Milano. Il calzone di Vincenzo Capuano è il miglior investimento in pizza della città

Di pizzerie napoletane, o presunte tali, ormai Milano è piena. Tante che a volte mi pare proprio di vivere a Napoli più che a Milano.

In una consueta pausa pranzo adocchio l’insegna di Rossopomodoro LAB di cui ho sentito tanto parlare ma che ancora non avevo testato.

Sono giorni che mangio pizza – “no oggi no” – vado oltre alla ricerca di un’alternativa ma mi arrendo quasi subito e torno indietro: pizza sia, pure oggi!

Partiamo dal presupposto che io non ne sapevo niente (sacrilegio!) non sapevo esattamente a cosa stessi andando incontro varcato l’ingresso della pizzeria: conoscevo Rossopomodoro ancora ai tempi (passati da un pezzo) dell’università e quel che mi è rimasto impresso era il ricordo di una pizza sufficientemente buona in una Milano che già allora cercava con ostinazione di riprodurre un impasto il più possibile fedele all’originale napoletano.

Non sapevo niente (o quasi) di Vincenzo Capuano, il pizzaiolo con la barba che ho incrociato e riconosciuto appena entrata, operativissimo al suo forno, di rosso scarlatto vestito.

Non sapere non sempre è un male no?

Nel menù una selezione di pizze classiche, dalla tradizionale Marinara – 6 € e/o Margherita – 6.50 €, alla Salsiccia& Friarielli – 9.30 €, così come Diavola – 8.50 € e Capricciosa – 9.30 € (tanto per citarne alcune).

Ma anche pizze con impasti integrali, Farina Caputo tipo 1, che si accompagnano a ingredienti di qualità come i pomodorini del piennolo del Vesuvio Dop, il pecorino bagnolese e, ancora, pizze fritte.

Se non bastasse, il menù del mese elenca almeno 3 tipologie di pizze speciali così come una lista di portate interessanti a partire dagli antipasti – polpo e porcini affogati su pane fritto a 7.80 € – e i primi come spaghetti alla chitarra salsiccia e carciofi (12 €).

Mi allontano dalla consueta tradizione di ordinare una margherita e decido di affrontare la questione CALZONE, in questo caso ripieno di ricottina di bufala, salame Napoli, mozzarella, pomodoro grana e pepe in superficie – 9 €.

Un elenco di ingredienti che dovrebbe già parlare da solo prima ancora dell’assaggio ma che all’assaggio è andato ben oltre ogni mia aspettativa (che perlopiù non avevo).

L’impasto soffice e lievemente croccante sui bordi, il suo sapore delicato che si mixa a quello saporito del ripieno, perfettamente bilanciato con l’acidità del pomodoro in superficie a cui danno spinta la spolverata di grana e pepe.

L’alveolatura? In una sola parola, meravigliosa.

Nulla è di troppo, né troppo cotto, troppo salato, troppo condito, troppo umido, troppo è la parola giusta in effetti se ci soffermiamo essenzialmente a dire che ‘sto calzone è TROPPO BUONO!

E di lì a poco, va a finire come al solito, che mi ritrovo nella cucina a fare domande.

Vincenzo mi mostra fiero l’impasto che gira nella grande planetaria e che avrà ancora un bel po’ di ore di lievitazione davanti a se prima di essere infornato.

Quello del calzone che ho appena mangiato è lo stesso della pizza: alta idratazione, lunghi tempi di lievitazione (dalle 36 ore in su), minima percentuale di lievito di birra.

Una volta farcito viene richiuso ma non bucato (come si usava fare anni fa a Napoli) in modo che si formi una sorta di camera d’aria all’interno.

Ciò fa si che il fiordilatte si sciolga completamente e bene.

Apparentemente i parametri sono molto simili a quelli di molte delle ricette in circolazione ma di certo qui qualcosa in più c’è.

“ La ricetta può essere standard, il procedimento è personale” – appunto.

Di certo ad entrare in gioco sono quegli insegnamenti tramandati di generazione in generazione, dal nonno al padre (l’altrettanto famoso Luigi Capuano) proseguiti col figlio Vincenzo che sa applicarli sapientemente per ottenere qualcosa di unico.

