Già perché lui, primo e unico pizzajuolo nominato Cavaliere della Repubblica

L’incipit è solenne come si conviene per un’onorificenza così importante che premia un progetto di vita e di lavoro conferita il 2 giugno, Festa della Repubblica, o il 27 dicembre, giorno della promulgazione della Costituzione Italiana.

Primo e unico pizzaiolo.

L’emozione deve essere stata fortissima per Alfredo Forgione che la riceve motu proprio, cioè senza istruzione del percorso a Palazzo Chigi e segnalazione al Prefetto, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Correva l’anno 2012 e due anni dopo il Mattino, in occasione del lancio del libro, titola The King, la leggenda Forgione: il pizzaiolo nominato Cavaliere.

La firma è dell’amico Luciano Pignataro, inventore della 50 Top Pizza che sta concentrando l’attenzione dei pizzaioli sulla classifica nata – come da lui specificato – dall’incrocio tra 50 Best Restaurants e Guida Michelin.

E sempre lui che ieri titola a 5 colonne sul blog omonimo Franco Pepe è il primo pizzaiolo Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

E rincara nel testo: Si è svolta stamane la cerimonia toccante del conferimento dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana a Franco Pepe. E’ la prima volta nella storia della nostra Repubblica che questa prestigiosa onorificenza viene conferita  ad un pizzaiolo.

Ovviamente deve essere stato tratto in inganno dall’articolo del Mattino edizione Caserta che il 15 aprile annuncia in maniera morigerata che Il pizzaiolo Pepe diventa cavaliere della Repubblica specificando in attacco dell’articolo che Il 2 giugno Franco Pepe sarà nominato Cavaliere della Repubblica, ed è la prima volta che questa prestigiosa carica al merito viene conferita dal Capo dello Stato Sergio Mattarella ad un pizzaiolo, artigiano del gusto.

Ohibò, in tempi di celodurismo gastronomico in cui c’è la corsa a stabilire chi per primo ha messo il ragù sulla pizza capirete che un nucleo ampio e attento di pizzaioli abbia chiesto lumi a Scatti di Gusto nemmeno se fosse l’Ufficio del Cerimoniale del Quirinale.

Cosa possiamo dire?

Innanzitutto che esistono due titoli di Cavaliere. Cavaliere del Lavoro e Cavaliere al Merito della Repubblica. Quest’ultimo è  il primo livello di onorificenza dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana conferito per “benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, dell’economia e nell’impegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici e umanitari, nonché per lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari”.

Che tra Pepe e Furgione Forgione corre la differenza tra motu proprio (Napolitano andava alla pizzeria Fresco del Cavaliere Alfredo Forgione e quindi ne fece segnalazione propria) mentre – dalle cronache di questi giorni – sembrerebbe che per il Cavaliere Franco Pepe sia stata istruita la procedura alla Prefettura di Caserta (la segnalazione viene fatta alla Prefettura che invia il dossier al Ministero competente che a sua volta lo esamina e invia la richiesta al Dipartimento del Cerimoniale di Stato della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio Onorificenze e Araldica).

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Quindi un Cavaliere del Lavoro e un Cavaliere della Repubblica. Sui titoli di giornali e blog a volte c’è poca differenza e ovviamente in tempi di classifiche un primo è un primo e gli altri sono nessuno.

Poter titolare che il numero uno della propria classifica è diventato Cavaliere è tentazione forte anche se a onor del vero nel testo dell’autrice Antonella Amodio non viene fatto riferimento alla 50 Top Pizza.

Però è bello questo clima di competizione serrata tra pizzaioli che:

a) vogliono diventare numeri uno di una classifica che accende gli animi per via delle sponsorizzazioni (e lo scambio feisbucchiano tra Alessandro Condurro e Luciano Pignataro ha messo a tacere le malelingue che vorrebbero gli sponsor capaci di condizionare la 50)

b) stare almeno sul podio (da cui i bookmaker in azione prevedono l’uscita di Ciro Salvo che è stato insignito del titolo di migliore pizzeria europea al difuori dei confini del cavalierato italiano)

c) entrare nella Top Ten perché è impossibile che uno stesso pizzaiolo abbia due pizzerie con le differenze obiettive che tutti possono riscontrare o qualcun altro abbia i bicchieri di plastica nel proprio locale (e la competizione è fondata anche sull’ambiente)

d) la Top 20 è il contentino per le nuove pizzerie che sono astronavi rispetto a quelle con le tovaglie di carta

e) quest’anno ci sarà anche il titolo alla migliore pizza mangiata mentre fuori pioveva a dirotto (per accontentare giustamente gli sponsor che non influiscono su titoli e classifiche ma qualche coppetta devono pur consegnarla).

Pizzaioli e pizzaiole, è pur sempre un gioco (serio) in cui i giudici votano e non giudicano tutte le pizzerie perché sarebbe umanamente impossibile. Accontentatevi di quel margine di errore che è nelle umane cose di chi fa e non di chi critica!

Tanto lo sapete, vale solo essere numeri uno e primi pizzaioli per entrare nell’Albo d’Oro. È come voler ricordare chi è il pilota arrivato secondo nella classifica di Formula Uno del 1980 alle spalle di Alan Jones.

Ecco perché è bello poter cumulare titoli in capo a un numero uno indiscusso come Franco Pepe.

Non gliene vogliate se resterà numero uno per la terza edizione di fila a coronamento di un progetto come Pepe in Grani di Caiazzo. E non gliene vogliate se le tentazioni della Hall the Fame modellata sulla 50 Best lo toglierà dalla competizione e lo consegnerà all’empireo degli intoccabili come è già successo con gli chef più famosi del globo terracqueo. E se lo farà avendo portato già a casa il Piatto dell’Anno di Identità Golose con un inaspettato ananas.

Lascerà spazio a un nuovo numero uno che potrebbe ancora essere di Caserta, di Napoli, di Verona o di una qualsiasi parte del mondo.

E questo è il bello delle classifiche che sono nate per far parlare di sé e non dei classificati.

PS: In tempi di celodurismo gastronomico non possiamo non raccogliere la segnalazione del pizzaiolo Giuseppe Giordano, Segretario dell’Associazione Pizza Tramonti, che ci invia le onorificenze di Raffaele Apicella, pizzaiolo divenuto Cavaliere al Merito della Repubblica quando Presidente era Cossiga. E che nel tempo è stato insignito anche del titolo di Commendatore da Scalfaro e Grande Ufficiale da Ciampi.

Pizzaiole e pizzaioli, orsù, conoscete voi un collega che abbia più onorificenze di Raffaele Apicella primo Cavaliere Pizzaiolo che la storia breve della Repubblica conosca?