Fiumicino. Il ristorante Incannucciata che vi fa pagare 30 € per il pesce del proprio peschereccio

A Fiumicino, che non è solo l’aeroporto di Roma, i ristoranti di pesce non si contano, a iniziare dai due stellati (Pascucci al Porticciolo e Il Tino), passando per L’Osteria dell’Orologio e finire con semplici trattorie come La Murena o La Paranza.

Ma la mia scoperta della stagione 2017 si chiama Incannucciata.

La storia dell’Incannucciata è molto simile a quella di Al Molo 312, riaperto a luglio 2016 con la gestione nuova e Dario Tornatore ai fornelli.

Anche L’Incannucciata era uno dei ristoranti storici di Fiumicino, aperto dal 1930, che negli ultimi anni aveva perso il lustro per poi chiudere definitivamente i battenti. Invece di restare un triste monumento della propria gloria passata, il ristorante è stato rilevato da Andrea Lara, appassionato di locali e titolare del Giardino del tango a Roma.

Lui e Daniele Mari, il manager che ha curato i locali come il Ristorante La Regola, Enoteca Costantini e Tiberino, hanno ristrutturato completamente il locale, creando al piano di sopra il Bistrot 360°, il volto casual dell’Incannucciata, perfetto per un aperitivo o per una cena easy a base di prodotti selezionati.

La cucina dell’Incannucciata, curata da uno giovane chef Daniele Satta, è tutta a base di pesce che arriva quotidianamente dai banchi di Fiumicino e dal peschereccio di proprietà del ristorante. Daniele è timido, parla poco, ma mi avevano detto che si esprime molto meglio in cucina. Dopo aver assaggiato i piatti direi che la sua cucina è “sussurrata”.

Incuriosita dalla rinascita di un’altro locale storico (sarà una nuova tendenza?) e convinta da un aperitivo sorseggiato qualche giorno prima, ho provato la cucina.

La sala non è molto grande ma luminosa ed accogliente. La compilation della musica lounge di sottofondo è un piacevole dettaglio che noto subito.

Daniele Mari, appassionato di vini francesi, promette di farmi assaggiare qualcosa di interessante. Mi fido.

Inizio con le ostriche Papillion (5 pezzi, 15 €). Un vero sapore di mare (che non andrebbe mai rovinato con il limone) abbinato ad un vino insolito, un Riesling tedesco del 2008. E’ dolce ma non troppo e con la sua spiccata acidità contrasta il salmastro delle ostriche e rende estremamente piacevole il connubio agro-dolce-salato.

Carpaccio di gallinella, arancia e chips di finocchietto. C’è poco da dire quando il pesce è freschissimo.

Gambero rosso di Mazara, frutto della passione, fave di  cacao. Inusuale il cioccolato con i crostacei, ma la nota amarognola e il croccante in bocca mi sono piaciuti (15 €)

Sarde fritte impanate nella farina di ceci, salsa di stracciatella, scarola ripassata, olive taggiasche (13 €). Personalmente uso la farina di ceci per friggere il baccalà in pastella e devo dire che anche con le sarde funziona bene.

Polpo arrosto, crema di zucca, cicoria saltata, pomodoro secco ( 18 €). Crema di zucca equilibrata e non dolciastra come spesso accade, polpo croccante e morbido.

Tutti questi antipasti sono stati accompagnati dalle bollicine del Crémant de Bourgogne. Un ottimo metodo classico, molto simile al Franciacorta (assaggio alla cieca), buonissimo rapporto qualità prezzo (22 €)

Linguine aglio, olio, peperoncino, battuto di gamberi rosso, zenzero ( 16 €). Ecco, questo è uno dei piatti di cui chiedere il bis: cremoso, equilibrato, fresco, piccante ma dolce quanto basta.

Ravioli con fragolino, crema all’acqua pazza, olive disidratate  (18 €). Delicato, forse troppo. “Acqua pazza” si sentiva poco, ma il ripieno mi ha convinta: niente ricotta né patate (come spesso accade), ma solo pesce.

Spaghettone artigianale con le vongole (14 €). Ed ecco il piatto che ogni anno scatena dispute e classifiche. Per me può salire sul podio.

Branzino scottato, crema di ostriche e patate, cime di rapa scottata (20 €). Come dire, il classico “pesce con patate” rivisitato con gusto.

I primi e il secondo (dopo il quale ho chiesto pietà) sono stati accompagnati da un piacevole rosé francese, che fa tanto estate e Provence.

Per finire, un cremoso di ricotta, crema inglese all’arancia e nocciole. Forse un piatto che mi ha convinto di meno, ma di solito i dolci io salto volentieri.

A Incannucciata si può chiedere anche uno dei menù degustazione (minimo per 2 persone):

Degustazione grandi classici (sauté di cozze, spaghetti alle vongole, frittura calamari e gamberi): 30 €
Degustazione Incannucciata (3 portate): 40 €
Degustazione tutto crudo (3 portate): 45 €
Degustazione dello chef (7 portate): 55 €

E se vi dicessi che Incannucciata è aperta a Pasquetta, rinuncereste al solito abbacchio per andare a mangiare pesce a Fiumicino? O avete altre preferenze sul “mare di Roma”?

Incannucciata. Piazza Grassi 17. Fiumicino (Roma). Tel. +39 06 6506380



lunedì, 17 aprile 2017 | ore 10:08

6 commenti su “Fiumicino. Il ristorante Incannucciata che vi fa pagare 30 € per il pesce del proprio peschereccio

  1. 14 euro spaghetti con vongole?!

    Namobbbene, namo

    Ps: le lastre di ardesia basta! Ci lapiderei chi ha avuto la malsana idea di proporli al posto del piatto normale 😡

      • Però un pochino ha ragione… c’è un inutile abuso delle lastre di ardesia, con grande rumore di posate grattate sulla pietra e frustrazione dei commensali per quella crema tra le crepe della pietra.

  2. Straquoto Titti le lastre di ardesia, sassi nel piatto e compagnia assortita hanno rotto, a partire dai timpani quando le stoviglie li sfregano.

  3. Due appunti.
    Mi accodo alle critiche sui piatti di ardesia. Anche perché poi, come direbbe il simpatico agricoltore molisano Di Pietro, che c’azzeccano col pesce?
    Il titolo “Fiumicino. Il ristorante Incannucciata che vi fa pagare 30 € per il pesce del proprio peschereccio” è fuorviante e fuori tema. Con 30 euro (cifra giusta e apprezzabile) si mangia sautè di cozze, spaghetti alle vongole e frittura di calamari e gamberi. Ora, presumo, che quanto meno né cozze né vongole provengano dal peschereccio del ristorante. Sui gamberi e i calamari chiedo lumi al solerte manager.

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