“Mio nonno con il suo carattere all’antica , non mi ha mai detto ti voglio bene.
Mi portava in pizzeria da piccolo e mi costringeva ad aiutarlo. 
Crescendo ho capito che ci sono svariati modi di Amare e lui lo faceva cosi…” –

A mio avviso la miglior pizza napoletana mai mangiata prima d’ora a Milano.

Chi mi conosce bene (e mi sopporta) sa quanto sono critica quando si tratta di lievitati.

Quando si dice che – “E’ colpa dell’acqua che non è la stessa, è la farina, è l’aria!” – oggi posso dire dire che no, evidentemente fino ad ora è mancato qualcosa.

Il segreto, che sta nell’esperienza così come nella costanza, nella sperimentazione che è poi quello che vuol essere il LAB di Vincenzo Capuano.

I prezzi sono un po’ più alti rispetto alla media ma nemmeno più di tanto rispetto ai menù di molte di quelle pizzerie che seguono uno stesso filone di ricercatezza della materia prima così come del prodotto finale.

In molti casi ci si chiede se sia giusto spendere più di 6 euro per una margherita, in questo mi sento di dire tranquillamente che i 9 euro del calzone che ho mangiato sono stati il miglior “investimento” che potessi fare per il mio stomaco durante la mia pausa pranzo.

Perché non ne ho mangiata un’altra?

Ma per tornare!

E poi mi è venuta voglia di fare la pizza a casa. Ma questo è un altro discorso….

Rossopomodoro LAB. Viale Sabotino, 15. Milano. Tel. +39 02 5832 8501

[Immagini: iPhone Azzurra Rossi, Facebook]



venerdì, 17 febbraio 2017 | ore 15:53

48 commenti su “Milano. Il calzone di Vincenzo Capuano è il miglior investimento in pizza della città

  1. Bel post, è da tempo che voglio provare questa pizzeria ma non ci sono ancora riuscito.
    Una domanda: dici, la miglior pizza napoletana di Milano.
    Mi dici quali altre pizzerie hai provato e qual è la tua classifica?
    Per capirci: Lievità, Starita o Olio a Crudo per te “stanno dietro” a questa?

    • Ciao @Vinocondiviso 🙂
      Ti ringrazio e ti invito a provare presto la pizza di RossoPomodoro Lab in Sabotino.
      Ho provato sia Lievità che Olio a Crudo.
      Per quanto riguarda la prima,nonostante la qualità degli ingredienti, sta dietro al Lab. La bontà dell’impasto è nettamente superiore.
      Olio a crudo invece è una pizza buona ma diversa, Sorbillo preferisce la “ruota di carro” (per tradurre dal dialetto a ‘rott a carr) che fuoriesce dal piatto e quindi è piu sottile.
      Capuano va per il “gommone” che però, come spesso accade erroneamente, di gommoso non ha niente, tutt’altro!
      L’impasto è soffice e leggero.
      Starita non l’ho ancora provata.

      Dammi un tuo parere 🙂 Sono certa che sarai d’accordo con me.

    • Probabilmente lo sai Paola, ma dal tuo messaggio non si capisce bene: Rossopomodoro è una catena e non tutte le pizzerie con quell’insegna hanno la qualità, altissima, di Rossopomodoro LAB.
      Nel 2013 non credo esistesse il LAB (?)

  2. L’innamoramento di Scatti per Capuano è inspiegabile. Manca solo che paghiate la trasferta alla Galmuzzi (manca solo lei), per ennesimo post su rossopomodoro.
    Il locale è brutto, la pizza discreta. Ultima mia visita, gennaio 2017.
    La parola “lab” è scritta solo qui, non esiste. Resta il rossopomodoro di via sabotino.
    Con gli stessi soldi: AM, Piz, Lievità danno più soddisfazione.
    Il cornicione, quando si raffredda la pizza (diciamo, intorno alla terza fetta mangiata?) resta gommoso, come tutti.

    • Caro Andrea della concorrenza è ovvio che mi hanno pagata!
      D’altra parte ormai si sa come funziona no?
      Suggerirei a Capuano di aggiungere LAB all’insegna, per sole tre lettere sarà il caso di provvedere sennò resti quello di

      • Ciao Azzurra, hai frainteso.
        Suggerivo alla redazione di pagare la trasferta a Milano alla Galmuzzi per avere l’ennesimo post su rossopomodoro.
        Oppure: spedite una margherita “lab” a napoli direttamente a lei, così fa un post sulla eccezionale pizza da asporto.
        la prossima pizza la ingoio intera, così da avere tutto il cornicione morbido.
        Ma i gusti sono gusti, o no?

