La gastronomia è sempre stata sinonimo di convivialità.

Se mangiare nei ristoranti stellati è un viaggio che spesso richiede concentrazione, ci sono delle situazioni in cui condividere è necessario: la pizza ne è esempio lampante.

Quello che era nato come un semplice incontro tra amici però si è trasformato in qualcosa di più, quasi una web serie (se così possiamo definirla): Ventenni Affamati. Un gruppo di persone che incorporano tutte la voglia di scoprire e di sperimentare.

Uno spirito, nonostante il nome del gruppo, che vogliamo contagi tutti per andare oltre il semplice consumo e arrivare alla comprensione, tutti insieme, dell’alimento che ci si trova davanti.

Agire in gruppo significa anche scendere a compromessi e, pur preferendo alcuni una pizza in stile napoletano, appurato il comportamento quasi asmatico del nostro forno elettrico, abbiamo virato sulla romana pizza in teglia.

Romana con un twist, tonda invece che quadrata, omaggiando le due tradizioni con una ricetta che fosse sintesi di entrambe.

Non ce ne voglia Gabriele Bonci per questa decisione. Abbiamo (bellamente) ignorato i precetti delle sue lezioni di pizza con in mente un fine nobile: evitare che il gruppo di amici si scannasse.

Armati di mestolo, ciotola, videocamera e molta pazienza, abbiamo cominciato ad impastare la farina con l’acqua per prepararla alla maturazione.

Anche se il pizzaiolo (improvvisato) ha esordito con un “Ao zì, te lo dico, l’ultima volta mi è uscita la colla, ottima per attaccare i manifesti un po’ meno da mangiare”.

L’esito della prima prova lo posso testimoniare personalmente: una notte in bianco a digerire.

La difficoltà dell’esecuzione mi ha ricordato quanto la panificazione, per quanto bistrattata, sia estremamente difficile da padroneggiare e non mi sorprende che da Caserta in giù il pizzaiolo venga definito artista.

Questa volta però il risultato è stato migliore.

La risposta della Caputo Nuvola è stata ottima con un’alveolatura da far invidia anche al più radicato ristoratore (nonché inventore nella tasca di pizza) della scena romana: “la cocio, non te preoccupà Stefano (Callegari)” è stato il nostro inno davanti al forno che si scaldava.

Probabilmente il merito è anche di un’esecuzione attenta della ricetta del rinomato Pizza Hero di cui abbiamo intuito il super potere: una forza paragonabile a quella di Maciste.

Ci siamo dovuti turnare in tre per impastare la farina con il mestolo.

Se non siete appassionati di palestra o non avete un passato ricco di maniglie di forni scardinate dalla loro sede consigliamo vivamente l’utilizzo di una planetaria.

La ricetta della pizza Bonci Style da fare a casa

Ingredienti (per l’impasto):

1000 g di farina tipo 0
800 g di acqua
5-7 g di lievito di birra secco
4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
15 g di sale
Farina di semola q.b.

Procedimento

Iniziate aggiungendo alla ciotola farina e lievito, cominciate a impastare aggiungendo la prima acqua.

Una volta incordato l’impasto (quando la maglia glutinica non si attacca più alle mani) aggiungete l’olio. Una volta assorbito, aggiungete il sale.

Disciolto il sale cominciate ad aggiungere la seconda parte di acqua e quando sarà nuovamente incordato (se volete, dividete in panetti prima della lievitazione) oleate il tavolo per la divisione e pirlate con la stecca.

Lasciate riposare per almeno un’ora l’impasto a temperatura ambiente e mettetelo poi in frigo per 24 ore a maturare.

Prima di stendere la pizza spolverate con semola rimacinata il tavolo e piegate l’impasto per incorporare le bolle.

A questo punto, se non lo avete fatto in precedenza, dividete in panetti e lasciate puntare la massa per almeno 30 minuti sulla semola.

Stendete sul tavolo e mettete in teglia dopo una seconda spolverata di semola.

Infornate a 250°C per 15 minuti totali di cottura, aggiungete il fiordilatte gli ultimi tre minuti per non farlo bruciare.

Per la cottura bisogna tenere a mente le capacità irrisorie dei forni casalinghi con il generale consiglio di aggiungere alla fine le parti più “acquose” della preparazione per non avere un disco crudo. Un destino che spesso aspetta i blasfemi utilizzatori di mozzarella perché, si sa, sulla pizza ci va solo il fiordilatte (grazie Latteria Sorrentina per il suggerimento).

Sminuzzate sempre i latticini (a mano) e drenateli per evitare danni.

Per la farcitura sbizzarritevi come più preferite, noi abbiamo preparato una margherita, una simil-parmigiana con melanzane e una stupefacente ricotta di fuscella (ma vedete tutto nel video).

Non ci siamo fatti mancare una semplice pizza bianca di rinforzo per mettere a tacere a fine pasto anche il più vorace del gruppo.

L’ultima indicazione che vogliamo dare è quella di non sprecarvi ad apparecchiare.

Tagliare sul tavolo la pizza con la stecca, o come vuole la moda dell’alveolo con le forbici, e mangiarla sbrodolando ovunque è l’unico vero consiglio che vi possiamo dare per diventare dei veri Ventenni Affamati.