Per parlare di corretta alimentazione, di stagionalità del cibo, di biodiversità ai ragazzini non si può improvvisare: servono specialisti, del cibo e non solo.

Come vuole fare il progetto pensato da Cirfood, il Food Shuttle, creato in collaborazione con la Fondazione Reggio Children – Centro Loris Malaguzzi e l’architetto Francesco Bombardi.

Innanzitutto qualche piccolo dato per capire: Cirfood è fra le maggiori imprese in Italia nella ristorazione organizzata, ogni giorno mette in tavola 300.000 pasti in 17 regioni tra scuole primarie e secondarie di primo grado, tenendo sempre in primo piano l’idea di nutrizione e di consumo consapevoli.

Nella sostanza Food Shuttle è un laboratorio edu-tech pensato per far scoprire il valore degli alimenti e del territorio, l’origine dei prodotti, la biodiversità, la lotta agli sprechi e l’educazione al gusto ai ragazzi.

Come ci conferma Chiara Nasi, Presidente Cirfood:

Serviamo ogni anno 43 milioni di pasti in tutte le scuole d’Italia.
Il pasto a scuola è per noi un momento privilegiato per valorizzare la conoscenza del cibo e apprendere sani stili di vita e crediamo che da qui, proprio partendo dalla tavola, si possa iniziare a costruire il futuro.
Il Food Shuttle nasce da questa idea, con l’obiettivo di coinvolgere gli insegnanti, i bambini e le loro famiglie in un viaggio alla scoperta del valore del cibo.

E cerca di farlo nella maniera più innovativa possibile: un modulo in grado di accogliere una classe di bambini alla volta, progettato per viaggiare e atterrare nelle scuole. Il Food Shuttle è incentrato sui linguaggi del cibo, con una forte attenzione all’osservazione e ai processi di trasformazione e ricomposizione degli alimenti.

Gli studenti attraverso l’esplorazione attiva e con l’utilizzo di tecnologie che amplificano i cinque sensi, potranno conoscere meglio quello che mangiano ogni giorno.

Il progetto prevede l’uso di strumenti quali visori di realtà virtuale (che in sede di presentazione hanno incuriosito anche i più grandi), stampanti laser e 3D, microscopi digitali, distillatori, estrattori, diffusori di essenze, termoformatrici e macchine sottovuoto.

Ma Food Shuttle è pensato per coinvolgere, oltre agli studenti, anche gli insegnanti e le famiglie, che in questo progetto ricoprono un ruolo centrale e attivo nell’accompagnare i ragazzi nel percorso di apprendimento sull’importanza dell’alimentazione. L’esperienza di Food Shuttle infatti non si conclude con la giornata di laboratorio, ma prosegue grazie a materiali didattici predisposti per l’uso in classe e a casa.

Ma vediamo come funziona il tutto.

1. L’atterraggio del Food Shuttle

Una vera e propria navicella spaziale: il Food Shuttle atterra nei refettori delle scuole, fra giochi di luci, suoni e colori, con tutto il suo contenuto tecnologico da svelare.

Tablet, proiettori, visori di realtà virtuale, diffusori di aromi, ma anche gli strumenti utili per l’attività di trasformazione e di esplorazione del cibo come microscopi, estrattori, stampanti 3D, termoformatrici e altri ancora.

2. Le materie prime del territorio

Frutta, verdura e ortaggi, da dove arrivano? Perché sono così importanti per la nostra alimentazione? Cosa significano stagionalità e biodiversità?

Le risposte a queste domande arrivano attraverso una serie di esperienze interattive, con proiezioni olografiche, visori di realtà aumentata, microscopi digitali ed esperienze di stampa laser su frutta e ortaggi.

Ed è proprio utilizzando i prodotti della terra come supporti su cui imprimere le loro caratteristiche principali, che gli studenti memorizzano cosa rende unici e speciali la frutta e gli ortaggi.

3. La ricetta del minestrone

Dopo averne scoperto l’origine e le caratteristiche, gli ortaggi si trasformano. E diventano gli elementi essenziali della preparazione di una ricetta gustosa, ma troppo spesso detestata dai bambini: quella del minestrone, da cucinare tutti insieme.

Quelli che fino a pochi attimi prima erano gli elementi su cui si concentrava l’attenzione e l’interesse degli studenti, si uniscono per dare vita a un piatto sano e gustoso, a dimostrazione che spesso il tutto è qualcosa di più della somma delle singole parti.

4. La trasformazione

Prima di mettersi a tavola, in attesa che le verdure nella pentola diventino un gustoso minestrone, c’è ancora tempo per esplorare e divertirsi nella fase di trasformazione.

Gli scarti delle verdure utilizzate per la preparazione del minestrone possono essere ulteriormente scomposti e analizzati, con microscopi, estrattori e distillatori, estrusori e essiccatori. Sì, perché quello che ci arriva dalla terra può diventare anche polvere, essenza, colore e aroma. Questa fase ha lo scopo di far scoprire agli studenti l’importanza e la grande versatilità dei doni della natura.

5. La ricomposizione

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Dopo essere stati scomposte e analizzate, le verdure sono pronte a ricomporsi grazie all’utilizzo di tecnologie come la termoformazione, la stampa 3D food e  delle macchine per il sottovuoto.

È in questa fase che il cibo diventa anche colore e decorazione, assumendo forme inconsuete e originali, in grado di aumentarne il valore, esaltandone la versatilità e la bellezza.

6. Buon appetito!

Il minestrone è pronto e non resta che mettersi a tavola. Dopo aver cucinato tutti insieme e avere esplorato insieme il mondo delle materie prime e del territorio, non rimane che gustare il pasto. Ma l’esperienza non finisce qui: gli scarti della preparazione si trasformano in gustose barrette energetiche.

Alla fine del viaggio sul Food Shuttle, gli studenti riceveranno gadget e materiali formativi, fra cui un ricettario, un kit didattico, un modellino dello Shuttle, cardboard glass per continuare l’esperienza in classe e a casa.

Il Food Shuttle sarà disponibile, a partire dal 2019, per tutte le scuole italiane che ne faranno richiesta.

Per maggiori informazioni: www.foodshuttle.it.