Marfisa doveva essere una donna davvero straordinaria, visto che tutto qui parla di lei, a partire dal calore con cui Bruno, Nathalie e Riccardo Clarici, il figlio e i nipoti, accolgono i loro ospiti. Ai ricordi felici su queste terre, nella casa di famiglia, ai suoi sapori e a questi paesaggi sono rimasti profondamente legati, tanto da dedicare 10 anni di lavoro per creare il wine relais di charme Il Podere di Marfisa, a due passi dall’incantevole borgo di Farnese, in provincia di Viterbo.

Il Podere di Marfisa è hotel e agriturismo, immerso in 20 ettari, in posizione splendida a 380 metri sul livello del mare, con le colline da un lato e il Tirreno dall’altro, che sfiora queste terre con brezze delicate.

Coltivate a uliveti e vigneti, le Terre di Marfisa (questo è il nome dell’azienda agricola) producono pregiato extravergine D.O.P. da cultivar Canino e uve sangiovese, vermentino, incrocio manzoni e petit verdot, che si trasformano nelle tre referenze della casa, l’Athuni, Thesham e Zamathi, nati da suoli vulcanici e tufacei che omaggiano nel nome l’appartenenza al territorio degli antichi etruschi.

L’hotel dispone di 12 camere molto ben accessoriate, che si affacciano sul giardino e sulla grande piscina scoperta, cuore pulsante di convivialità con l’arrivo della bella stagione, nonché di una Spa interna con idromassaggio, cromoterapia, sauna, bagno turco e trattamenti estetici a disposizione degli ospiti dell’hotel, ma anche in formula day per chi sceglie di regalarsi gusto e piacevolezza per un giorno.

Gusto che passa anche per l‘Osteria Unicorno, il ristorante gourmet della struttura. La cucina è affidata a Marta Cerbino, che approda al Podere di Marfisa dopo significative esperienze in Italia e all’estero: con Heinz Beck, al tristellato La Pergola, dove è stata commis, con Giancarlo Perbellini, due anni con Riccardo Camanini, e poi tre anni a Parigi come sous chef di Inaki Aizpitarte al Le Chateaubriand.

Partendo da una base territoriale, la cucina di Marta Cerbino punta a ricreare sensazioni familiari pur esaltando l’esperienza sensoriale, visiva e tattile. La maionese di yogurt al pistacchio, il caviale di trota e di mandarino aggiungono sfumature agrumate alla trota marinata, che ne accompagnano la dolcezza senza coprire.

Non è la tecnica o la voglia di stupire a ogni costo che traspare dal menu dell’Unicorno, ma un contrappunto tra genuinità dei prodotti tradizionali e interpretazione personale del territorio. Salumi tipici, come la susianella, presidio SlowFood che avrebbe addirittura origini etrusche, e formaggi di aziende agricole della zona (tra tutti cito Ciambella e i fratelli Pira) vengono proposti con uguale dignità, e accolti con altrettanto favore.

E’ Zamathi, che in lingua etrusca vuol dire oro, il vino proposto in abbinamento con gli antipasti. Da uve vermentino con una piccola percentuale di incrocio manzoni, l’oro del nome torna nel colore, giallo paglierino carico e cristallino. Profumi puliti e schietti, di fiori bianchi e di macchia, che al sorso si vestono di una freschezza energica, in cui la componente sapida si unisce a un piacevole finale amaricante.

Forse ancora meglio si sposava con i tortelli ripieni di fonduta di parmigiano e conditi con una salsa al limone candito e impreziositi dalle chips di carciofi croccanti, un piatto che nella semplicità degli ingredienti sorprende per il bilanciamento e il gusto squisito (la sfoglia, fatta a mano, era perfetta).

Con il baccalà in oliocottura con aneto, salsa all’arancia e purea di carote viola restiamo nella dimensione di un quotidiano esaltato dal savoir faire, in cui la componente cromatica gioca un ruolo importante, invita a notare ogni singolo ingrediente e apprezzarlo nell’insieme.

Il Calus è la riserva dell’Athumi, un uvaggio 95% sangiovese e 5% petit verdot da vigneti coltivati a cordone speronato, con rese molto basse (40 quintali per ettaro). Fermenta per 15 giorni e poi matura parte in silos d’acciaio e parte in barrique di rovere di secondo passaggio.

Si presenta con note intense di frutta matura, ciliegia nera, ma tornano le note balsamiche che si notavano anche nel bianco. I terreni  tufacei e argillosi, e le vigne ancora giovani, danno conto del buon corpo di questo vino, che evolverà ulteriormente con qualche mese di bottiglia.

Il dessert continua quel gioco tra il territorio e la sua interpretazione discreta, con una panna cotta alla fragola, rabarbaro e maggiorana in cui l’esaltazione della materia prima – assente una ricercatezza che sarebbe fuori contesto in un ambiente raffinato ma pur sempre rurale – si esprime al massimo, in un’armonia di consistenze, profumi, dolcezza, freschezza e aromaticità.

E’ all’esperienza emozionale che puntano Nathalie e Bruno Clarici, alla condivisione di momenti di piacevolezza in un’atmosfera informale ma curatissima. La stessa cura che donna Marfisa riversava sulla casa e sulla famiglia, si ritrova nella conduzione agricola in regime biologico, nell‘autonomia energetica dell’agriturismo, garantita da pannelli in fotovoltaico che rivestono i tetti delle serre (che presto ospiteranno colture ad hoc per il ristorante), nel calore del legno e della luce, elementi architettonici importanti, voluti dall’autore del progetto, Mauro Baroni, cugino di Nathalie e Riccardo e anche lui legato ai ricordi d’infanzia su queste terre.

Per gli stessi motivi, la filiera nell’azienda Terre di Marfisa è cortissima. Olive raccolte e molite nel giro di 24 ore, uve vendemmiate a mano e lavorate nella cantina aziendale, dove i silos a temperatura controllata custodiscono la maggior parte dei mosti, tranne quelle porzioni che, a seconda dell’annata e del vitigno, vengono poste a maturare in barrique e tonneau di rovere, prima dell’assemblaggio e successivo imbottigliamento.

La voglia di convivialità si esprime anche nei prezzi, che non escludono nessuno. Camere a partire da 105,00 € con colazione continentale e uso della Spa, che arrivano fino a  180 in alta stagione e per le Suite più grandi. L’Osteria Unicorno propone piatti che vanno da 11 a 17 € (i dolci costano tutti 8 €), e i vini ad etichetta Terre di Marfisa vanno dai 14 ai 18 € la bottiglia (al calice 5,50 €).

Bastano un paio di giorni per rilassarsi, ma con qualcuno un piu vale la pena esplorare la zona, dal suggestivo borgo di Farnese, patria della grande famiglia che ha dato illustri nomi alla storia, e scelto da Luigi Comencini per girare il suo celebre Pinocchio, con Nino Manfredi; a pochi chilometri c’è il lago di Bolsena con i suoi castelli medievali, o il parco archeologico di Vulci con le testimonianze dell’antica civiltà etrusca, un territorio ricco di storia, gusto e cultura, a due passi dalla Capitale.

Il Podere di Marfisa. S.P. 47 km.7, località Le Sparme. Farnese (Viterbo). Tel +39 0761 458202