieno centro, in via Pompeo Litta, alle spalle del Coin di 5 Giornate.

Già da qui si vedono alcune parole d’ordine: genuinità, tradizione, cucina a vista. Pasta fresca prodotta ogni giorno all’interno del locale, in diversi formati, anche ripiena; un mulino che macina grano duro di Altamura, producendo la farina integrale per la pasta (che ci sarà anche senza glutine); vino a mescita libera; ricette “della nonna”, ricerca delle materie prime, insomma, tutto quello che serve per pensare un locale, oggi.

Comprese le menti ideatrici del progetto, Alberto Cartasegna e Filippo Mottolese, due ragazzi meno che trentenni, bocconiani, con interessanti esperienze imprenditoriali alle spalle (BCG e Helpling, e PWC e TOM-The Ordinary Market rispettivamente).

L’idea quindi è “tutta pasta” – e mi sembra di capire addirittura “solo pasta”, ma immagino che un ampliamento del menù sarà inevitabile, come è già accaduto in altre esperienze monoprodotto. Resta da capire quali possibilità di successo può avere un locale del genere, visto anche i risultati dubbi di locali consimili.

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Pasta Eat, a poche decine di metri di distanza, è attualmente chiuso per cambio di gestione (ma era aperto fino a poso tempo fa); mentre Il Boss della Pasta, ovvero una versione fast-food, da passeggio, lo vedo chiuso da tempo (oppure ha orari particolarmente strani).

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Probabilmente, e naturalmente, dipenderà in buona parte della bontà del prodotto, che andrò a provare quanto prima; ma anche da come il locale si muoverà a livello di comunicazione, sui social, sulla stampa.

Che dite: andiamo a provarlo?

MiScusi, Adesso Pasta! Via Pompeo Litta, 6. Milano.



6 commenti su “Milano. Apre un ristorante fast food di pasta della nonna: Miscusi, Adesso Pasta!

  1. Platina è uno dei miei posti preferiti, le porzioni sono abbondantissime e la scelta è tanta. E poi il proprietario è molto simpatico e gentile. Peccato che spesso non riesca a trovare posto a pranzo quando capito da quelle parti…

  2. Avete ragione – mi sono concentrato sui due che sembrano avere avuto esiti dubbi, e mi son perso Platina. E magari ci sono altri locali simili: mi informerò meglio.
    Grazie

  3. Ci sono anche “Pasta fresca da Giovanni” e “nusc” (ma non sono ancora andato).

    Mi colpisce che a Milano, moltissimi locali vengano aperti da bocconiani o laureati: non capisco se la laurea sia ormai indispensabile per aprire un locale di successo, o se la laurea non serva più nel mondo del lavoro e ci si debba riciclare in ambito gastronomico.

    • In realtà, per qual che ne so molto spesso si tratta di giovani già inseriti nel mondo del lavoro, e che spesso mantengono appunto il lavoro, a cui affiancano questa attività (salvo dedicarvicisi completamente in caso di successo).
      Una possibilità è che guadagnino così bene da avere soldi da investire; un’altra, che non siano comunque soddisfatti della loro attività lavorativa, e cerchino una via d’uscita (magari anche “facile”).
      Un po’ quello che facevano fino a qualche anno fa le stesse categorie professionali, magari un po’ più attempate, che però allora aprivano agriturismi, coltivavano poderi, allevavavìno animali rari o frutti perduti.
      Ah – grazie per le segnalazioni

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