Milano. Da DaBass in Porta Romana l’atmosfera supera la cucina

Lo avevamo visto passandoci di fronte per andare a The Spirit, lì a pochi metri di distanza; ci eravamo introdotti per scattare le prime foto quando ancora si stavano preparando all’apertura; e alla fine ci siamo stati, là DaBass.
Che – evidentemente – in milanese vuol dire da basso, laggiù in basso, dal basso – cose così, insomma. Un punto di partenza di probabilmente voluto understatement per questo ristorante-bistrot-cocktail bar (aperto solo la sera; ora è chiuso per ferie. fino al 24).

L’idea di DaBass Milano è stata messa in opera la settimana scorsa da Robi Tardelli (ai cocktail) e  da Andrea Marroni (alla cucina, dal MAM Milano Amore Mio) e da Maddalena Monti (alla sala, anche lei dal MAM in via Muratori). L’ambiente – lo abbiamo detto – è una specie di galleria di modernariato rivisitato in un’ottica moderna, ma comunque con una grande sensazione di accoglienza, di “casa” – forse perché ormai anch’io sto diventando un pezzo di modernariato, ma l’ho trovato molto bello e piacevole (anche se, quando è affollato, un po’ troppo incasinato).

Anche le stoviglie sono un modernariato “multiplo”, spaiate ad arte; acqua servita in bicchierini tipo da amaro all’aperitivo, poi per cena in altri tipo tumbler basso, per dire.

Una nota sul bancone – che, visto dall’esterno, in allestimento, mi aveva fatto dire: mammamia se devono rifare il bancone non apriranno mai. Invece è – ovviamente – un pezzo di design, anzi, una installazione di Graziano Locatelli, artista che crea opere molto interessanti basate su accostamenti di piastrelle frantumate, appunto, “ad arte”. Come in quest’opera, Optical Crash.

Ma anche il palazzo di via Piacenza è “artistico”: è un curioso edificio “ad angolo” del 1909, Casa Sartorio, opera dell’architetto Provasi.

Arrivo per un aperitivo con Daniela Ferrando dopo le 18 – avevo prenotato un tavolo per cena, ma con Francesca, per le 20, in modo da avere sotto controllo l’intera offerta. Eravamo i primi, io e Daniela: ma in breve l’ambiente si è riempito, far cocktail aperitivi e gente che cenava. Un po’ di casino, di rumore, molta gente che dava segno di conoscersi, saluti e baci, che salutavano con calore chef e baristi e personale. Buon segno: una clientela che si conosce e conosce le persone del locale aperto da pochi giorni costituisce di solito una buona, anzi un’ottima base di partenza. Unico neo: l’eccesso di entusiasmo di alcuni post sulla pagina Facebook, la profusione di (tutte e solo) 5 stelle nelle valutazioni.

Per l’aperitivo mi sono affidato al barman, chiedendo qualcosa di analcolico (non male, alla frutta), non sapendo se a cena avrei proseguito con tanto o poco vino – un bicchiere di Fiano per Daniela – e un grazioso piattino con due pezzetti di formaggio, due paneburroalici, o meglio focaccia ecc, e due fette di speck. Molto buono tutto – ma abbiamo chiesto un bis (identico, ma nuovo formaggio, e bresaola).

Comunque piacevole – 5 € il calice di vino, 3,50 € il mio soft drink.

Il menù non c’è: le proposte cambiano più o meno ogni giorno, e vengono raccontate dal personale.

Si può scegliere un menu degustazione di quattro portate a 30 € (ma ordinabili anche singolarmente a 9 €), e una proposta di piatti singoli, o piatti del giorno, a 10/16 € (i nostri costavano 12 €). Dolci a 6 €.

Dopo attenta consultazione, io e Francesca abbiamo deciso di dividerci un menù degustazione, e prendere poi un piatto del giorno a testa, in modo da ampliare la nostra degustazione senza appesantirci.

Pappa al pomodoro con burrata e guanciale croccante. Inizio del menù degustazione. Buona, piacevole, fresca, buono il pomodoro. Critica estetica: non mi piace il gambo che esce dalla scodella (sì, lo so, sono strano).

Parmigiana di melanzane su acqua di pomodoro. Carina l’idea di monoporzione in sé conclusa, mi è piaciuta – e decisamente buona la realizzazione.

Diaframma su purea di porcini e peperone. Non male, qualche dubbio forse su purea-peperone.

Tagliolini all’uovo con zucchine e gamberetti e calamaretti. Meglio: 1 (uno) gamberettino e 1 (uno) calamaretto spillo, equamente divisi dal sottoscritto a metà (sono un maestro delle suddivisioni eque: sono il maggiore di tre fratellini, e dovevo suddividere torte budini ecc…). Ultimo piatto della degustazione, arrivato dopo una attesa abbastanza lunga – ed era stato annunciato, e a logica avrebbe dovuto essere servito, prima del diaframma. Neanche male, ma avremmo preferito almeno due gamberetti e calamaretti, uno a testa. Critica estetica: il piatto recipiente ha ammazzato cromaticamente il contenuto.

Ossobuco di fassona con crema di zafferano. Primo dei piatti del giorno. Buono: la crema di zafferano, molto buona, dovrebbe essere stata fatta con parmigiano e latte o panna o magari anche riso (ecco, le risposte alle nostre domande su ingredienti e preparazioni non erano sempre precisissime).

Galletto francese arrosto su crema di patate (e formaggio e cipolla). Gradevole, certo, ma la pelle del galletto (mezzo, circa) avrebbe dovuto/potuto essere un po’ più croccante – e il pollo era leggermente asciutto per i miei gusti.

Dolce: una torta mele e cioccolato senza infamia e senza lode.

Quindi? Abbastanza bene la cucina, al di là delle imprecisioni. In generale, ambiente che tende a diventare un po’ caotico – questo può non piacere, a me non disturba in modo particolare. Ma il caos tende a influenzare il servizio, vedi la successione sbagliata dei piatti della degustazione (e ci hanno anche chiesto dopo il terzo piatto se ci mancava qualcosa) – anche qui, pazienza, ma anche questo può non piacere – e qualche lentezza di troppo. Ma è un posto vivo e vivace, molto bello e accogliente fra mobili e bancone e stoviglie e tutto quanto, e con diverse cose buone da assaggiare. Da seguire, anche per scoprire il lato cocktail.

DaBass Milano. Via Piacenza, 13. Milano. Tel. +39 0245371120.

[Immagini: iPhone Emanuele Bonati, Graziano Locatelli, GoogleMaps]



mercoledì, 9 agosto 2017 | ore 10:23

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