Il 73% di bar e ristoranti ha riaperto. Ricavi più che dimezzati

È difficile far entrare nei locali i clienti intimoriti nonostante le misure di sicurezza e i ricavi per bar e ristoranti scendono fino al 70%

Due settimane di riaperture dalla fine del lockdown e si iniziano a fare i conti.

L’80% delle attività commerciali ha riaperto secondo uno studio Confcommercio – Swg, ma la percentuale scende al 73% per i bar e i ristoranti.

Le attività di ristorazione sono state quelle più colpite dall’emergenza sanitaria e sono condizionate dai nuovi stili di vita segnate dalla maggiore precauzione e dalle misure adottate. Elementi che condizionano fortemente la ripresa.

Perché non riaprono bar e ristoranti

bar e ristoranti che non hanno riaperto

È difficile riportare nelle sale dei ristoranti e delle pizzerie i clienti e il tema della sicurezza, sviluppato nelle settimane antecedenti le riaperture e incentrato soprattutto sulle distanze tra i tavoli e le barriere, ha finito per condizionare il ritorno alla nuova normalità.

Il 27% delle attività di ristorazione che non ha ancora riaperto ha dichiarato come motivo principale l’adeguamento dei locali ai protocolli di sicurezza sanitaria. In generale, tra le imprese che hanno riaperto, la gestione dei protocolli di igienizzazione-sanificazione e la riorganizzazione degli spazi di lavoro sono state condotte con successo e senza particolari difficoltà, sebbene nella seconda settimana emerga qualche problema aggiuntivo rispetto alla settimana precedente, a conferma dell’impressione che la voglia di riaprire implichi, in qualche caso, una comprensibile sottovalutazione di alcune difficoltà.

I dati dell’indagine, riferiti ad un universo di 759mila imprese (prevalentemente micro-imprese fino a 9 addetti), indicano come sia senz’altro favorevole la circostanza che le aperture crescano dalla prima alla seconda settimana, ma costituisce un segnale negativo, invece, che quasi il 30% delle imprese che potevano riaprire non l’abbia ancora fatto.

Tra le misure di sostegno ottenute, il 44% delle imprese ha beneficiato di indennizzi, come il bonus di 600 euro, ma è ancora estremamente bassa la quota di chi ha ottenuto prestiti garantiti o fruito della cassa integrazione.

Bar e ristoranti perdono fino al 70% dei ricavi

perdite dei ricavi per bar e ristoranti post lockdown

Le dolenti note emergono dall’autovalutazione degli intervistati sul giro d’affari: già nella prima settimana la media dei giudizi si collocava largamente al di sotto della sufficienza. Nella settimana successiva questi timori si confermano: il 68% degli imprenditori dichiara che i ricavi delle prime due settimane sono inferiori alle aspettative, quando già le aspettative stesse erano piuttosto basse. La stima delle perdite di ricavo rispetto ai periodi “normali” per oltre il 60% del campione è superiore al 50%, con un’accentuazione dei giudizi negativi nell’area dei bar e della ristorazione, segmento dove si concentrano maggiormente perdite anche fino al 70%.

Il timore di chiusure definitive

possibilità di chiusure definitive per bar e ristoranti

Purtroppo, le valutazioni conclusive sono fortemente negative. Fin qui, nell’esplorazione delle due indagini, svolte a distanza di una settimana, emerge una significativa oscillazione dei giudizi tra la voglia di tornare a fare business e percezioni piuttosto cupe sull’andamento dei ricavi, il tutto condito da un esplicito orientamento delle imprese volto a smussare l’impatto delle difficoltà e dei problemi.

Una quota del 28% di piccoli esercenti ha espresso il timore di una possibile chiusura definitiva della propria attività.

La vera questione non è riaprire subito o dopo un breve periodo di sperimentazione, bensì la capacità, la possibilità, di restare aperti, cioè di raggiungere un equilibrio economico soddisfacente (assieme a un flusso di cassa che permetta di sostenere almeno i costi fissi).

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