        • Andrea, ahimè, io non conosco la Galmuzzi 😀
          Comunque, ribadisco, come si evince dal titolo qui parlo del calzone DI Capuano.
          Che ci posso fare se lavora al Lab?
          Se una cosa è buona è giusto che se ne parli a mio avviso.
          Ma non è detto che lo sia altrettanto per tutti, è giusto anche questo 🙂

          Non può essere una pizza buona in assoluto se pensi che cè a chi la “napoletana” non piace a prescindere.

  3. No ma veramente stiamo parlando della pizza di Rossopomodoro Lab????
    Circa 1 mese, fa incuriosito dai commenti, sono stato in via Sabotino.
    Ebbene: le prime due pizze (ore 19:30) rimandate indietro perchè crude (sarà la seconda volta in vita mia che rimando indietro una pietanza, giuro…); oltretutto una delle due, sulla carta con farina integrale, arriva al tavolo con farina normale. Abbiamo anche dovuto sopportare la cameriera che, con fare deciso e supponente, voleva convincerci che sì, effettivamente era integrale…
    Arrivano quindi le pizze ordinate, niente di chè, solo un poco meglio delle preime. Al momento di pagare il contro il titolare, scusandosi, ci spiegò che al nostro arrivo il forno era freddo….
    no comment. Anzi sì: la peggiore pizza napoletana di Milano fino a qui assaggiata.

    • Mi dispiace per l’esperienza non altrettanto positiva Andrea 🙂
      Può capitare una serata sbagliata, sono forse stata più fortunata? O come dice @Andrea della concorrenza mi ci hanno mandata?

      Posso solo dirti che il mio calzone era superiore alla media, ti consiglio di ripassare.

      @Vinocondiviso, avranno pagato pure te per dire che la Verace che hai mangiato era molto buona?? 😉

  4. Il post è interessante per questi 2 motivi.
    1
    La recensione riguarda uno dei nomi che più frequentemente leggo su questo blog: viene descritto come uno uno dei più celebri pizzaioli a livello nazionale. Anche in questa recensione viene presentato come il miglior calzone di Milano.(Mi meraviglio che l’autrice non lo conoscesse)
    2
    Tre degustatori milanesi che conosco bene(sul blog) esprimono opinioni negative su questa pizzeria famosa milanese. Paola(che stimo molto e che ha gli stessi mie gusti sulla pizza napoletana) è onesta nel dire che la sua valutazione è del 2013.
    I due Andrea li conosco abbastanza per dire che non sono dei qualunquisti della pizza ma degustatori competenti.
    .
    Come interpretare e mettere in relazione i punti 1 e 2 ?
    .
    Non è facile.
    E’ probabile che siano capitati in una giornata storta?
    A questo proposito vi racconto di alcune mie esperienze a Napoli da pizzaioli famosi. Ebbene in un caso l’ho respinta perché bruciacchiata e poi ho dovuto lasciare il tavolo perché non ne volevano sapere.
    In un altro caso la pizza al centro era difettosa per stesura e molliccia.(ma l’ho mangiata: devo aggiungere che il pizzaiolo famoso era assente)
    E così via.
    Mentre ho mangiato delle pizze ottime, perfette direi, in alcune pizzerie di quartiere non celebrate dai food blog.
    .
    Conclusione:
    I food blog dovrebbero abbassare i toni della retorica quando vogliono glorificare quei 10, 20, 30 pizzaioli che vediamo perennemente in classifica o celebrati in centinaia di post all’anno.

    • Per esempio, quali sarebbero queste pizzerie di quartiere imprendibili con un incredibile rapporto qualità – prezzo e il pizzaiolo senza barba?

    • Ok, una pizza uscita male (anzi, 2) ci può stare.
      Quello che veramente non mi è piaciuto è quell’atteggiamento da “ma cosa ci parlo a fare con te che niente capisci di pizza” tenuto dalla cameriera prima (con ostinazione sosteneva che la pizza ERA INTEGRALE, senza appello) e del titolare poi. Se la ragione poi era che il forno era freddo alle 19:30 cosa devo dire…. accendetelo prima!!! La mia pizza pre-concerto l’ho pagata uguale a quella del dopo-cinema!

