Sesso e ristorante. Donne emancipate?

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Metti due critici gastronomici a cena fuori insieme per parlare di “guerra dei sessi” a tavola. Per capire quanto diversamente, nell’epoca del post-femminismo, l’uomo e la donna vivono l’esperienza del mangiare fuori. Tra pregiudizi che restano, differenze che resistono e regole di buona educazione che riflettono irriducibili differenze tra lui e lei.

Tracey MacLeod e John Walsh si sono incontrati al Bob Bob Ricard di Londra, hanno posato per l’istantanea, hanno mangiato e chiacchierato e poi raccontato la loro esperienza sull’Independent.

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Le considerazioni sono svolte da entrambi, ma piuttosto che vederla dai due diversi mondi e punti di vista, sembra quasi un’analisi volta a comprendere se la donna al ristorante abbia raggiunto le pari opportunità. Proprio ieri Francesca Barberini, alla presentazione del suo libro all’Auditorium, ha fornito una spiegazione “maschilista” del motivo per cui il florilegio delle ricette per bambini sono state preparate da chef uomini. Il mestiere dello chef è duro soprattutto per una donna che lascia ogni sera i figli per stare in cucina se il ristorante non è a conduzione familiare o comunque con la partecipazione della famiglia. Anche se ha aggiunto l’esempio di Cristina Bowerman del Glass di Roma e ha anticipato che il secondo volumetto sarà un ricettario delle mamme chef.

Ecco, in libera sintesi, il racconto di Tracey.

“Sono una critica gastronomica. Perciò a tavola il mio comportamento non è quello tipico femminile. Scelgo il ristorante, prenoto il tavolo. Se ci vado per lavoro dico io ai miei commensali che cosa ordinare e poi assaggio i loro piatti. Mangio frattaglie. Chiedo la lista dei vini. Faccio domande, chiedo il conto e di solito lo pago”.

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“Ma se penso ai vecchi tempi, a quando ero ragazza, beh, allora le cose stavano diversamente. Quante domande prima di uscire! Sarà un posto chic? E che mi metto? Avrò abbastanza soldi per pagare la mia parte (il credo femminista lo imponeva alla donna economicamente indipendente). E se lui non mi permette di pagare la mia metà, significa che ha qualche progetto per il dopocena?”

“Allora i ristoranti non erano ‘casual’ come oggi. Ricordo che una volta un mio fidanzato mi ha portato a Les Ambassadeurs di Parigi dove alle clienti veniva dato il menu senza prezzi. Ricordo anche di essermi scervellata per scegliere quello che nel menu aveva l’apparenza di costare meno (ancora il credo femminista!). Qualcosa del genere (r)esiste ancora a Londra (a Le Gavroche, per esempio). Ricordo l’irritazione di una mia amica, una presentatrice della BBC che, dopo aver prenotato al Gavroche per festeggiare il compleanno con il marito, si è vista recapitare il menu senza prezzi, il vino da assaggiare per prima mentre il conto è stato dirottato verso il marito nonostante a chiederlo fosse stata lei”.

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“Per fortuna quello del Gavroche è un caso limite e la maggior parte dei ristoranti è diventata ormai neutrale in materia di genere. Il che equivale a dire che hanno smesso di far sedere la donna in un posto da cui non può guardare verso la sala. O di dare a due donne (ancora di più ad una sola) il peggior tavolo del ristorante. Mentre resiste ancora (e il contrario sarebbe vissuto dalla maggior parte delle donne come offensivo) l’abitudine di servire la signora per prima”.

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“Certo, il preconcetto che la donna tenda ad ordinare portate più leggere e mangi e beva meno dell’uomo è contestato da qualche ristoratore come Will Beckett, della steakhouse Hawksmoor che mi ha raccontato: ‘Le donne non ordinano cose così diverse dagli uomini. Conosco clienti minute che ordinano bistecche da più di un chilo’. Certo, non tutte le donne mangiano solo pesce. In compenso però, al di fuori degli ambienti dei foodies, non conosco nessuna che mangi frattaglie, poche che mangino foie gras o vitello e tantissime che, quando proponi loro il coniglio, finisce che ti raccontano che non potrebbero mai mangiarlo perché un tempo avevano un coniglietto…”

“Per l’uomo mangiare fuori è un modo per farsi notare, scegliendo il ristorante alla moda o il tavolo migliore o brandendo la sua carta di credito al momento di pagare. Le donne, al contrario, cercano un ambiente rilassante e confortevole, cibo eccezionale, possibilmente cucinato come non avrebbero mai fatto a casa. E luci basse se la cena è romantica”.

“Ci sono cose che una donna si aspetta da un uomo al ristorante. Appena seduto, che prenda subito il tovagliolo e lo distenda sulle ginocchia. Sicuramente non intorno al collo! Che non appoggi il telefonino (e neanche il laptop) sul tavolo all’inizio del pasto. Che non trasformi l’assaggio del vino in una performance. E che, se una donna vuole offrire la cena o dividere il conto, la lasci fare”.

