“I sapori e i profumi di Napoli, la scelta delle migliori materie prime rigorosamente campane e l’esecuzione delle ricette nel rispetto della vera tradizione partenopea. Questa è la nostra cucina!”, recita in homepage il sito di Frijenno Magnanno, nota e ormai storica pizzeria in via Benedetto Marcello, fra Porta Venezia e la Stazione Centrale a Milano.

Nota, storica (ha aperto nel 1997), e chiusa per ordine del prefetto per presunti “legami tra la società in questione e la criminalità organizzata”. Stesso destino per Unico Milano, chiuso per gli stessi motivi l’anno scorso, riaperto per decisione del TAR Tribunale Amministrativo Regionale, e in questi giorni chiuso di nuovo per decisione del Tribunale su istanza dell’Antimafia.

Frijenno Magnanno (“friggendo e mangiando”, ma è una traduzione facile) ha aperto più di vent’anni fa, e ha acquisito nel tempo una solida clientela e uno spicchio nella guida delle Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso 2019. A due passi da corso Buenos Aires, aveva anche una vetrina per lo street food rigorosamente made in Napoli.

L’interdittiva, richiesta dal prefetto di Milano Renato Saccone nei confronti della società CO.EL S.n.c. intestata a Tommasino Maria & C., riguarda i presunti rapporti tra alcuni soci e alcuni clan della Camorra. Riferisce il Corriere che “già in passato e in altre città le pizzerie Frijenno Magnanno erano state al centro di sequestri legati ad inchieste antimafia”. 

L’avvocato di famiglia nega ogni addebito e ricorda che il locale è aperto senza problemi da oltre vent’anni.

I cartelli apposti sulle saracinesche abbassate recitano: Chiuso per motivi familiari. Ci scusiamo per il disagio. Frijenno magnanno.

Per quanto riguarda invece Unico, ricordiamo che il ristorante, all’ultimo piano della WJC Tower al Portello, era stato chiuso per sospette collisioni con la ‘ndrangheta a giugno 2018. Riaperto su richiesta del Tar a settembre, è stato chiuso di nuovo in questi giorni, sempre su istanza dell’Antimafia, come riferisce il Corriere della Sera. Leggiamo che l’udienza di merito del Tar è fissata per il 20 febbraio p.v., quando i giudici dovranno esprimersi sul ricorso presentato per i titolari dall’avvocato Romolo Montanaro.

In attesa di ulteriori sviluppi, continuiamo a essere dispiaciuti, come sempre, per i posti di lavoro in pericolo. Dubitiamo che cuochi, pizzaioli e camerieri siano tutti killer latitanti malavitosi: non si può pensare a un’amministrazione controllata che gestisca i locali chiusi pur con vicende giudiziarie ancora in corso?