Gusto, il giustamente famoso locale di Alessandro Tudini, chiude e lascia i portici di piazza Augusto Imperatore, di fronte al Mausoleo, a Roma, dove stazionava da vent’anni, insieme al locale-fratello omonimo di via della Frezza, anch’esso sfrattato, nel pieno rigoglio del successo mondano e commerciale.

Magari un po’ appannato, anche per una chiusura per carenze igieniche riscontrate dai Nas (blatte in cucina) un paio d’anni fa.

Un unico contenitore con più anime, per una poliedrica proposta gastronomica e conviviale. Uno stile architettonico che ha segnato l’inizio del connubio tra cibo e design, fa da filo conduttore alle tre [sic] zone del locale, ristorante, pizzeria, wine bar, emporio.

Insomma, un locale che andava benissimo, costretto a chiudere.

Ho aperto tanti locali nella mia vita ed è la prima volta che mi accade di doverne chiudere uno.

Il motivo? La proprietà ha sfrattato tutti quanti, inquilini ed esercizi commerciali, persino topolini e gatti dalle cantine, perché ha intenzione di vendere l’immobile. Si parla già del probabile acquirente: sarebbe il gruppo Bulgari, che potrebbe ristrutturare completamente l’immobile e aprire un resort di lusso. Augurandosi che nel frattempo parta il restauro del Mausoleo, con i fondi già stanziati da anni, ma con i lavori ancora da iniziare.

Intanto, Tudini inizia a imballare i piatti di alluminio che servivano per il famoso “brunch a peso”, per cui centinaia e centinaia di romani si sono messi in coda nel corso degli anni.  In attesa dell’ultimo giorno di apertura. ovvero domenica 4 novembre.

Serviremo l’ultimo brunch e scriverò la parola fine su un’azienda che ad oggi è ancora attiva.

Siamo ormai abituati alle chiusure di locali, più o meni repentine, più o meno estemporanee, ma comunque sempre più o meno motivate: non aveva successo, era in perdita, i soci hanno accoltellato i cuochi, i cuochi hanno avvelenato i clienti, e così via. Ma questo è un caso limite.

[Link: Repubblica]