Una trattoria giapponese contemporanea a Milano. Si chiama Kanpai e  si trova in via Melzo proprio di fronte a Spica, il locale prossimo venturo di Ritu Dalmia (Cittamani) con Viviana Varese (Alice, che sta per diventare Viva). E come Spica, è una creatura che ha i lineamenti dello studio Vudafieri-Saverino Partners.

Parliamo di un izakaya contemporaneo, forse il migliore a Milano.

Kanpai, o Kampai, è la formula giapponese per il brindisi – alla salute, cin-cin, fate voi. Mentre un izakaya è il corrispondente di un’osteria italiana, o un pub inglese, un locale in cui si consumano alcolici (sakè), e cibi, da seduti (“i” sedersi, “saka” sakè e “ya” negozio; c’è anche un termine per i locali in cui si sta in piedi, tachinomiya), a prezzi tutto sommato contenuti.

Il nuovo Giappone nel cuore di Milano. Cucina tradizionale giapponese e cocktail d’ispirazione orientale”: questa la dichiarazione d’intenti che campeggia nella loro home page.

“Kanpai è un rendez-vous tutto giapponese nel cuore di Milano, nel quartiere di Porta Venezia. Kanpai nasce dalla passione di tre giovani soci verso il paese del Sol Levante: è il luogo dove incontrare cocktail d’ispirazione orientale e sakè, degustando fino a tardi i piatti della tradizione giapponese con un twist attuale e innovativo.”

A leggere il menu, ci si fa subito un’idea: non c’è la parola sushi, ma ci sono una serie di altre parole che i frequentatori di ristoranti giapponesi riconoscono; e c’è anche il “twist in più”, quel tocco che ti fa dire ohibò, e ti fa venir voglia di provarci.

La chef Jun viene da Tokyo, è nata nella zona del mercato di Tsukiji, da cui le viene l’amore e l’attenzione per le materie prime, e ha studiato arte – da qui quel guizzo estetico in più che mette in molti dei suoi piatti.

“La cucina di Kanpai parte dal voler ricreare in ogni ricetta lo spirito del Giappone più autentico, attraverso una mano contemporanea e innovativa. Un’ unica scelta di crudo in un menu che contempla invece tante tecniche di cottura differente, e una carta agile, con molte proposte da condividere.”

Bene, la condivisione come programma – che è poi quello che facciamo sempre – ci piace: siamo in due, scegliamo, condividiamo. Partiamo con ordine dalla prima pagina del menu: Plus, antipasti (da 4 a 6 €), a base di tofu, miso, e un Uovo alle terme cotto a bassa temperatura con salsa di soia, mirin e sake che sarà il mio prossimo assaggio.

La prima scelta della mia amica Francesca è stato Natto per vincere – fagioli di soia fermentati con avocado, erba cipollina, olio evo e salsa di soia fatta in casa (5,00 €). Che in teoria doveva essere piuttosto forte (fagioli di soya fermentati), in realtà era solo buonissimo.

Io invece ho scelto un piatto di Yakimochi – mochi fritto, salsa di soia Jun style, alga nori, hayashiya (5,00 €), Curiosa l’idea del mochi (una pasta di riso glutinoso) fritto, e presentato su una striscia di alga da usare come posata. Non male, divertente.

I piatti del menu Classic vanno dai 9/12 ai 18/22 € e comprendono sashimi, cotoletta di maiale (tonkatsu), sgombri marinati o al forno.

Abbiamo scelto: Karaage, frittura di coscette di pollo disossate e marinate allo zenzero, sake e salsa di soia (9,00 €).

E Kanpai soba, pasta di grano saraceno al naturale servita con salsa sukiyaki a parte (12,00 €).

Nasunagi, ciotola di riso con melanzane cotta in tre tempi, riduzione di salsa di soia e shichimi (sette spezie) (12,00 €).

E niente, il mio giudizio su tutti e tre è pressoché lo stesso: variazioni su buono, ma che buono, proprio buono, buonissimo (specie il Nasunagi). Piatti fatti bene, pieni di sapore, di gusto.

Va da sé che abbiamo provato anche il menu Signature, Prezzi dai 9 ai 14 € – c’è anche un interessante Oikonimiyaki, che abbiamo lasciato per un prossimo assaggio.

Buona la Tartare di manzo 3 salse: tartare di rib eye con salsa di nero di seppia, maionese giapponese allo yogurt greco e menta e salsa ai peperoni (13,00 €).

I dolci sono a seconda dell’estro della chef Jun. C’erano solo tiramisù, che abbiamo saltato, e una cheesecake veramente buona (anche se aveva più del semifreddo), con un delicato sentore di liquirizia, e la panna, e che buona buonissima,

Meno riuscito, al di là dell’immagine fotografica (mia) un po’ inquietante, il mochi fritto. Forse più che in un liquido brodoso sarebbe stato meglio adagiato su una mousse, o qualcosa del genere. Non era cattivo, no – ma l’aspetto non favoriva la degustazione, ecco.

Poco male, in un percorso veramente interessante.

Altrettanto interessante la carta dei cocktail (dagli 8 ai 12 €): io ho preso un Road to Tokyo, gin al basilico, vermouth dry allo shiso, succo fresco di lime, sciroppo di pimento (8,00 €).

Il locale è, come dicevo, firmato da Vudafieri-Saverino: come sempre piacevole e ben realizzato, bello il murale dello street artist Gaudio (Alessandro Di Vicino), di ispirazione urbanistico-nipponica, con il richiamo alle strade di Tokyo, e alla sua metropolitana in bagno, con gli altoparlanti che ne diffondono gli annunci, in giapponese (ma mi è sembrato di sentirli anche in italiano… ci ho fatto caso solo in un secondo momento).

Kanpai. Via Melzo, 12. Milano. Tel. +39 0238269862

[Immagini: Santi Caleca – Aroma, iPhone Emanuele Bonati]