Poteri forti. Il pizzaiolo di Obama e i supplì di Berlusconi

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Noi pensavamo che il pizzaiolo più forte del mondo fosse questo qui:

Gino Sorbillo, pizzamaker di Via dei Tribunali che ha fatto il giro del mondo con l’Apple pizza di fede jobsettiana.

Sbagliato. Il pizzaiolo più forte del mondo è tale Herman Cain, candidato repubblicano alla Presidenza degli Stati Uniti (se passerà le primarie) accusato dai suoi stessi rivali di destra di “pubblicizzare una riforma fiscale come fosse la pizza coi peperoni”. Cain è l’ex chief executive di Godfather’s Pizza. Pizza del Padrino: poi dici che associano l’Italia alla mafia o ci chiediamo chi gli elettori mandino al governo in qualsiasi parte del mondo. Faccio anche pubblica ammenda. Sembrava una fesseria che un pizzaiolo si candidasse a Sindaco di Napoli o sostenesse un candidato con le sue pizze manifesto. Chiederemo che si candidi a Presidente del Consiglio al grido “Pizza per tutti”.

Ecco, Presidente del Consiglio. Seconda rettifica.

Noi pensavamo che il campione dei supplì fosse questo qui:

Arcangelo Dandini, detto anche il rosticciere da quanti vogliono sminuire le sue capacità supplitorie.

Sbagliato. Il più grande supplìmaker è il conosciutissimo avvocato Niccolò Ghedini. L’agenzia stampa Dire ha battuto la notizia che il massimo avvocato, per alleggerire la tensione nell’aula della Camera dove da lì a poco si sarebbe votato la fiducia al Governo, è andato alla famigerata bouvette per acquistare 15 supplì. Munito di regolare scontrino, Ghedini si avvicina al banco dei fritti: “Per favore, mi prepara 15 suppli’ per il presidente del Consiglio?”. Su Giornalettismo si chiedono se Ghedini oltre che dai morsi della legge, difenda Silvio Berlusconi anche da quelli della fame. Noi saremmo interessati alla qualità di questi supplì, visto che della ristorazione delle Camere non si dice un gran bene. Che si leggano la ricetta prima di salvare qualcuno! E poi, al voto.

Noi pensavamo che il campione della pajata fosse questo qui:

Claudio Gargioli di Armando al Pantheon che alla disfida della matriciana ha preparato ai commensali un piatto da festeggiamento.

Sbagliato. Il massimo conoscitore di pajata è il sindaco di Roma (di origini baresi) Gianni Alemanno che ha dichiarato: “il Patto della pajata e’ stato un tentativo per stabilire una tregua con la Lega, peraltro in un momento in cui Umberto Bossi aveva chiesto scusa a Roma”. Ora siamo tornati alla Lega in difficoltà e allo scontro per via dei Ministeri a Monza. Lasci perdere il sindaco la pajata spuria e vada a farsi un piatto di rigatoni da Armando al Pantheon. Potrà alternarlo al pesce di un ottimo ristorante di cui sappiamo essere ammiratore.

[Foto Cain]

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