      • Andrea, io non sono una pizzaiola, sono solo una che ama i lievitati e la cucina.
        Mi piace sperimentare e così facendo approfondisco la conoscenza di un prodotto.

        Il forno però, è risaputo, alle 19.30 non potrà mai essere caldo abbastanza per ottenere un risultato ottimale nella cottura della pizza.
        Ci sono dei tempi di organizzazione di un locale scusa, se dovessero accendere il forno prima per tutti quelli che vanno a un concerto o che per motivi X ancitipano la cena, no? 😀

        • No, mi scusi, ma questa non è accettabile.
          Sarò anche strano io, ma alle 19:30 mi sembra un orario consono per cenare. Che poi fosse prima di un concerto è un dettaglio irrilevante.

          “Il forno però, è risaputo, alle 19.30 non potrà mai essere caldo abbastanza per ottenere un risultato ottimale nella cottura della pizza. Ci sono dei tempi di organizzazione di un locale scusa, se dovessero accendere il forno prima per tutti quelli che vanno a un concerto o che per motivi X ancitipano la cena, no”

          ??????????????????????????
          Davvero mi sta dicendo questo???
          Quindi secondo lei, visto che è risaputo che alle 19:30 il forno è freddo, a che ora sarei dovuto andare?? E come mai la pizzeria apre alle 19 se è risaputo che il forno è freddo????
          Sono stato decine di volte a Legnano, pizzeria Tric Trac, che considero riferimento per quanto riguarda le pizze “nordiche”….mai avuto problemi.
          Così come da Lievità, Marghe, qualsiasi pizzeria a Napoli, ma anche diverse pizzerie a Milano senza nome….

          • Andrea, dammi pure del tu 🙂
            …E rappacifichiamo i toni se sei d’accordo.
            Stiamo parlando di pizza, si può discorrere senza tutti quei punti di domanda/esclamativi non credi? 😀

            La mia osservazione è un po’ come dire, se lo sai eviti o comunque sai che puoi aspettarti una pizza imperfetta.
            E’ successo anche a me in un altra pizzeria molto conosciuta.
            Puo’ capitare ma non è una regola fissa.

            Qual’è il problema? Non ti piace? Liberissimo 🙂
            Come dici tu ci sono tante pizzerie in cui andare a pranzo/cena.

    • Lorenzo 🙂
      Mi metto comoda e ti rispondo, comincio col dirti che ogni commento è positivo sè fatto per uno scambio costruttivo di opinioni che siano o meno positive.

      Hai evidenziato 2 punti, in uno ti meravigli che io non conoscessi Capuano (nonostante pizzaiolo di fama nazionale).
      Ellosò, pare strano, io scrivo per Scatti di Gusto e non conosco uno dei protagonisti del momento di cui si è parlato spesso anche qui.

      Pare strano ma così è andata, sarà che poi oltre a scrivere dedico il restante tempo ad altro oltre alla pizza e i pizzaioli o più semplicemente alla cucina.
      Lo so, può apparire una mancanza ma a mio avviso non lo è, se serve (ed è servito) ad essere il più imparziale possibile nel mio “giudizio”.

      Nel punto 2 affermi invece di conoscere tutti gli altri partecipanti al dibattito, compreso @Andrea della concorrenza (che a sto punto vorrei sapere di quale concorrenza si parla :D), meno che @Vinocondiviso che guarda caso esprime l’unica opinione positiva e che (spero, credo) qua non conosce nessuno di noi.
      Per cui grazie a dio qualcuno di imparziale l’abbiamo trovato, forse.

      In conclusione, a me è andata bene, ho mangiato un calzone da 10 e lode ma la serata storta ci può stare.
      E non è una giustificazione.

      Io ad esempio ci sono ripassata altre volte, 2 su 3 è andata benissimo, 2 su 3 c’era Capuano.

      Perchè è buona la pizza di Rosso Pomodoro LAB?
      Il titolo dell’articolo parla da solo.

      A voi le conclusioni 🙂

      • Beh, sono stato evocato più volte e confermo che conoscevo Capuano di nome ma non avevo particolari aspettative.
        Mi aspettavo fosse inferiore a Sorbillo, Starita e Lievità.
        Invece la mia pizza Verace era eccezionale. E quel cornicione “a canotto” elastico ma non gommoso.

        Poi tutto è opinabile ci mancherebbe.

