Sara contro Michelle. Biscotti contro ginnastica. Da una parte l’ex governatore dell’Alaska, già candidata alla vice presidenza Usa nelle file repubblicane, oggi esponente di spicco del Tea Party, il movimento repubblicano-populista-estremista, dall’altra la first lady. Lo scontro diretto tra le due donne in materia di cibo non s’è ancora visto ma intanto Sara Palin affila le armi.

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“Chi può decidere quello che dovete mangiare? Il Governo o i genitori?” ha chiesto la Palin agli alunni di una scuola della Pennsylvania dove si è fatta immortalare dalle telecamere mentre serve biscotti. Il bersaglio evidente era Michelle e il suo impegno in materia di alimentazione e ambiente. Un attivismo a suon di campagne per la promozione dell’esercizio fisico, di lavoro nell’orto della Casa Bianca, di assidua frequentazione dei farmer’s market e di passione per il cibo biologico.

Ora, dopo la sconfitta di Obama alle elezioni di mid-term, ogni occasione è buona per colpire il nemico indebolito. E per accendere lo scontro alla vigilia dell’uscita quinquennale delle Dietary Guidelines for Americans, le linee guida nutrizionali del Governo federale attese per gennaio prossimo. Un appuntamento importante per gli effetti a catena che è in grado di produrre: sull’attività legislativa e giudiziaria, sulla dieta nelle mense scolastiche, sui consigli che i medici di famiglia dispenseranno agli Americani, sui fatturati delle aziende del settore food&beverage (in particolare, di quelle del fast food). “Le aziende devono molto alla vendita di cibo-spazzatura”, ha tagliato corto Margo Wootan, direttore del Center for Science in the Public Interest.

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Tutto il comparto dell’industria alimentare, prostrato dall’attivismo salutista di Michelle e dalla politica del Governo Obama, è in agitazione. “All’inizio le aziende del settore hanno collaborato con la campagna Let’s move, racconta Bloomberg Business Week. “I produttori di bevande hanno accettato volontariamente di fornire informazioni sulle calorie e i fornitori di cibo per mense scolastiche si sono impegnati a raddoppiare entro dieci anni il quantitativo di frutta e verdura da servire nei pasti a scuola”. Ma recentemente il settore morde il freno e qualche resistenza ha incontrato la richiesta di ridurre la pubblicità di fast-food rivolta ai bambini. Si lamentano le aziende del comparto sale, il grande bersaglio, insieme allo zucchero, nella lotta contro l’obesità. “Consigliare ai consumatori di assumere meno sale significa spingerli a mangaire ancora di più per soddisfarne la carenza”, azzarda il Salt Institute, l’associazione che unisce le aziende del comparto. Troppo chiasso sullo zucchero nelle bibite, hanno protestato le aziende del beverage lamentando una sopravvalutazione del ruolo delle bevande zuccherate nella diffusione dell’obesità.

E qui si inserisce Sara, pronta a ergersi a paladina della libertà individuale e a cogliere la mano tesa dall’industria del food. Ecco il perché del gesto dei biscotti a scuola e quella domanda che riaccende il grande tema dello Stato-bambinaia. “Chi decide quello che dovete mangiare, il Governo o i genitori?”

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La salute a tavola non è certo un argomento inventato da Michelle. Le linee guida nutrizionali esistono dal 1980 e già in quelle del 2005, licenziate dal Ministero della Sanità del Governo Bush, il rapporto tra regime alimentare e malattie era nettamente delineato. Ma mai, come ora, il rapporto salute-cibo è stato al centro della politica del Governo americano, dopo all’allarme obesità lanciato alcuni anni fa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e le stime relative ai costi sanitari dell’obesità infantile (pari oggi al 9% della spesa sanitaria complessiva, il 20% entro otto anni). E mai, come oggi, è stato sul punto di tornare alla ribalta nell’attesa delle nuove linee guida nutrizionali. Armata di biscotti, Sara Palin è pronta al duello. Scenderà anche Michelle in campo?

[Fonte: Bloomberg Business Week]

Foto: slashfood.com, milocca.wordpress.com, cobraf.com

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