Voi appassionati di mozzarella di bufala disposti a macinare chilometri pur di assicurarvi l’agognata treccia, la zizzona di Battipaglia, l’aversana calda del migliore caseificio di Paestum, sappiate che una nuova tegola si sta abbattendo sull’amato prodotto della Campania.

A Barcellona, al mercato come nei negozi, è stata messa in vendita un prodotto che si chiama La Búfala de l’Empordà realizzata con il 100% di latte di bufala che sta conquistando quote di mercato ovviamente a discapito della Mozzarella di Bufala Campana Dop.

Allarme dalle parti delle Raggia di Caserta, dove si trova la sede del Consorzio impegnato nella tutela del sacro latticino e nella nebulosa modifica del disciplinare di produzione pensato proprio per conquistare nuove quote di mercato.

La Catalogna produce la sua mozzarella di bufala come stanno facendo dall’altra sponda dell’Atlantico, ma qui il colpo è più vicino, è nel Vecchio Continente e con la crescita dell’attenzione per le pizzerie (e della loro diffusione) quella quota può diventare ancora più significante.

Ovviamente chiunque è libero di produrre mozzarella da latte di bufala rispettando le regole sanitarie e le normative esistenti, ma non può fregiarsi del marchio Dop, utilizzare il sole che circonda la testa di una buzala né tantomeno scrivere Mozzarella di Bufala sulle confezioni ma solo mozzarella da latte di bufala o equivalenti che facciano capire che non si tratta di un prodotto a Denominazione di Origine Protetta.

Proprio come hanno fatto i terribili Spagnoli che hanno già inferto un duro colpo al mercato del prosciutto crudo con le loro produzioni.

Per mettere un argine all’espansione, il Consorzio, che tutela la specialità prodotta in Campania, basso Lazio, Molise e in un’area delimitata della Puglia, ha guardato ai risultati di un’attività di monitoraggio dei mercato condotta insieme ad altri consorzi di tutela su prodotti esteri.

E all’inizio di agosto il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop ha trovato nella mozzarella spagnola latte vaccino.

Anche successivi esami su ulteriori campioni hanno confermato che la sbandierata caratteristica del 100% di latte bufalino sarebbe un falso.

“All’inizio di agosto –  riferisce il Consorzio – gli esami condotti sul prodotto catalano hanno rilevato la presenza di latte vaccino. Abbiamo provveduto ad acquistare ulteriori campioni i cui esami hanno confermato la positività. Le analisi in Italia sono state effettuate da un laboratorio privato e dal laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico del mezzogiorno con sede a Portici. Dell’intera vicenda è stato informato l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi del Mipaaf. I campioni prelevati nel mese di agosto analizzati dall’IZS hanno confermato l’esito positivo”.

Il ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo guidato da Gian Marco Centinaio ha ricevuto la richiesta di un intervento politico presso il suo omologo spagnolo insieme alla richiesta di intervento operativo attraverso la Repressione Frodi per contrastare la pratica commerciale scorretta.

Le autorità spagnole, secondo quanto riferito dal Consorzio Italiano, avrebbero già trasmesso la richiesta di accertamenti alle competenti autorità catalane.

Tutto giusto, ma l’arma scelta dal Consorzio per limitare i danni è “indiretta”. Preoccupa la frode della presenza di altro latte nell’asserita composizione al 100% che danneggerebbe i consumatori spagnoli.

Forse un’azione di contrasto alla diffusione di una mozzarella 100% spagnola (che dopo i controlli potrebbe diventarlo effettivamente) dovrebbe prevedere una strategia positiva di posizionamento?

Il tallone di Achille dei latticini, lo sappiamo, resta la logistica: la mozzarella teme il trasporto.

La soluzione non è semplice, ma d’altronde un recente post dell’ex direttore generale del Consorzio, Antonio Lucisano, affonda la lama proprio nella ferita dell’eccellenza mal tutelata. In questo caso si parla di kiwi che gli Italiani hanno importato. Eppure i neozelandesi riescono a dire la loro anche dall’altra parte dell’emisfero.

Sarà vero che conta il marketing anche per la mozzarella di bufala?