Mafia: ristoranti sequestrati; beni per 10 mln di euro

Roma. Zona Pantheon. È qui che la Dia, la Direzione investigativa antimafia, ha sequestrato due ristoranti e arrestato un imprenditore calabrese accusato di intestazione fittizia di beni. Er Faciolaro e La Rotonda sono i nomi dei locali confiscati, entrambi in via dei Pastini, entrambi in mano ad un unico proprietario, Salvatore Lania, 47 anni. Una figura non proprio sconosciuta alla Dia perché protagonista, già in passato, dell’indagine sulle infiltrazioni a Roma della cosca Alvaro di Sinopoli, che aveva portato alla confisca del Cafè de Paris e che aveva svelato i rapporti di Lania con la ‘ndrangheta.

Er Faciolaro e La Rotonda sono solo una piccolissima parte dei 5000 locali italiani che secondo un’ultima indagine della Coldiretti sarebbero in mano alla mafia, sempre meglio infiltrata nel settore della ristorazione. Complice anche la crisi.

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Fabio Spada, presidente della Fipe Confcommercio Roma si dice preoccupato della facilità con cui la criminalità organizzata si inserisce all’interno del comparto della ristorazione romana.

Non sto a sindacare il parallelo tra capacità di investimento della malavita e difficoltà burocratiche che un imprenditore deve affrontare, né l’ovvia speranza dei ristoratori che il fenomeno della malatavola venga debellato, ma sull’offerta gastronomica vi inviterei a riflettere.

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Da Er Faciolaro: ristorante-pizzeria e “storica trattoria della Capitale“, come si legge sul sito ufficiale, dove mangiare pasta e fagioli a 7 € e  piatti della cucina romanesca come amatriciana a 9 €, saltimbocca (13 €), carciofi alla romana (3,50 €). E l’immancabile tiramisù.

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Passiamo a La Rotonda: “Uno dei migliori ristoranti di Roma – si legge sul sito da cui prendiamo la foto della carbonara – perfetto per gustare la vera cucina italiana“. Nel menù ci sono grandi classici: lasagna, cannelloni, linguine al sapore di mare, pollo alla griglia, scaloppine al limone. Anche qui non mancano pizza e cucina romanesca con prezzi simili a quelli dell’altro ristorante di via dei Pastini.

Se dovessimo affidarci soltanto alle nostre antenne, pardon, alla nostra pancia, potrebbero avere ragione di esistere e di prosperare queste tavole a Roma?

Prima di rispondere, ascoltate ancora questa dichiarazione: “Abbiamo il polso della situazione e sappiamo che negli ultimi due anni sono peggiorati i livelli di sicurezza per le imprese commerciali di Roma: per il 57% dei nostri imprenditori è peggiorato l’impatto della criminalità, il 28,9% ha registrato un aumento dell’usura e il 26,6% delle estorsioni e la crisi non ha fatto che peggiorare questa situazione”.

Scegliere bene un ristorante, insomma, è fondamentale.

[Francesca Demirgian. Link: Corriere di Roma. Immagine: Ansa]

3 Commenti

  1. Se una parte dei ristoranti di Roma sono in mano alla criminalità organizzata, quanti sono in mano a ristoratori senza un minimo di preparazione che “spacciano” per cucina romana carbonara con la panna, cacio e pepe annegato in burro ed olio, saltimbocca fatti con il maiale e venduti per vitella? Quanti ristoratori hanno dipendenti in regola? Quanti rispettano le norme HACCP? Filetti al barolo fatti col vino del discount quanti usano la mozzarella per fare la pizza? Benissimo la DIA che sequestra locali, ma NAS, vigili e ASL un giro per locali non se lo fanno mai? Almeno i ristoratori, quelli seri e professionali, avranno si, meno problemi e non saranno costretti a svendere le proprie attività alla malavita.

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