        Per fortuna a Milano le buone pizzerie ormai abbondano. Una meno frequentata? Sciuscià di via Procaccini. Un’altra poco conosciuta? Italia 78 di Bovisio Masciago (MB).

  5. Però ci sta che un prodotto artigianale come la pizza sia diversa se la fa Capuano o un altro pizzaiolo. Altrimenti avrebbero la pallinatrice e lo schiaccia pizza in dotazione (ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti a Milano è puramente casuale)

  6. Partiamo da un concetto di base: i gusti sono gusti. Con un corollario: anche una pizza può venire male, a volte.

    Sui gusti, c’è poco da dire: anche da Cracco, come da Rossopomodoro, c’è chi dice che si mangia male. Ci sono classifiche delle pizze – oltre alla nostra – che mettono la pizza di Capuano fra le migliori di Milano, ci sono altri a cui non piace. Succede anche con le canzoni di Sanremo: viene eliminato Al Bano, che ha milioni di fan.

    Il fatto che i food blog celebrino certe pizzerie e non altre non credo sia frutto del solito “complotto” che ormai permea ogni aspetto della nostra vita – reale e online. Anche i food blogger possono essere degustatori competenti, in realtà. Facciamocene una ragione. Possono sbagliare, certo, possono anche mentire – come chiunque – ma non è un tratto distintivo della categoria.

    Cerchiamo pizzaioli nuovi, fuori dal circuito dei soliti 10-20-30 noti? Va benissimo, anche noi di Scatti cerchiamo di farlo. Ad esempio, Scatti di gusto ha “scoperto” (è stato il primo a scriverne) Matteo Mevio, e la sua Marghe, che è subito entrato nel giro dei soliti noti. E ha raccontato in un bel post la pizzeria egiziana Il Moro 2, in zona Solari, aperta da trent’anni, e probabilmente ignota a molti recensori e ai degustatori competenti.
    Senza considerare il fatto che, magari, abbiamo assaggiato pizze che abbiamo ritenuto meno buone delle 20, o 30, che abbiamo classificato.

    • Un post a settimana su rossopomodoro non è un complotto, di sicuro assomiglia più a una linea editoriale. Inutile riparlare dei vantaggi dei post/click/commenti e ciò che ne deriva per il sito e lo sponsor.
      Ora (come già ne discutemmo per I condurro di via Orti), io mi faccio una ragione che i foodblogger possano ANCHE essere competenti, ma i food blogger che basano le loro opinioni (soggettive, opinabili) su loro esperienze (non master della pizza, ALMA, bibbie della pasta madre, ecc) accettino con serenità le critiche.
      Non siamo di fronte a Sorbillo/Michele Condurro/Capuano senior/chi volete voi che giudica una pizza altrui.
      Le classifiche lasciano dunque il tempo che trovano: se riusciamo a discutere sulle stelle michelin, figuriamoci sull’opinione di Azzurra. Con buona pace di tutti.
      A me personalmente, colpisce come Visintin non gli abbia mai dedicato una riga. Una sola riga.
      PS di Al bano non sono pratico.

      • Andrea della concorrenza (ancora sto aspettando il nome 🙂 dove vedi che non accetto critiche?

        Ci si stia scambiando un opinione mi pare 🙂

        Per citare Albano, che non ha studiato canto, eppure canta benissimo…fai conto che io sia senza bibbie della pasta madre, senza attestati Alma ma che abbia imparato cos’è un lievitato fatto bene cosi come il mio corregionale ha fatto con il canto, da autodidatta.

        Mi posso pure sbagliare eh, non mi paragono nemmeno per sbaglio ai maestri della pizza o della cucinain genere ma il buono lo so riconoscere.

        Il Signor Visitin è un critico ch

        • Azzurra, grazie delle risposte.
          ti spiego però il meccanismo del “tuo” (anche tuo) sito: se clicco su “rispondi” sotto il commento di Bonati, rispondo a Bonati 😉
          Quindi dovresti associare il mio commento a quanto diceva lui poco sopra.

  7. Nessun problema, ovviamente.
    Ma non mi può raccontare anche lei la storiella del forno freddo (mi spiace ma uso la terza persona non per superbia, ma per educazione).
    Detto questo è vero, ci sono tanti altri locali dove cenare.
    Infine questo è un articolo sulle pizze all’interno di un blog sul cibo, di questo si parla: opinioni diverse sulla qualità della pizza.
    Saluti cordiali.
    P.S.: mi è scappato il dito sulla tastiera. Tanti ?, nessun !

