Colli Tortonesi. Dove comprare barbera e timorasso e mangiare agnolotti

Sui Colli Tortonesi andate sul sicuro con la cantina di Claudio Mariotto. Non solo Timorasso ma anche Freisa, Croatina e Barbera e ancora Cortese e Moscato. Difficile accontentarsi di un paio di assaggi, complesso poi accontentarsi di un paio di cartoni da portare a casa, impossibile non rimanere più di due ore, quasi tre, a chiacchierare con chi queste terre le vive pienamente e realizza prodotti genuini.

Tra i tanti amici di passaggio, conosciamo Pino, l’oste che ci accoglierà a pranzo.

Aspetto fondamentale di qualunque zona vitivinicola è la coesione tra produttori e ristoratori. Fu così che bevvi la prima bottiglia di barbera di Mariotto alla trattoria la Bossola di Casalnoceto qualche anno fa, ed è così che lo stesso Claudio Mariotto mi guiderà al ristorante Montecarlo.

Tre espressioni del Timorasso: il Derthona ’15, spesso il più spigoloso all’uscita, ha necessità di affinamento in bottiglia ma si rivela in tutta la sua genuina e affilata mineralità; di equilibrio e, al momento, con maggiore spinta olfattiva con frutta e fiori gialli, il Cavallina ’15; di corpo, con buona spalla acida, il Pitasso ’15 che forse più degli altri soffre dell’annata calda con una punta di alcol che fa capolino, da risentire con calma. Per tutti affinamento in acciaio.

Stesso discorso per le barbera: la Territorio ’15 è il vino d’entrata, la più semplice, solo affinamento in acciaio, per un vino tutto frutto, un’amarana che fa salivare, ora decisamente giovane con unghia violacea; il Vho ’13 ha acidità da vendere e reggerà benissimo l’invecchiamento, in quest’annata di grazia. Dodici mesi in legno piccolo assolutamente non invadente ma che dona un’elegante speziatura; il Poggio del Rosso ’12 è la più austera delle tre, con note boisèe più accentuate, vino di prospettiva.

I prezzi poi sono al limite del commovente, dai 6 ai 12 € per vini di pregio assoluto e l’ospitalità eccezionale, e non solo per quelle splendide fette di salame nostrano offertoci.

Prendiamo la strada vicinale Cerabino in direzione Carbonara Scrivia,per arrivare in Via Villaromagnano 17, di fronte al caseggiato che inalbera l’insegna ristorante Montecarlo.

Sui generis l’ambiente: fine il tovagliato, rimasto invariato durante il passaggio del testimone tra padre e figlio in sala, ed estroso l’arredamento che unisce vari stili, con tocchi di vari artisti, che lo allontanano dalla classicità della campagna circostante.

Il menu al contrario è radicato fortemente nel territorio ed alle sue materie prime. Soprattutto sorprende ed allieta una decisione alquanto plausibile, ossia puntare fortemente sui vini a km zero, di pronta presa, e di proporli a prezzi medi che si assestano sui 15 € a bottiglia, con qualche rara eccezione.

Così proviamo una vivacissima, non nell’effervescenza – assente – ma nello spirito, barbera Sant’Andrea ’15 dei Vigneti Marina Coppi. Succosa, dall’acidità varietale stuzzicante, invita alla beva nonostante la lunga degustazione pregressa.

Spunto che invece manca alla barbera superiore ’13 Vigneti Boveri Giacomo, con una punta speziata più accentuata ma minore nerbo, un filo di chiusura – magari solo per questa sua fase di vita in vetro – che non ci permette di goderne appieno.

Partiamo subito con un appetizer pericolosamente allettante, una lotta contro il tempo per rubare agli altri commensali i piccoli agnolotti fritti. Versione convincente, una frittura perfettamente asciutta, che viene servita anche nell’altro locale della famiglia Cuniolo, situo in Tortona, L’Agnolotto, appunto, che ha vuole attirare anche i più giovani avvicinandoli ai piatti della tradizione.

Restando sul pezzo e sul tema, non ci sfugge la restante offerta di pasta ripiena. Gli agnolotti al ripieno di stufato nel loro fondo ristretto (12 €) mancano solo di un punto sapido ma sono ben conditi con l’equilibrato e ricco sugo, buoni la pasta, che mantiene la sua elasticità dopo la cottura, ed il ripieno.

Decisamente convincente, per me il miglior primo, i ravioli di stinco alla salvia su crema di parmigiano (12 €) ove il prosciutto è necessario a far fare lo scatto decisivo al piatto verso la goduria palatale, pasta più sottile, buone la cremosità e la succulenza.

Bello il sentore erbaceo del formaggio montebore in fonduta che avvolge lo gnocco realizzato con patate ben farinose. Giusta consistenza e golosità nella loro semplicità.

I secondi confermano un’ottima tecnica in cucina: la lingua e la testina (14 €) avvolgono il palato con una giusta quota grassa per nulla allappante, di ottima la freschezza della salsa verde e della mostarda di ciliegie che ha ricevuto la necessaria ma delicata “pennellata” di essenza di senape.

Il gran fritto alla piemontese (17 €), è perfettamente confezionato, croccante e succoso ove necessario, salato e dolce come tradizione vuole. Fegato e animelle balzano immediatamente sul podio, seguite da agnello e semolino al cacao.

Concludiamo il lauto pasto con un assaggio di pesche sciroppate dall’oste, interessanti alla masticazione grazie all’integra pelle esterna e con cuore morbido ma non troppo.

Lodevole, per eleganza e setosità, la grappa prodotta distillando le vinacce di timorasso di Daglio, altro produttore da andare a trovare per il suo incantevole timorasso Cantico.

Cosa altro chiedere da appassionato? Persone e prodotti genuini per cinque ore di estremo piacere. I colli tortonesi sono serviti.

Ristorante Montecarlo. Via Villaromagnano, 17. Carbonara Scrivia (Alessandria). Tel. 0131 889114

Claudio Mariotto. Strada per Sarezzano, 29. Tortona (Alessandria). Tel. 0131 868500

L’agnolotto. C.so Leoniero, 5. Tortona (Alessandria). Tel. 340 370 9043



sabato, 20 maggio 2017 | ore 15:37

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