Come vi avevamo anticipato,  il San Giorgio di Maccarese ha preso ufficialmente residenza a Roma, nel quartiere Flaminio. E’ un progetto dello chef Andrea Viola e della moglie Noemi Apollonio che voglia di crescere e di diventare punto di riferimento per gli appassionati di gastronomia romani.

Il nuovo locale è piccolo, perfetto per accogliere fino a 30-35 ospiti, e  dall’arredamento minimal, forse un po’ troppo.

Pareti color crema, tavoli in legno di ulivo senza tovaglie, cucina a vista e quadri sulle pareti che riproducono antiche cartoline di Maccarese.

Andrea Viola, classe 1980, è stato allievo di due chef stella Michelin a Roma: Giulio Terrinoni (ora chef e patron di Per Me) e di Angelo Troiani (Il Convivio). Ma i solidi legami con le origini contadini dei genitori, lo portano a intraprendere l’avventura a Maccarese, dove ha consacrato il suo amore per la campagna con i suoi orti e il mare del litorale laziale.

Come la terra da cui proviene, la cucina dello chef  Viola abbraccia la terra e il mare, mette insieme i prodotti ittici con le lavorazioni della carne, i sapori dei campi e dei fossi. Materia prima prediletta è la cacciagione. Le portate de “Il San Giorgio a Roma” sono la continuazione del progetto cominciato a Maccarese.

Il menu varia  secondo la stagionalità dei prodotti. Potete scegliere tra due menu degustazione, uno di 8 portate a 85 € e uno di 5 portate a sorpresa, 65 €, altrimenti c’è da divertirsi à la carte.

La mia cena degustazione inizia con un coloratissimo quadro di chips di verdure con la maionese ai lamponi e una selezione di grissini fatti in casa.

Il Bagnasciuga è sicuramente il piatto simbolo di Viola, presente nel menu fin dall’inizio della sua attività. L’avevo assaggiato 3 anni fa a Maccarese, e ricordo di essere rimasta piacevolmente stupita. Qui si ritrovano tutto il sapore e il colore dell’arenile: l’acqua di cozze e alga spirulina rimanda alle onde del Tirreno, olio affumicato, i mitili si accompagnano al pane aromatizzato con pomodoro, limone e prezzemolo, mentre un granulato al nero di seppia fa da spiaggia. Il piatto inclinato è pensato per la creazione dello chef.

I primi sfiziosi e colorati bocconi sono stati accompagnati da un Prosecco Colfondo Le Volpere.

Segue Aloe vera, un piatto a base di una foglia di aloe marinata con la gazzosa, servita con la crema di mozzarella, caviale di Ossetra, polvere di peperone, rapa marinata e un mandarino cinese con il gelato. Mai mangiato l’aloe vera, soprattutto dai sapori così inusuali. Evviva la ricerca e la creatività!

Anche la scelta di Saltatempo, un Verdicchio 2017 della Marca San Michele è stata azzeccata.

Tartare di cervo con topinambur, yogurt e ostrica. Il salato della selvaggina, la dolcezza della cialda di yogurt, la “bottarga” di cervo ne fanno un piatto interessante e divertente da assaggiare.

Lingua arrostita con il minestrone al nero di seppia e julienne di seppioline, servito con la cialda di riso e salsa verde assai piccante e speziata. Ottima cottura della lingua, decisamente insolito il “minestrone” a cui il nero di seppia regala un sapore e una sfumatura vincente.

Ravioli del Plin con caprino al timo, stracotto di stinco, ossobuco e alghe. Decisamente il mio favorito. La moltitudine di sapori e di consistenze conquistano il palato ad ogni boccone, un comfort food di alto livello.

Il tortellino al Parmigiano con salsa di rucola e stracotti con ostrica e tartufo. Qui non si tratta solo di un “insolito” tortellino fatto a regola d’arte, ma anche di scenografia, prima grazie alle foglie di quercia, e poi al brodo di limone che fa fumo (senza arrosto). Bellissimo il piatto, ma ce ne vorrebbero almeno due assaggi: il primo da gustare un ingrediente per volta, e il secondo da mandare giù in un boccone.

Ottimo il Nero d’Avola Lu Cori 2017 di Marilena Barbera, ad accompagnare le ultime tre portate.

I dessert sono a cura di un pasticcere appena ventenne, Matteo Trinti. 

Il Sasso di capperi, frutto della passione e liquirizia è un predessert molto minimal chic. Cioccolato al sapore di capperi che nasconde la deliziosa crema di frutto della passione, ma a per chi non ama la liquirizia, la salsa è di troppo.

Infine il dolce, il Biancomangiare agli agrumi. Troppa mandorla amara nel biancomangiare, in compenso un Rocher perfetto ripieno di succo di agrumi sulla neve di cioccolato bianco.

Molto delicato, profumato e per niente stucchevole il Moscato d’Asti 2016 Carussin, Filari Corti, in abbinamento ai dolci.

La selezione di grandi vini, tra cui molti naturali, e distillati è curata da Valerio Zaccarelli, il socio di Andrea. Commerciante di orologi d’epoca, Zaccarelli porta nel servizio de Il San Giorgio a Roma la sua collezione di piatti e tazzine in porcellana d’antiquariato e i segnaposti di ceramica con i nomi di tutti gli orologi più famosi.

Con Naomi in sala il servizio risulta fluido, piacevole, molto preparato e nello stesso tempo informale.

Siete pronti per la vostra esperienza gourmet firmata San Giorgio?

Il San Giorgio a Roma. Viale del Vignola, 20. Roma. Tel. +39 06 64520871