Una montagna di polemiche per Uliveto, che per ringraziare la squadra italiana di pallavolo femminile, arrivata seconda ai mondiali giapponesi, ha pubblicato una pagina di celebrazione mettendo letteralmente “una bottiglia in faccia” a due giocatrici, Serena Ortolani e Paola Egonu, 19 anni, nata a Cittadella (Padova) da genitori nigeriani, nonché una delle protagoniste della gara.

Esclusa anche un’altra giocatrice che nella gara è risultata fondamentale, Miriam Sylla, 23 anni, nata a Palermo da genitori ivoriani.

Questa volta, però, non per la bottiglia Uliveto in bella vista, ma perché il marchio ha scelto una foto d’archivio della scorsa estate e non uno scatto della finale di sabato. E questo perché, come ha spiegato Patrizio Catalano Gonzana, direttore marketing del gruppo Uliveto-Rocchetta, serviva un’immagine “in cui ci fosse anche il tricolore”.

Sciatteria e approssimazione dei grafici o razzismo verso le due giocatrici? La rete si è scatenata, tanto da far diventare virale l’hashtag #Uliveto. Il disegnatore e regista Gipi, dicendo la sua, ha parlato di improvvisazione del lavoro dei grafici. Ma è anche vero, aggiungiamo noi, che qualcuno quel lavoro dovrà pur averlo approvato.

Lo ha fatto notare un protagonista del mondo food con una dose di buona ironia.

“Comunque se fossi il direttore commerciale di Uliveto direi: ‘Sono profondamente razzista!’. Non essersi accorto che hanno coperto con la bottiglia le due giocatrici che sono il simbolo della nazionale su cui hai investito il budget, quelle che ti potrebbero maggiormente far fruttare l’investimento in termini d’immagine, è da coglione! Ecco, secondo me ci farebbe una figura migliore come razzista, che come coglione”.

Vi diamo conto anche della dichiarazione social – ufficiale dell’azienda: “Uliveto ha seguito con entusiasmo l’avventura di tutte le nostre pallavoliste, TUTTE senza alcuna distinzione. Nessuna forma di discriminazione ci appartiene e la vicinanza alla squadra è dimostrata dalle tante foto pubblicate sui social. Contrastiamo fermamente qualsiasi insinuazione circa un atteggiamento diverso nei confronti di giocatrici che per noi hanno tutte lo stesso grande merito: quello di aver composto una fantastica squadra!”.

Insomma, come dice il Corriere, sarebbe un’esclusione casuale ad altissimo danno d’immagine. Più che un atto di razzismo, una str…..

E voi che ne pensate? Siete d’accordo con chi sostiene che si tratti solo di un lavoro troppo veloce e per niente curato dei grafici (e la ridda di ipotesi la leggete qui)? Che poi vien da chiedersi: ma non sarebbe stato meglio prendere una foto recente e aggiungere in qualche modo il tricolore (suvvia, Photoshop fa magie) senza coprire nessuna giocatrice?

[Link: Wired]