270.000 prosciutti San Daniele DOP sequestrati. Il 10% della produzione. 27 milioni di € il valore. 400.000 € di contributi europei più altri 520.000 per i quali si parla di truffa. 103 soggetti indagati. 62 le persone cui sono stati contestati reati. 25 imprese coinvolte. 16 posizioni stralciate e passate ad altre procure.

Sono questi i  numeri risultanti dall’inchiesta della Procura di Pordenone sui prosciutti di San Daniele, “ramo” di quella sui prosciutti di Parma della Procura di Torino, di cui abbiamo parlato qui qualche mese fa.

Anche qui, come allora, si parla, fra le altre cose, di commercializzazione fraudolenta di carne di suino con la certificazione di qualità regionale “Aqua”, il cui disciplinare di produzione è analogo a quello del prosciutto di San Daniele. Nell’inchiesta torinese erano stati sequestrati 300.000 prosciutti, per 90 milioni di €, destinati alla filiera Parma-San Daniele. Allora si parlò di inseminazione delle scrofe con maiali di razza Duroc danese anziché nostrana. Il Duroc cresce più velocemente, e consente margini più alti, oltre a essere meno grasso, e quindi rispondere alle richieste del mercato.

Va detto che nessuna di queste pratiche, che vanno contro quanto previsto dai rispettivi disciplinari, comporta rischi o danni per la salute: solo, il prodotto non corrisponde a quanto previsto, ma viene venduto allo stesso prezzo di quello “autentico”.

Ma i reati ipotizzati dalla Procura di Pordenone (come già da quella di Torino) sono svariati, e vanno dalla frode a reati di natura fiscale e ambientale. Sono coinvolti allevatori, responsabili e impiegati del macello di Aviano, prosciuttifici, ispettori del Consorzio di tutela.

Dal primo maggio scorso il Ministero delle Politiche agricole aveva disposto il commissariamento, per 6 mesi, dell’Istituto Parma Qualità e dell’Ifcq Certificazioni, che controllano le filiere di diversi salumi e formaggi Dop e Igp, tra cui appunto il Prosciutto di Parma e quello San Daniele.

La Coldiretti nell’auspicare un rapido chiarimento sulla vicenda sottolinea l’importanza del settore per il nostro mercato.

Il San Daniele DOP sviluppa un fatturato di oltre 800 milioni di euro in Italia e all’estero (65 milioni di euro di esportazioni in Francia, Germania, USA, Belgio e Australia, che rappresentano il 70% del suo mercato internazionale) con 3.927 allevatori, 116 macelli, 550 addetti e 31 stabilimenti produttivi, che lo collocano al secondo posto fra le Dop di carne italiane.  Il San Daniele rappresenta il 22,5% della produzione annua di prosciutti DOP italiani, e il 13,7% della produzione di prosciutto crudo a totale Italia.

[Link: Il Fatto Quotidiano, Il Fatto Alimentare, Meteoweb]