Jacopa è un nuovo ristorante romano a Trastevere, nascosto nella quiete dell’hotel San Francesco. Aperto in sordina qualche settimana fa, ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento per chi ha voglia di una cucina moderna ma pulita, di sapori netti ma delicati, dell’armonia nel piatto degno del minimalismo giapponese.

Il ristorante è guidato da due giovani chef con belle esperienze alle spalle, Jacopo Ricci e Piero Drago. Una coppia collaudata che ha già lavorato insieme in diverse situazioni, tra cui le cucine del ristorante due stelle Michelin Il Pagliaccio di Anthony Genovese, che in seguito li aveva coinvolti nell’avventura di Secondo Tradizione.

Jacopa non è solo un ristorante, è anche un cocktail bar per cui è stato chiamato come consulente Emanuele Broccatelli, uno dei bartender più apprezzati di Roma. Insomma, è un locale divertente e moderno che propone cocktail interessanti e dinamici e una cucina attuale e creativa.

Il protagonista assoluto in cucina è la materia prima, riconoscibile, di stagione e di qualità, che si trasforma in piatti di chiaro riferimento alle tradizioni gastronomiche romane, rivisitate con gusto ed equilibrio.

Benvenuto dello chef: goffres con peperoni cruschi, babà alla barbabietola con panna acida e uova di pesce e escargot gratinati.

Poi arriva una pagnottina calda di segale, leggera e fragrante, con la crosticina croccante libidinosa, accompagnata da un assaggio di olio.

Con un calice di bollicine (Prosecco Gaiante rifermentato in bottiglia) è un ottimo inizio.

Con gli antipasti andiamo subito al sodo. Uova e gamberi (18 €), una frittata giapponese ripiena di crudo di gamberi, accompagnata da un brodo dashi caldo. Essenziale e minimal chic.

Animelle e carciofi (16 €). Anche se le animelle vanno di moda un po’ ovunque, questa variante mi ha convinta: buona consistenza, quasi croccante e non molliccia, glassatura delicata, carciofo cotto alla brace, e poi la bocca viene pulita da un limone candito.

Fettuccine, alghe e seppia (18 €). Ottimo equilibrio tra la sapidità delle alghe, dolcezza della seppia e la consistenza della pasta.

Ravioli, manzo, cacao e parmigiano (16 €). Forse il mio preferito di tutta la cena. Pasta fatta in casa con un ripieno di guancia brasata, saporito e morbido, un comfort food per sopravvivere a questa primavera che non vuole arrivare.

I due primi sono stati accompagnati da un Garganega 2016 (Tenuta l’Armonia).

Agnello, cicoria e grano (24 €). Cubetti di coscia cotta al forno e glassata, tenerissimi, si scioglievano in bocca. Ma la cosa che mi ha colpita di pù, è la ciotolina con il grano, condito con la crema di coratella. Questa era una libidine pura.

In abbinamento è stato servito Brio 2016 (Cabernet Sauvignon e Barbera, Tenuta l’Armonia).

Rapa rossa, rabarbaro e latte di pecora (8 €). Una divertente panna cotta a forma di pecorella.

Nocciola, rum, caffè (10 €). Un dolce poco dolce, privo di personalità rispetto ai piatti salati.

Sono rimasta entusiasta della cucina di Jacopa, schietta e armonica, ma due cose non mi hanno del tutto convinta: gli amuse bouche e i dolci, belli da vedere main po’ spenti. Lo chef Jacopo Ricci mi ha spiegato che, nel primo caso, non volendo caricare troppo le papille gustative prima di cena, ha cercato di partire con gli assaggi delicati, ma che evidentemente saranno presto rivisitati, perché troppo piatti.

Per i dolci invece la questione è più complessa: non si è ancora riusciti a trovare un bravo pastry chef, e sappiamo bene che non tutti gli chef di cucina possono diventare all’occorrenza pasticcieri, anche se il contrario funziona, eccome.

A proposito, qualcuno vuole candidarsi per diventare il Pastry chef di Jacopa?

Jacopa. Via Jacopa de’ Settesoli, 7. Roma. Tel. +39 06 5809075