  8. @ Bastian Contrario 20 febbraio 2017 alle 12:14
    “Per esempio, quali sarebbero queste pizzerie di quartiere imprendibili con un incredibile rapporto qualità – prezzo e il pizzaiolo senza barba?”(B C)
    .
    Con tutto quello che si trova sul WEB alla fine molti sono quelli che hanno una bassa credibilità dei 1 blogger e delle opinioni espresse dai 2 commentatori. E’ un fenomeno molto diffuso.
    Anch’io ho molti dubbi e sfiducia su questa nuova realtà virtuale che è il WEB 2.0: dubbi, in questo caso, sui 1 food blogger e dubbi su 2 chi commenta sui food blogger. Per esempio penso che alcuni commentatori siano personaggi del marketing(v influencer marketing).

    Eppure ho espresso fiducia verso 3 milanesi in un solo commento e verso 3 food blogger in un altro (v mio commento su 1 semla svedesi, 2 frappe russe e 3 osteria dentro le mura)
    .
    L’obiezione di Bastian Contrario è molto diffusa sui blog e nei dibattiti e è anche legittima: “tu dici che hai mangiato da René Redzepi dimostramelo, fammi vedere la fattura. Tu dici di averlo lungo dimostramelo, fammelo vedere, ecc…
    Perché dovrei fare dei nomi di pizzerie per essere credibile?
    Molti li fanno: io non li voglio fare e non voglio nemmeno spiegare perché: siete liberi di pensare che al di fuori delle classifiche è tutto uno schifo di pizze gommose e immangiabili.
    .
    Se rileggete il mio commento non ho attaccato Capuano ma addirittura l’ho giustificato.
    Ho attaccato l’esaltazione esagerata dei food blogger, il loro continuo incensamento durante tutto l’anno dei soliti nomi e la speculare dimenticanza di altre pizzerie.
    PS
    Comunque un nome lo faccio.
    http://www.cornicione.it/2017/01/antica-pizzeria-marigliano-san-giorgio-a-cremano/
    Questa pizzeria è di San Giorgio a Cremano dove c’è una delle più famose pizzerie napoletane quella dei Salvo.
    Un po’ più giù a Portici ce ne sono 2 simili. Un’altra ottima è vicino a piazza Nazionale (NA). E ce ne sono altre tra le migliaia dell’area metropolitana.
    .
    Così inizia uno dei post più belli MAI LETTI sulla PIZZA NAPOLETANA.(è quello del link)
    (dal link)
    “Quando si dice pizza a San Giorgio a Cremano, si dice immancabilmente Fratelli Salvo. In effetti in termini gastronomici la fama di questa pizzeria è pari a quella dell’illustre conterraneo Massimo Troisi: se oggi sappiamo qualcosa di questa città del vesuviano è solo perché entrambi hanno avuto i natali qui.
    È un peccato però che la fama dei Salvo oscuri quella di tutte le altre pizzerie della città. Un destino che accomuna purtroppo tutte le pizzerie campane sconosciute alla massa solo perché non hanno voluto concedersi alla logica dei social… ma non sono qui per fare polemica. Sono qui per parlarvi di quella che è ritenuta dal sottoscritto, e da tanti sangiorgesi, una delle pizze più buone di tutta la città: l’Antica Pizzeria Marigliano.(dal link)
    Così chiude in modo splendido:
    “Noi siamo tradizionali, per tenere fede alla tradizionalità della pizzeria. Per non dimenticare che, laddove ci sono dieci Salvo che si fregiano di un ottimo lavoro certosino di ricerca unito alla tradizione; ci sono altre pizzerie altrettanto ottime ma meno conosciute che ottengono gli stessi risultati semplicemente lavorando come lavoravano i nostri nonni. Certo, a dare un occhio al menù di Marigliano possiamo anche notare il vezzo di riportare la località di provenienza di alcuni ingredienti più ricercati, secondo la moda dell’innovazione di oggi. Ma non bastano certo un paio di pizze un po’ “gourmet” a scuotere le fondamenta della pizzeria. (dal link)
    .
    Ripeto uno dei post più belli mai letti da un appassionato come me di napoletana classica. All’autore che vive a Milano i miei complimenti

  9. Io non la loro pizza non la digerisco.
    Azzurra: titolare “miglior investimento in pizza della città” include che come minimo si abbia idea di cosa offra la città. Basta la passione per i lievitati?

