La Tuscia, la provincia di Viterbo, risplende di una nuova stella.

È Casa Iozzia, il ristorante guidato da Lorenzo Iozzia che ha conquistato quest’anno la prima stella Michelin.

Un ristorante molto interessante che vi porta direttamente in Sicilia senza prendere l’aereo.

Casa Iozzia si trova a Vitorchiano, un piccolo paese in provincia di Viterbo, a un’ora da Roma.

Dopo aver terminato gli stufi alla Facoltà di Scienze Agrarie di Viterbo, Lorenzo Iozzia ha aperto un’osteria, proprio quella dove adesso si trova il ristorante Danilo Ciavattini, anche lui di nuovo stella Michelin.

Poi, dodici anni fa Lorenzo e la sua compagna hanno aperto Villa San Michele, una bellissima location per eventi e ricevimenti. Volendosi distinguere, hanno deciso di aggiungere anche un ristorante per proporre ai clienti la cucina di Lorenzo al di fuori dagli eventi. Ma finché non è stato cambiato il nome, del ristorante si sapeva ben poco.

Esattamente un anno fa, a marzo 2018, il piccolo ristorante è stato ristrutturato e chiamato Casa Iozzia, e la sorpresa non è tardata ad arrivare: una stella Michelin a neanche un anno dai cambiamenti.

La sala è nello stile minimal, ma calda ed accogliente, anche grazie ad un enorme camino acceso, ma i tavoli sono pochi, 5, giusti per ospitare 20 persone al massimo. Questo è per poter coccolare i clienti nel miglior modo possibile, spiega lo chef Iozzia. 

Il menù racconta un connubio, quello fra terra e mare della Sicilia e i suoi ingredienti più caratteristici, le ricette accuratamente rivisitate. E il mare si può sentire in bocca, ad ogni assaggio. A Lorenzo piace ricordare Renato Guttuso che diceva: “anche se dipingo una mela, c’è la Sicilia”. Lui invece afferma con certezza che anche se “cucina” una mela, c’è la Sicilia. 

Un omaggio alla terra d’origine dello chef è rappresentato non solo dagli ingredienti, ma anche dalle pregiate ceramiche dell’artista Giacomo Alessi di Caltagirone che ornano ciascun tavolo e colpiscono lo sguardo. Si chiamano acroliti , quelle teste bianche austere, un po’ inquietanti e molto magnetiche.

Ho assaggiato alcuni dei piatti più rinomati dello chef, e ora posso dirvi con certezza: se volete un po’ di  “Sicilia in bocca”, dovete andare a Vitorchiano.

Si inizia con un calice di bollicine di benvenuto, Trentodoc Altemasi 2015 Brut Millesimato. Subito dopo arriva un assaggio di olio rigorosamente siciliano con il pane a lievitazione naturale fatto con la farina di grano Timilia.

Grissini agli agrumi, crackers ai gamberi rossi e ai semi di sesamo, un piccolo sfincione siciliano con pomodoro, cipolle e alici e il pane caldo con uva passolina e mandorle, servito con burro salato all’origano di Pantelleria.

Pane, olio (o burro) e vino, cosa volere di più? Innanzitutto, un benvenuto dello chef che prepara il palato al gioco dei sapori siciliani, leggermente contaminati da quelli della Tuscia.

Cannolo di barbabietola con ricotta di pecora e un gambero rosso crudo, pelle di baccalà fritta croccante con crema di baccalà, gel di pomodoro e cipolla in osmosi in aceto di lamponi e brioche con foie gras e caviale.

Carpaccio di gamberi di Mazara del Vallo, caviale, arance tarocco, pepe Sichuan e gel di frutto della passione. Una ventata di Sicilia.

Cosa nasconde una classica insalata di finocchi e arance? Scampi marinati, animelle croccanti, polvere di spinacino e di olive nere. Connubio meraviglioso.

Incontro di Tuscia e Sicilia: gelato di baccalà su crema di patate viterbesi, polvere di porcini disidratati, tartufo nero pregiato, aria di mare e chips di patate. Di solino non amo i gelati salati, ma questo era equilibrato, non troppo freddo  e per niente eccessivo.

Capesante al burro nocciola, carciofi croccanti, pinoli, alici, nocciole di Cimino, spinaci al buro salato ed erette fresche. Un’esplosione di sapori in bocca. Ogni eretta, ogni goccia di salsa era al posto giusto, ne più ne meno.

Spaghetti con ricci, ostrica liquida, liquirizia e zeste di lime. Piatto orgasmico. E anche se non amo la liquirizia, quella leggera sfumatura non era fastidiosa, al contrario, ha sottolineato il sapido dei ricci e delle ostriche, e proprio qui si vede la grandezza dello chef.

Pescatrice alla ghiotta in guazzetto di pomodoro con pinoli, corallo al nero di seppia e spugna al prezzemolo. Direi, il piatto quasi dietetico, ma pieno di gusto.

Predessert. E’ come se fosse una classica colazione siciliana: granita alle mandorle con una spolverata di caffè  e una brioche. Un sogno.

Per il dessert ho gradito molto la Ricotta di pecora in guazzetto di arancia con mandorle, grué di cacao e canditi. Cannolo ma non troppo.

Ad accompagnare tutta la degustazione è stato il vino Verdelicia (Chardonnay e Insolia), azienda Funaro in provincia di Trapani, fresco e aromatico.

Un po’ di dolcezza per finire, un caffè e via.

Se non sapete cosa scegliere, affidatevi allo chef, chiedendo uno dei tre menu degustazione. 5 portate a 65 € ,7 portate a 80 €, 9 portate a 100 € e la degustazione di vini in abbinamento 3 calici a 30 €.

Casa Iozzia. Via de la Quercia 15 B. VItorchiano (Viterbo). Tel. +39 0761 373441