Segnatevi in agenda questa data: 30 maggio.

È il primo compleanno della Terrazza Dry Martini Sorrento che per gli appassionati di alta gastronomia poggia sulle spalle del ristorante stella Michelin Don Geppi.

La struttura che ospita entrambi è il Majestic Palace a Sant’Agnello in costiera sorrentina. L’hotel cambia veste di anno in anno con aggiornamenti di contenuto e di contenitore che lo hanno proiettato a un livello diverso rispetto all’originario layout di accoglienza turistica. Giulia Rossano e Lucio D’Orsi hanno iniziato la trasformazione riguardando l’ultimo piano con il rifacimento delle camere in uno stile contemporaneo ed elegante, ampliando il (notevole) giardino che accoglie anche l’orto che rifornisce il ristorante, dando vita al Don Geppi e da ultimo realizzando appunto il Dry Martini di Javier de las Muelas.

Quest’anno i lavori di sistemazione hanno riguardato il piano terra che ospita il bar gemello “al coperto” con l’allargamento della bottiglieria e il completo rifacimento degli arredi della sala a suo servizio.

Dalla conquista della stella Michelin nell’inverno 2015, in pratica, il Majestic non è stato mai fermo e ulteriori progetti si profilano all’orizzonte.

La coppia di sfondamento in realtà è un tridente di attacco perché oltre a Giulia e Lucio c’è Mario Affinita che è uno chef talentuoso e multitasking in grado di condurre il ristorante dell’albergo, il Don Geppi e lo snack di piscina dalla cucina centrale con un’alta capacità di centrare il bersaglio.

Se l’accoglienza al bar è sotto il vigile occhio di Lucio D’Orsi, soprannominato il Dottore dagli amici per la capacità di cura con i cocktail, a bordo piscina e in saletta Mario Affinita passa dagli spaghetti al pomodoro alle nuove creazioni con nonchalance.

E noi, in attesa della riapertura meteo della Terrazza del Dry Martini abbiamo approfittato della giornata uggiosa per dare un occhio alle novità del menu.

Che inizia da un classico dei Benvenuto, il Finto pomodoro che da freddo e rosso diventa caldo e giallo con una tempura perfetta in superficie e un cuore di ragù. La sponda orientale del mondo è percorsa da Mario Affinita con la brioche al vapore che esalta i funghi champignon, la foglia di shiso in tempura con maialino laccato e note di soia e si conclude tra Spagna e casa nostra con il finto tartufo – intensissimo – e il finto peperone che sembra un cubetto di carbone – anche lui intenso nel gusto – sormontato da un’alice del Cantabrico.

Le novità arrivano a pioggia e solo l’uno due con un Negroni alla maniera di Lucio D’Orsi e un Gin Tonic speziato hanno consigliato di non aprire la cantina.

Ottimo per scattare una foto di sommelier dell’acqua.

E tra le novità c’è la carta dei sali da abbinare agli olii extravergini di oliva per un’appagante inzuppo della baguette che raccoglie olio e sale secondo la combo preferita (o consigliata). Non fatevi prendere dal nuovo rituale altrimenti non arriverete in fondo alla cena.

Che si apre con un ceviche giocoso in cui Affinita ha preparato un gazpacho classico su cui ha appoggiato una tartare di ricciola marinata nel leche di tigre in cui arrivano prepotenti le speziature di coriandolo e lime ad accompagnare la spugna di mais. Fresco ed estremo.

L’assenzio è la nota caratteristica dello scampo coperto dai riccioli di pasta fillo all’olio di vaniglia. Affinita vola leggero sulle nuove creazioni.

E anche le linguine con le vongole sono una provocazione con la salsa di prezzemolo al burro che va oltre il pregiudizio del grasso avvicinato al pesce e mette la freccia a sinistra sulle usuali combo di scuola francese la cui salsa bourgogne è qui di ispirazione.

Un piatto “semplice” con la salsa che incorpora il fondo delle vongole e il burro chiarificato, spiegherà al termine della cena lo chef, e pensato per accontentare le richieste di pasta tipica e topica dei commensali.

Ancora una volta gli chef della Campania confermano la capacità di preparare risotti buonissimi (forse sarebbe il caso di gettare alle ortiche queste affermazioni di maniera insieme ai panettoni del sud e agli spaghetti del nord) con un’interpretazione che mette alla base dell’idea il Castellaccio, formaggio avvolto nel rosmarino e messo a maturare nelle botti del Franciacorta. Affinita esalta la componente vegetale con 4 consistenze del rosmarino. Una vera bomba, quasi balsamica.

Un gran piatto cui segue un calamaro ripieno di genovese di cannolicchi, salsa al nero, parmigiano, riso koji e sakè. Un piatto nippo-franco-napoletano cui mancano solo le bacchette e una ciotola di salsa in cui intingere i calamari per ritrovarsi a oriente. Buonissimo.

Come il filetto di manzo in crosta bruciata di radice di maca delle Ande che in analogia di tubero è abbinato il topinambur in salsa e in crema.

Il predessert è il solito spaghetti mele e lamponi che a breve sarà – purtroppo – sostituito.

Chiudiamo con una pecorella in forma di ricotta, una – ops – pizza dolce margherita in veste di tarteletta e la piccola pasticceria.

Quello che mi sono dimenticato è colpa dell’Espresso Martini che mi fa ricordare che ci vuole solo il sole e le belle serate per accomodarsi in terrazza.

Alla voce prezzi, c’è un menu della tradizione con 4 portate, benvenuto e predessert a 85 € (+ 45 per la degustazione vini) e due degustazioni dello chef da 5 e 7 portate a 100 e 130 €.

Per le altre novità, occorre portare pazienza e farsi un giro al Majestic – Don Geppi – Dry Martini.

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Don Geppi. Corso Marion Crawford, 28. Sant’Agnello (Napoli). Tel. +39 081.8072050