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Ecco invece, sempre in libera sintesi, l’opinione di John:

“I tempi sono cambiati. Una volta usare la forchetta sbagliata esponeva a sicura mortificazione. Ora, grazie a Dio, anche dell’eccessiva deferenza della donna nei confronti dell’uomo al ristorante non c’è più traccia. Le donne vestono con maggiore libertà, parlano (e flirtano) con il cameriere e mangiano quello che vogliono. Però le differenze tra i sessi a tavola esistono ancora”. Schematizzando:

1) “Non ho mai visto una donna ordinare la minestra. Perché è troppo liquida? O perché è poco elegante? Chissà.”

2) “Raramente le donne ordinano paté o terrine. Troppo rozzo. Sul foie gras, poi, il no è senza appello”.

3) “Le signore adorano le scaloppine, i calamari grigliati ma non i polpi (tentacolari come un vecchio fidanzato troppo insistente?)”.

4) “Ad alcune donne piace il prosciutto di Parma con i fichi, uova di quaglia con salsa olandese, sardine alla griglia. Le donne adorano il carpaccio, il cibo che (praticamente) non c’è”.

5) “Insalate. Solo le donne dicono: “Vorrei un’insalata interessante”. Per l’uomo l’unica insalata interessante è quella nizzarda per via delle acciughe, delle olive e dell’uovo (insomma un’insalata consistente!)”.

6) “Anche il vocabolario è diverso tra uomo e donna quando si tratta di commentare un piatto. Solo le ragazze dicono: ‘Mmm. Leggerissimo e fresco, rinfrescante'”.

7) “Non si contano le volte in cui ho visto una donna ordinare pesce, mangiarlo e poi lamentarsi di non aver osato di più. Il senso di colpa è un’emozione forte per le donne a tavola. Mia figlia Sophie, che va pazza per la bistecca, dice non ordinarla mai al ristorante ‘perché sembra brutto, però poi invidio tutti quelli che la mangiano. Ho sempre provato ad ordinare qualcosa di nuovo e insolito anche se l’unica cosa che desidero veramente, a parte la bistecca, è il pollo con le patate’ “.

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8) “Le donne tendono a scegliere in funzione di quanto conoscono l’uomo. Non ordinano mai fettuccine o hamburger ai primi incontri. Se vanno al ristorante con altre donne ordinano due antipasti e niente più. E’ come una dichiarazione di salute e virtù. Nessun uomo lo farebbe mai”.

9) “Alcune donne non sopportano l’idea di invidiare l’uomo che è seduto con loro e per questo ordinano le stesse cose. Per gli uomini ordinare la stessa cosa è un segno di scarso senso dell’avventura”.

10) “Oggi molto più spesso di ieri le donne ordinano il dessert. Ma è più probabile che vi rinuncino salvo poi chiedere al loro accompagnatore un cucchiaino della sua crème brûlée o della sua crostata alle mandorle”.

“Si, i tempi sono proprio cambiati rispetto a quando si riteneva che le donne fossero ignoranti in materia gastronomica o addirittura che non potessero gradire una cucina fantasiosa! Certo, esistono ancora ristoranti in cui un gruppo di donne che chiedono la lista dei vini possono sentirsi rispondere con un imbarazzato (e sprezzante) diniego dal sommelier. Con la differenza, rispetto al passato, che oggi il gruppo di donne gli risponderebbe ficcandogli elegantemente due dita negli occhi!”.

Sarà Londra, Parigi Milano o Roma, ma anch’io attingo dal dolce che non ho ordinato, oso poco nella scelta di piatti che non conosco. Anche se c’è chi disegna il percorso del pranzo assegnando i piatti in modo da poter assaggiare più ricette. E non prende in considerazione l’insalata. Tantomeno la nizzarda. Una domanda però non ho potuto trattenerla: Scusa, ma cosa ti dà fastidio delle mie scelte a tavola? “La carne troppo cotta”. Ecco, questa al duo a Londra mancava. Chissà quali sono gli altri comportamenti delle donne a tavola al di sotto delle Alpi.

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[Fonte: The Independent]

Foto: Dan Burn-Forti, Francesco Arena, dininginfrance.com, donutstodelirium.com, londonelicious.com

1 commento

  1. Secondo me Johnny Walsh è cretino; e sono vent’anni che nessuna vuole uscire a cena con lui, a parte forse sua zia e Tracey McLeod.

    “Aileen, c’è Johnny Walsh al telefono per te”
    “Oh no, ancora quel rimbambito che vuole invitarmi a cena, digli che non sono in casa. Pensa che la scorsa settimana da Ducasse si è quasi perso la dentiera nel martini, ero talmente affamata ma mi ha fatto passare ogni voglia, alla fine ho ordinato solo un pescetto e un’insalatina. Non regge l’alcool, voleva pucciarmi il cucchiaino nel dessert, e alla quarta di Chablis si è messo a fare una scenata coi camerieri per pagare il conto. Alla terza derapata mi ha quasi vomitato nel casco integrale. Io non ce lo riporto più a casa, quello lì! Scongela una mezza di bisonte, va.”

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