La cucina fusion che non ti aspetti da Mu Fish a Nova Milanese

Non solo Milano. Nel senso che a volte vale spostarsi dalla città per mangiare bene. Ad esempio, per andare da Mu Fish, a Nova Milanese. Dove non sarei mai arrivato se non me lo avessero segnalato gli amici Samantha e Davide, che mi hanno messo in contatto con Liwei Zhou, il proprietario, il quale, a sua volta, mi ha invitato a provarlo.

Ma cominciamo da Nova Milanese, ridente cittadina a nord di Milano, provincia di Monza Brianza. Almeno penso sia ridente: ci si arriva dalla Milano-Lecco, e Mu è in una zona semi-industriale, fra casette e capannoni, per cui non ho visto praticamente la città.

Inutile dirlo – grande facilità di parcheggio.

Anche questo deve essere un ex-capannone industriale, trasformato con grande gusto in un ristorante elegante e accogliente, una novantina di posti (è in progetto un dehors), ampi spazi a disposizione, vetrate che guardano verso l’esterno, una zona bar spaziosa.

Personale gentile ed efficiente con tutti i clienti (la sera in cui ci sono stato, erano finite le scuole, anche alcuni ragazzini), due chef che vengono dal Finger’s milanese, un proprietario, Iiwei appunto, da non molti anni in Italia ma con una buona padronanza della lingua, specie per quel che riguarda la cucina – e ha intenzione di frequentare un corso di sommelier. Possiede già un ristorante mi sembra da qualche altra parte della provincia lombarda, e fa già progetti per il futuro.

Gli chef invece vengono da Finger’s, il ristorante fusion di Roberto Okabe a Milano. Una garanzia, un pedigree, insomma – qualità che si percepisce subito. Già dall’ambiente, certo. Ma anche solo dalla lettura della carta, in cui ritrovi la terminologia, i piatti delle cucine di Hong Kong e dell’Oriente asiatico, e ti accorgi subito di qualche dettaglio in più, in direzione della creatività e dell’attenzione alla nostra cucina occidentale.

La stessa filosofia si ritrova al bar, dove vengono preparati, oltre ai cocktail classici, una serie di “Mu drink” (8 €) che a occhio valgono il viaggio (ma devo assaggiarli meglio, e di più: vi saprò dire).

Ci sono due menù degustazione, al ristorante. Il menù Young, a 40 €Tartare di salmone, Dim sum, Nido (Hossomaki fritto con tartare di salmone) e Mu roll (gambero in tempura con carpaccio di salmone e salsa gazpacho thai), Ebi kataifi (gamberone in salsa kataifi), Sushi e Uramaki, e Yaki soba, spaghetti di grano saraceno saltati con gamberi e verdure.

Il menù Classic, a 60 € – Tartare di pesce, Dim sum, Capesante Mu (scottate con crema besciamella e pasta kataifi) e Millefoglie (tonno e burrata con sfoglia croccante e olio di tartufo bianco), Mu rollEbi kataifiSushi & UramakiGin dara (merluzzo nero dell’Alaska in salsa di miso), e dessert.

Seguono sette/otto pagine di menù da scoprire – lungo, ma non troppo affollato.

Antipasti (dai 4 € degli edamame ai 12 del Mu roll), tartare e carpacci (10/12 €), Spring roll (9 €), Dim sum (4/14 €), Yaki soba, Yaki udon, Yaki meshi a 10/12 €, Uramaki classici (da 10 a 12 €, 15 € per l’Astice roll) e speciali (5/12 €), Gunkan, Temaki (7/10 €), Sushi Sashimi (dal piccolo, 4 nigiri 3 hossomaki, a 9 €, agli speciali a 25/26 €), Nigiri (2/4 €).

E una paginata di “secondi piatti”, carni pesci e verdure nelle varie interpretazioni della cucina orientale. Molto buono ad esempio il Cha siu bao: un panino ripieno di maiale caramellato, cotto al vapore.

Non ho ancora piatti preferiti: al primo assaggio, mi sono sembrati tutti ugualmente ben fatti, costruiti con intelligenza e gusto.

Vedrò di ampliare le mie esperienze – per ora, un applauso al tortino di riso (anzi tre risi diversi: riso glutinoso, riso da sushi e riso Venere) con i frutti di mare.

Applauso ancora più forte alla zuppa di alghe, con cavolo e ancora frutti di mare.

E all’ostrica. Ma applaudire, da solo, non sta bene.

E poi ci sono molti altri piatti. Dal Yasai tempura, verdure miste fritte in tempura, 9 €, al Tori karaage, pollo fritto, salsa chili e maionese giapponese a 10 €; il Gin dara costa 20 €, il Tataki di tonno, con salsa wasabi, 15 €, come gli (lo? i? la?) Yaki ebi, gamberoni alla piastra con salsa wasabi, o Ebi fiore di zucca, crocchette di gamberi avvolte nel fiore di zucca…

Un dolce: un mochi con crema. (Sì, la forchetta è mia: le mie abilità prestidigitatorie sono pari a quelle di un tirannosauro).

Ma più che leggerlo, il menù, è meglio vederlo: per questo avete trovato fra queste righe qualche assaggio visivo (io l’ho proprio assaggiato, ma è un altro discorso). Ma è senza dubbio meglio l’assaggio diretto.

E non è che Mu Fish sia particolarmente lontano o difficile da raggiungere: 20 minuti, mezz’ora (certo non nelle ore di punta) d’auto che saprete dove parcheggiare, appunto. Consigliato.
Mu Fish. Via Galileo Galilei, 5. 20834 Nova Milanese MB. Tel. +39 3348041109.
 
 [Immagini: iPhone Emanuele Bonati]


giovedì, 6 luglio 2017 | ore 10:54

Un commento su “La cucina fusion che non ti aspetti da Mu Fish a Nova Milanese

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This blog is kept spam free by WP-SpamFree.