Roma. La fantastica cucina di Altrove, ristorante etnico con un ottimo scopo

Altrove è un ristorante etnico di Roma molto particolare. Oltre che buono è stato creato dalla Onlus Cies (Centro Informazione ed Educazione allo Sviluppo) che ha deciso di entrare nel campo della ristorazione con questo ristorante sociale.

Anzi, Altrove è molto di più: è un progetto di comunicazione e di impresa sociale, di storie positive di ragazzi italiani e stranieri di seconda generazione, minori non accompagnati, rifugiati, che inizia con un percorso gratuito di formazione per diventare aiuto-cuoco, aiuto-pasticcere e operatore di sala-bar.

Qui c’è tanta voglia di comunicare, attraverso il cibo, la bellezza delle varietà culturali dei ragazzi e creare non solo qualcosa di buono da mangiare, ma anche opportunità di lavoro per i ragazzi del centro. Superate le novanta ore di studi e l’esame finale, gli allievi accedono a un tirocinio retribuito da realizzare presso Altrove o in altre realtà ristorative romane aderenti al progetto.

Non potevo perdere l’occasione di scoprire la cucina etnico-fusion dei giovani provenienti da tutto il mondo, fatta sicuramente in modo più istintivo, non troppo ragionato, ma, forse, più autentico, e sono andata a conoscere da vicino questa realtà che si può definire unica in Italia.

La parola d’ordine di Altrove è mantenere le Porte aperte sul mondo’, e le porte sono davvero le protagoniste dell’ambiente: il bancone bar è un collage delle porte vere, una massiccia porta di legno segnala il passaggio al piano inferiore, dove sono le cucine, e sono sempre le porte a fare le veci delle ante di una finestra in fondo alla sala.

Atmosfera rilassante che si respira sin da quando si varca la porta di ingresso con i piccoli tocchi di colore o oggetti inaspettati qua e là che fanno sentire a casa degli amici.

Un calice di bollicine di benvenuto (Cincinnato Brut, Bellone 100%) mi offre lo spunto per esplorare la piccola carta di vini (ancora in lavorazione) dalle etichette quasi tutte sconosciute.

Una piacevole chiacchierata, ed eccoci a tavolo, a sgranocchiare la crosta del pane fatto in casa con un piccolo benvenuto: una mini melanzana con un rotolino di peperone su crema di ceci.

Il menu è come piace a me: pochi piatti per portata, ma che “profumano” di tanti Paesi, vicini e lontani.

Si parte con il Ceviche di pescato del giorno, marinato alla mela verde e peperoncino con misticanza e sesamo. Fresco e piccante, con le erbe del campo, amarognole e croccanti, sicuramente un buon modo per iniziare (14 €).

La Melandola, caponata di melanzane con uva cilena in crosta di avena e spuma di mandorle. Un modo decisamente insolito ma gradevole di mangiare la caponata (10 €).

Tavolara, seàda fatta in casa servita con bottarga di muggine (di Tavolara), stracciatella di bufala e sedano croccante. Pasta fritta sottile e molto croccante per un insieme di sapori equilibrati (12 €).

Vellutata fredda di piselli con fragole alla menta e roche ricoperto di cioccolato con ripieno di ricotta di bufala è l’unico piatto che non mi ha convinto. Totalmente slegato, non c’entra niente né con l’etnico né con il creativo. Una nota stonata da rivedere o, forse, da eliminare (8 €).

Il cous cous di frumento integrale della Palestina, Maftoul, con verdure grigliate, mirtilli rossi e mandorle tostate è molto buono e saporito, dolce e sapido. Tutto merito del frumento integrale (13 €).

La Fiammante, cioè ravioli fatti in casa ripieni di dentice e patate al basilico con conserva di pomodori di piennolo in salsa dell’Azienda agricola La Fiammante. Sfiziosi e delicati questi ravioli che meritano i complimenti agli chef! (15 €)

Mezzo pacchero del pastificio Mancini con ragù di pecora al tinto della Maremma e conciato di Rebibbia. Piatto che potrebbe sembrare forte, ma è molto equilibrato e sostanzioso senza appesantire (15 €).

Salonicco, polpo rosticciato in panure al limone servito con melanzane arrosto e hummus di ceci e rosmarino. Polpo cotto alla perfezione, morbidissimo dentro con la crosticina croccante si abbina perfettamente con l’hummus (17 €).

Kofta di Martignano, polpette speziate di pecora con misto di radici al forno e salsa piccante di feta e pistacchi. Quando vedi e assaggi questo piatto, abbondante e molto saporito, puoi dire forte: è un vero comfort food! (16 €)

Per finire, un po’ di piccola pasticceria. Da Altrove la pasticceria è di ispirazione classica francese leggermente rivisitata in chiave moderna, per cercare di evocare i sapori del mondo anche se, spesso, i paesi stranieri da cui provengono i ragazzi non hanno una tradizione dolciaria.  Molto buoni i dolcetti, anche se monotematici, ma sono tutti da assaggiare, specie Mousse al cioccolato amaro guanaja, cremoso alla gianduia al latte e gelée ai lamponi  e la Tarte citron, un sablé alla vaniglia con cremoso al limone, meringa italiana bruciata e salsa al passion fruit.

E se i prezzi dovessero sembravi non proprio economici, voglio tranquillizzarvi: i piatti sono davvero abbondanti, soprattutto i secondi, e si potrebbe cenare con uno solo di essi.

Il 20 giugno 2017 verrà celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato, un appuntamento voluto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che da oltre dieci anni ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla condizione, spesso sconosciuta ai più, di questa particolare categoria di migranti.

Per l’occasione, martedì 20 giugno alle ore 20.30, presso il ristorante di Eataly Roma situato al terzo piano, Altrove proporrà  sei piatti “nazionali” – realizzati dai  giovani chef, rifugiati e non-, sfiziosi finger food e una vasta degustazione di dolci.

Non mancate, in fondo è un’occasione giusta per conoscere molte culture gastronomiche in una volta sola.

Altrove. Via Benzoni 34. Roma. Tel. +39 06 574 6576



sabato, 17 giugno 2017 | ore 16:40

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