Covid: è frode se il ristorante chiuso a causa del virus conserva cibi guasti?

I controlli per verificare come sono conservati i cibi nei ristoranti durante la chiusura Covid, in attesa di riaprire

Niente nomi per una volta, non vi diciamo qual è il ristorante sequestrato e con la licenza ritirata per un caso di alimenti conservati male durante il periodo di chiusura causato dal Covid.

Ma vi chiediamo se sono giustificate sanzioni tanto pesanti visti i tempi che corrono.

Partiamo dai fatti.

Frode in commercio a causa del Covid

Celle frigorifere

Aspettando la riapertura dei ristoranti chiusi in questo periodo per effetto delle misure anti-Covid, la polizia giudiziaria svolge una serie di controlli su come vengono conservati i cibi.

Nella cella frigorifera di un ristorante gli inquirenti scoprono 800 chili di carne conservati non a meno 18 gradi, come prevede il regolamento, ma a un grado.

Il verbale riferisce nei dettagli lo stato della carne destinata alla vendita. “Presenta muffe bianche, verdi a chiazze nere. Viscida e umida, si trova in uno stato di alterazione organolettica”.

La Cassazione ha appena confermato le severe misure delle forze dell’ordine, cui il ristoratore si era opposto, con l’accusa di frode in commercio. Motivo? Il grave rischio per la salute pubblica rappresentato dal peso della merce sequestrata.

Gli argomenti della difesa

Frollatura Covid

La linea difensiva scelta dai legali del ristoratore si basa su due argomenti. Uno tutto sommato prevedibile. L’altro molto meno.

Primo argomento: se il ristorante è chiuso a causa delle restrizioni anti-Covid, come può il titolare mettere in atto la frode in commercio?

I giudici non si sono fatti convincere. Il reato di frode in commercio matura prima della messa in vendita, la sola disponibilità della merce deteriorata comporta un rischio per la salute collettiva. Elevato peraltro, considerato il peso degli alimenti conservati male.

Il Covid e la carne frollata

Carne frollata

Respinto perché non coglie nel segno anche il secondo, originale, argomento della difesa.

Gli 800 chili di carne presenti nella cella frigorifera non erano destinati al congelamento, bensì alla frollatura.

Per frollatura s’intende un procedimento tecnico proprio dei migliori ristoranti. La carne matura all’interno di ambienti controllati in modo che le fibre si ammorbidiscano rendendola più tenera. In altre parole, secondo il ristoratore, l’ingente quantità di carne si sarebbe trovata in quelle condizioni per “invecchiare”, protetta dalle macchie di muffa. Da rimuovere prima di essere messa in commercio.

Secondo il giudice della Cassazione, tuttavia, non era carne frollata quella, ma deteriorata.

Via libera, dunque, al sequestro di licenza e locali. Giusto così, secondo voi, o si tratta di un provvedimento veramente estremo ai tempi della pandemia?

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