    • Loredana buonasera 🙂
      Premesso che, per chi non lo sapesse, sono autrice del pezzo ma non dei titoli che lo accompagnano…se hai letto l’articolo scrivo:
      “A mio avviso la miglior pizza napoletana mai mangiata prima d’ora a Milano.”

      A mio avviso, tra quelle che ho mangiato sin ora.
      Ma mica ho smesso di mangiare

        • Paola 🙂
          Io non ti conosco, nemmeno tu mi conosci.
          Ma non scrivo per polemizzare, rispetto le opinioni degli altri ma non condivido “punzecchiamenti” inutili 🙂
          Cosa vuoi che ti dica?
          Ovvio che non ho mai mangiato altre pizze in vita mia!

          • Trovo molto naif questa querelle, non riesco a non intromettermi.
            Mi immagino la faccina di Azzurra, imbronciata, pensando che davvero Paola possa pensare che rossopomodoro fosse la prima pizza di tutta la sua vita. Che tenerezza.
            @Paola: Azzurra, parlando con Vinocondiviso dice di aver provato Olio a crudo e lievità e non starita. Ovviamente, nulla sappiamo della carriera di Azzura, sebbene si diletti in lievitati casalinghi.
            Chiaro che chiunque può scrivere di qualsiasi argomento: è il bello del 2.0.
            Però vedi Azzurra, perlomeno Bonati si giustifica dicendo che ama scrivere e che mangia da quasi 60 anni. Non è certo una patente della pizza, ma qualche garanzia in più forse ce la dà.
            Probabilmente Paola, voleva capire il livello dell’interlocutrice, giusto per capire che differenze corrono tra chi scrive e chi legge (sempre che ne esistano).
            Azzurra, ti immagino meno che 30enne, ma io do’ per scontato che hai già provato tutte le pizzeri storiche di Milano, non solo le poche classificate da scatti qualche mese fa…
            Altrimenti, buon appetito.

          • Scusa,non volevo,forse mi sono espressa male.Volevo solo chiederti se,a Milano,avevi mangiato gia’ in altre pizzerie…pensando che tu non sia di Milano.Perdonami ancora,non mi permetterei mai di mancarti di rispetto..

  10. @Andrea aka Quello della concorrenza Viviamo nel dubbio e per questo assaggiamo. Classifichiamo quelle che riteniamo utili da indicare. Per questo possono essere poche o molte. Se Azzurra scrive su Scatti di Gusto, vuol dire che ci fidiamo.
    .
    Il gusto soggettivo ha dei paletti in criteri oggettivi: una pizza è cotta bene o male, un impasto è lievitato bene o male, ad esempio. La somma di elementi riscontrabili da tutti costituisce l’80% di una valutazione. Su questa base ci confrontiamo e si confronta anche Azzurra che ha assaggiato pizze insieme a Emanuele Bonati. Serve a comprendere il registro.
    .
    Vincenzo Capuano è sicuramente uno dei protagonisti della scena della pizza napoletana che tempo fa abbiamo definito contemporanea. L’osservazione sulla presenza di Rossopomodoro o di Sorbillo e della pizza rispecchia semplicemente l’andamento dell’interesse dei lettori per l’argomento che si sta allargando sempre di più. Qualche giorno fa un protagonista delle lievitazioni come Giorilli si è confrontato sul tema biga e pizza napoletana utilizzando il forno a legna a Napoli. Molti steccati sono saltati come è avvenuto con il panettone che avremmo detto appannaggio solo del nord fino a qualche tempo fa.
    .
    Nessuno ha la pretesa di essere infallibile o di essere onnisciente e di aver assaggiato le 30.000 pizzerie del suolo italico. Per questo le segnalazioni sono sempre un elemento prezioso. Anche dei lettori fan di questo o di quel pizzaiolo. Molto di più delle dietrologie, delle tesi complottistiche, del chi sei tu che non sai chi sono io, del celodurismo gastronomico. Queste cose le lasciamo alle discussioni da cortile. Grazie per l’attenzione che dedica a Scatti di Gusto e per le note che possono aiutarci a migliorare.

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